Young4Young
Facolta' di Scienze della Comunicazione Sociale

mercoledì 27 agosto 2014

Monterotondo: come un ospedale diventa fantasma

di Mara Rosatelli

Ancora sconosciuto il futuro di uno dei principali centri sanitari della provincia romana, nel limbo tra chiusura e rinnovo

mercoledì 28 dicembre 2011



Era il dicembre 2008, quando per la prima volta dalla sua istituzione, il reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale SS. Gonfolone di Monterotondo aveva raggiunto una meta tanto sperata fino ad allora : arrivare a quota 500 parti nell'arco di un anno. Grandi sono state le celebrazioni per l'evento nella provincia romana, al cospetto di personalità locali e membri del collettivo regionale che plaudivano la meta raggiunta.

Con la nascita del piccolo Samuel, il 10 dicembre, si era arrivati alla cifra tonda tonda di cinquecento nati in meno di un anno, un numero importantissimo, non solo per le gioie che una nascita riesce a dare, ma perché, come aveva spiegato l'ex primario, il professor Carlo Fucile: « 500 può essere considerato un livello adeguato, rende un centro un vero e proprio punto nascita, che va riconosciuto come tale». Aggiungeva che «non sono poche le dispute in merito a questo argomento, specie in un periodo di crisi economica e sanitaria come quello che stiamo vivendo, il range che permette la non chiusura e un riconoscimento più giusto è tra i 350-450 parti l'anno. Con la cifra di 500 nessuno può denigrare questa struttura».

Questo era il panorama del dicembre
di 3 anni fa e il prospetto positivo che tutti si prospettavano per gli anni a venire. Nell'ultimo anno la situazione ha subito notevoli cambiamenti. Almeno dal 2010 le sorti dell'ospedale eretino sono ignote sia ai pazienti che agli addetti ai lavori, che a pochi giorni dalla conclusione del 2011 non sanno se con il nuovo anno avranno un posto dove lavorare.  La scelta della Regione sembra senza possibilità di appello, la struttura, insieme ad un'altra decina in tutto il territorio del Lazio, dovrà essere chiusa per dei risanamenti di bilancio. Dall'emissione di questo verdetto sono passati, però, oltre 15 mesi. 

I numeri parlano chiaro: partendo dal 2005, i nati all'ospedale eretino sono andati in un continuo crescendo. Dai 400 scarsi del suddetto anno, sono passati a 450 nel 2006 e 480 del 2007; si è arrivati a toccare e superare la cifra di 500 ad un paio di settimane dalla fine del 2008. Un aumento notevole, considerando la vasta gamma di persone che si rivolgono al servizio di “provincia”, punto di riferimento per la cittadinanza di Monterotondo e dei paesi vicini, che nel reparto maternità si è sempre saputo positivamente distinguere. 

Chi ha scelto e chi sceglie la “provincia” lo ha fatto e lo fa principalmente per la netta differenza rappresentata dal rapporto che si va a instaurare con le persone. In un centro come può essere Monterotondo non si è dei numeri, dei pazienti senza un'identità specifica, che si rivolgono a dottori ed ostetriche senza nome. Da quel che ci dicono anche le persone che incontriamo in sala monitoraggio e in sala d'aspetto si deduce che la relazione tra le partorienti diviene confidenziale. Si conosce la storia clinica del paziente, lo si cerca di seguire al meglio, anche al di là delle ore di lavoro. Si va a partorire a Monterotondo perchè si conosce la bravura di una certa ostetrica, si è cresciuto con un certo dottore, perchè amiche, sorelle, parenti hanno avuto un trattamento nei massimi riguardi in uno dei momenti più importanti della vita. Ciò non riguarda unicamente la scelta dell'ospedale, ma fa parte di una scelta di vita completa. Ciò che si trova in provincia, quel che offre la provincia aiuta molto di più la gestione di un nucleo familiare. In fin dei conti Monterotondo rappresenta il centro più vicino alla capitale, ben collegato, a pochi chilometri dal centro, con prezzi immobiliari più accessibili, e uno stile di vita meno caotico di quelle delle grandi città, ma con la sicurezza di tutti i bisogni primari.

E allora la domanda che si pongono centinaia di lavoratori oggi, così come la cittadinanza sia di Monterotondo che di tutti i centri limitrofi è “che ne sarà di noi?”.

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