lunedì 29 maggio 2017
Il calcio, le favole e il Leicester di Ranieri
di Giorgio Marota
Un piccolo club inglese vince la Premier League ed entra nella storia battendo i colossi del calcio mondiale. E' una delle più belle imprese del calcio moderno, una favola perfetta che ci aiuta a credere ancora nei sogni
L’esistenzialista Jean-Paul Sartre credeva fermamente che il calcio fosse una metafora della vita. Ci sono regole da rispettare, ruoli da interpretare e obiettivi da raggiungere. Ma anche conflitti da risolvere, gestione a volte complicata di un gruppo, condivisioni di idee e di valori all’interno di una comunità; per non parlare di sacrifici, rispetto e purtroppo anche ingiustizie. Vivere però non è sempre facile ed è così che l’uomo moderno ha smesso di credere alle favole, anche a quelle calcistiche. Fino al Leicester, che diventa campione d’Inghilterra il 2 maggio 2016.

Sul comodino di qualsiasi regista o autore c’è la sceneggiatura di una storia perfetta: un club con 122 anni di storia, molti dei quali passati nelle serie più umili, vince il campionato inglese. E al timone c'è un allenatore italiano, Claudio Ranieri, l’eterno secondo, emigrato per cercar fortuna nella perfida Albione. Lì, tra campioni strapagati e ingaggi milionari, un “manipolo di matti” come li chiama il coach, ha stupito il mondo. Ci scuserà Propp, ma qui sembra esserci davvero un’incredibile somiglianza strutturale tra le fiabe di magia come lui le descrisse, e le storie di questo miracolo sportivo. Tutto inizia da una situazione iniziale di difficoltà (il Leicester neopromosso rischia di retrocedere nel campionato 2014-15), che diventa estrema difficoltà (si salverebbe solo con un miracolo), fino ad una risalita incredibile, (si salva vincendo 7 delle ultime 9 giornate e continua a vincere fino a lottare per il titolo nel nuovo campionato) intervallata da prove di forza da superare, domenica dopo domenica.

Vedete? Le favole esistono ancora. Così l’attaccante Vardy diventa l’operaio di Sheffield che emerge grazie a talento e forza di volontà. Mahrez il ragazzino algerino senza padre, cresciuto in un quartiere povero di una cittadina a 15 km da Parigi. E poi c’è Kasper Schmeichel, figlio d’arte del grande Peter che vinse tutto con lo United, portiere anche lui, finalmente libero dall’ombra di un cognome pesante. Ma sono anche tanti altri i protagonisti della storia: Huth, Kante, Okazaki, Morgan, Drinkwater, Fuchs solo per citarne alcuni, sconosciuti fino a ieri, patrimonio da 100 milioni di euro oggi, secondo il famoso portale di calciomercato Transfermarkt. Un grande gruppo, di cui si narra la straodinaria capacità di vivere il calcio come un gioco, tra uscite serali, birre, grigliate e pizzate.
 
Dovevano salvarsi, hanno vinto il campionato più difficile e ricco del mondo. E pensare che il Leicester campione veniva pagato 5000:1 ad inizio stagione, una quota a dir poco simbolica: gli inglesi consideravano molto più probabile la scoperta del mostro di Loch Ness (500 a 1), l’ipotesi che Elvis Presley fosse vivo (2000 a 1) o l’elezione di Kim Kardashian a presidente degli Stati Uniti (2000 a 1). Nella stagione 2014-15, quella del ritorno in Premier, le Foxies hanno chiuso con un fatturato di 135 milioni di euro, con 40 milioni investiti nel mercato estivo. Cifre che in Italia può vantare una big come il Napoli, con la differenza che oltremanica il Leicester era considerata una piccola, anche nel bilancio. Il Manchester United ad esempio, sfiora i 550 milioni di euro e ne ha spesi 150 nell’ultima campagna acquisti, il City 200, il Liverpool 127, il Chelsea 100.

La favola del Leicester ha appassionato tutti. Soprattutto gli italiani, probabilmente i primi consumatori al mondo di football. La favola di Ranieri, Davide in mezzo a tanti Golia, ha lasciato con il fiato sospeso per mesi e la simpatia si è trasformata presto in tifo spontaneo. Così ecco servita la "macchinata ignoranta per andare a Leicester a festeggiare lo scudetto", un evento creato dalla pagina Facebook “Calciatori brutti”. In migliaia hanno fatto sapere che partiranno davvero domenica 7 maggio, per l’ultima partita casalinga della squadra e per omaggiare una delle più grandi imprese nella storia del calcio. Ranieri se la ride, lui che si sente semplicemente un italiano che ce l’ha fatta, una sorta di "cervello in fuga" che ha conquistato l’Inghilterra. Anche se il titolo, ironia della sorte, è come se l’avesse vinto in Italia: mentre Tottenham e Chelsea pareggiavano e regalavano il 1° posto matematico al Leicester, sir Claudio era a Roma dalla madre 96enne. Favola e storie di un “Normal One” e di un calcio che torna ad essere finalmente popolare e a portata di sogni.
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