lunedì 29 maggio 2017
Vuoi svoltare? Fai il volontariato nelle fattorie australiane
di Marta Donolo
La storia di Marta e dei suoi due mesi tra Australia, Nuova Zelanda e Nuova Zelanda. Fare "woofing" in una fattoria può aprire nuove prospettive

Farmers' girls. Ho avuto l'occasione di incontrare una ragazza italiana che ha vissuto in Tasmania e che ha trascorso gli ultimi mesi tra Australia e Nuova Zelanda nelle vesti di volontaria nelle fattorie o aziende vinicole (qui meglio conosciute come “wineries”). Lavorare “outdoor” per una cittadina italiana non dev'essere stato facile, ma dalle foto sorridenti che ho visto si può dedurre che il lavoro non sia stato così faticoso come si può immaginare, ma piuttosto abbia avuto margini di felicità del tutto inaspettati. Il lavoro gratuito viene ricompensato infatti con vitto e alloggio e con la possibilità di acquisire un bagaglio di esperienza difficile da dimenticare.

L'esperienza di Marta. Riporto le parole di Marta come me le ha mandate, perchè esprimono molto bene l'autenticità della sua esperienza nell'emisfero australe. Le sue motivazioni sono simili a quelle di molti italiani, stanchi della difficile situazione lavorativa italiana e che trovano in paesi lontani quella mobilità lavorativa e quella libertà a spostarsi che in Italia è molto più complicata.

«Sono partita per l'Australia nel Maggio 2014. Sono partita perché non avevo niente da perdere e perché avevo bisogno di risvegliarmi dal torpore della quotidianità, scoprire i miei limiti e imparare cose nuove. Ho scelto il “down-under” solo perché sembrava semplice, è semplice avere il visto di lavoro e vacanza, è relativamente semplice trovare lavoretti per guadagnare qualche soldo ed è un paese sicuro per le viaggiatrici single». Viaggiare tra l'Australia e la Nuova Zelanda è molto comune, ottenere il visto è semplice e confrontare le due culture diventa naturale: paesi vicini che si contendono i turisti date le diverse attrattive che possono offrire. Ad esempio è bene ricordare che in Nuova Zelanda non si va per vedere i canguri, piuttosto i kiwi, ma questa è un'altra storia. Alla fine del viaggio troverete sempre chi preferisce l'Australia e chi la Nuova Zelanda. Sono paesi molto diversi. Per non parlare della Tasmania. Marta ha avuto il coraggio e la fortuna di visitare tutti e tre e di avere esperienze diverse, lavorando tra fattorie e ristoranti in città, condividendo l'avventura con amici, parenti ed estranei incontrati lungo la via e divenuti amici molto presto.


La prima tappa. « Prima tappa Perth, mi sono fermata solo una settimana. Il primo impatto è stato quello di una città sterile, senza identità; abituata come sono alle città europee, non poteva che essere questa la mia opinione, ma, adesso che ho imparato ad amare l'Australia, ci tornerei per dare una seconda occhiata. Perth era solo una tappa di passaggio, aspettavo un'amica dell'università che arrivava da un anno in Nuova Zelanda. Insieme abbiamo vissuto e lavorato come potatrici di viti nel SouthWest Australia, a Margaret River. Sono stati mesi difficili, la ricerca del lavoro è durata più del previsto e il posto era molto piovoso. Ci è voluto tempo, ma poi abbiamo stretto legami, è arrivato il sole e Margaret ci ha rapito i cuori.


Questione di stile di vita. A fine Agosto, al termine della stagione di potatura, ci siamo separate. Lei diretta a casa, io a Darwin, per scoprire il profondo nord, il profondo e bellissimo nord. Darwin è una città a misura d'uomo il cui unico problema sono gli aborigeni. Non voglio addentrarmi in questo difficilissimo tema, ma lassù è molto più evidente che in città come Perth o Melbourne. L'esperienza più bella di quel miniviaggio sono stati i tre giorni di campeggio nel Kakadu National Park, paesaggi pazzeschi, animali pericolosi e marshmallow sul fuoco. Alla fine di questa avventura “alla Crocodile Dundee” sono volata a Melbourne, che presto è diventata la mia casa nell'emisfero australe. Ho vissuto inizialmente in ostello e lavorato come lavapiatti, poi sono andata a vivere da una famiglia come ragazza alla pari, è stato proprio in questo periodo che mi sono innamorata follemente dell'Australia e dell'“Aussie life style”, della sua leggerezza, serenità e positività. Mi hanno aperto la loro casa e mi hanno fatto entrare a far parte della loro famiglia. Loro sono quello che mi manca di più ora che son tornata alla mia casa Italiana. Il mese di Dicembre ho fatto un'esperienza eccezionale in una farm sempre nel Victoria, ho imparato di tutto e di più, ho scoperto che c'è una cucina tipica Australiana, mi sono appassionata al giardinaggio, mi sono confrontata con abitudini, culture e persone completamente diverse da me e sono andata a messa tutte le domeniche... Mai successo! A Natale sono tornata a Melbourne, ho festeggiato con Jenny, Daryl, Ashton e Charly e ho atteso l'arrivo della mia migliore amica, con lei abbiamo vissuto Melbourne da turiste, abbiamo fatto un road trip sulla Great Ocean Road a capodanno e ci siamo rosolate a 43 gradi dell'infernale estate Australiana».


Progetto WWOOF. «Quando Roberta è partita ho ricevuto la lunga visita di mio padre, 5 settimane di viaggio non stop: Melbourne - Tasmania - Melbourne - Sydney - Melbourne. La Tasmania... quanto è bella la Tasmania. Ho lasciato mio padre in aeroporto, lui diretto a casa, io diretta in NZ, salto i racconti kiwi perché ci vorrebbe un altro articolo. Un mese tra isola del sud e isola del nord e poi son tornata diretta in Tasmania per gli ultimi due mesi del visto, lì ho fatto “woofing” in una cantina: vendemmia e potatura, giardinaggio, di tutto un po'. Ho convissuto con altri ragazzi ed ho ritrovato Alice, l'amica con cui ho cominciato quest'avventura». Attraverso il progetto WWOOF, World Wide Opportunities on organic farms, che consiste in un work exchange in aziende che coltivano solo prodotti biologici, si attua uno scambio tra lavoro manuale e possibilità di risiedere per un breve periodo in una fattoria, senza dover preoccuparsi dell'hotel o di spendere molti soldi per fare la spesa. La condivisone è alla base dell'esperienza e l'arricchimento umano e lo sviluppo di nuove capacità, magari da parte di personeannoiate dal solito tran-tran quotidiano è indiscutibile.


Una nuova prospettiva. «Sono stati due mesi di montagna, mare, ma soprattutto autunno. A maggio 2015 sono tornata in Italia e ora cerco di ricominciare sperando di non assopirmi di nuovo». Marta è riuscita a trasformare una esperienza all'estero in una diversa prospettiva di vita.

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