martedì 21 novembre 2017
Turchia e Olanda: la crisi continua
di Alessio Tiglio
L'Europa compie sessant'anni e sono stati sessant'anni senza guerra. Ma non senza conflitti: l'ultimo, ancora in corso, non sappiamo dove porterà
La crisi tra Turchia e Olanda sembra destinata a durare ancora lungo ed a peggiorare ancora, con i due Paesi membri della NATO ormai ai ferri corti. I dissapori erano nati in seguito alla decisione del premier Mark Rutte di vietare l’ingresso in Olanda a Mevlüt Çavuşoğlu, ministro degli Esteri turco. Çavuşoğlu aveva in programma di tenere un comizio a Rotterdam, rivolgendosi a tutti i cittadini turchi presenti nel Paese, in vista del referendum costituzionale che si terrà in Turchia il 16 aprile. Il referendum rappresenta un momento decisivo per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, perché in caso di approvazione la Turchia, da repubblica parlamentare, diverrebbe una repubblica presidenziale dando così più potere al proprio presidente.

L’Olanda non è stata la prima a cancellare gli incontri elettorali dei rappresentanti turchi, infatti alcuni giorni prima lo stesso procedimento era stato adottato anche dalla Germania. La reazione di Erdogan non si è fatta attendere molto, il quale durante un comizio ad Istanbul, facendo riferimento all’Olanda, ha dichiarat «Loro non sanno niente di politica o di diplomazia internazionale… questi avanzi di nazisti, sono dei fascisti!». La situazione è precipitata velocemente. Il governo turco ha vietato il rientro ad Ankara per l’ambasciatore olandese Cornelis Van Rij ed ha sospeso qualsiasi rapporto diplomatico, finché saranno vietate le iniziative politiche su suolo olandese, per promuovere il referendum di aprile. Erdogan ha anche rivolto parole dure verso la Germania, ed in particolare alla sua cancelliera, Angela Merkel, accusandola di proteggere i terroristi, ed è arrivato ad arrestare proprio con l’accusa di terrorismo il giornalista turco-tedesco Deniz Yucel, corrispondente in Turchia per il quotidiano Die Welt.

Misure simili sono state adottate anche dall’Olanda, dove la polizia ha impedito alla ministra turca Fatma Betel Sayan Kaya, di prendere parte alla manifestazione di Rotterdam, trasferendola poi al confine tedesco, dove ha preso un volo per tornare in Turchia. Rutte continua a replicare seccamente che deve essere la Turchia a fare un passo indietro ed a scusarsi per le proprie azioni, ma intanto la crisi diplomatica continua ad allargarsi: il premier danese Lars Løkke Rasmussen ha chiesto al primo ministro turco Binali Yildirim di rimandare la propria visita in Danimarca; in Germania il ministro degli Interni Thomas de Maiziere ha dichiarato di aver imposto dei limiti ai comizi dei rappresentanti turchi; infine in Francia, dove è stato permesso di tenere comizi a favore della riforma turca del 16 aprile, si fanno sentire alcuni dei candidati per la corsa all’Eliseo, tra cui Marine Le Pen, che criticano duramente la decisione presa dal governo.

Se vi erano già scarse possibilità per la Turchia di entrare a far parte dell’Unione Europea, ora questa strada appare completamente sbarrata. L’unica cosa certa è che la crisi diplomatica con la Turchia mette a nudo la fragilità delle politiche internazionali degli Stati europei e mette ulteriormente a rischio le poche e difficili relazioni dell’Europa con Istanbul.
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