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Facolta' di Scienze della Comunicazione Sociale

sabato 25 giugno 2016

Sopa: che cosa è
e come ti può colpire

di Talvacy Chaves

Il 18 gennaio è dedicato alla protesta contro il progetto di legge statunitense che vuole punire severamente la pirateria on line

martedì 17 gennaio 2012



SOPA (Stop Online Piracy Act) è una proposta di legge per combattere la pirateria online, presentata alla Camera dei Rappresentanti statunitense, dal deputato repubblicano Lamar Smith. Da quando è stata presentata, nell'ottobre 2011, la proposta è diventata oggetto di calde discussioni tra i suoi difensori e oppositori.

In difesa del Sopa
La proposta di legge converte in crimine la pubblicazione non autorizzata di qualsiasi contenuto protetto da copyright e prevede una pena massima di cinque anni di prigione per ogni dieci brani musicali o pellicole scaricate.
Il Sopa è diverso da tutti gli altri metodi che combattono la pirateria. Secondo l'avvocato Victor Haikal, specializzato in diritto digitale, prima esisteva un modello che puniva l'utente. Adesso, al di là dell’utente, saranno penalizzati anche i gestori delle piattaforme, come Wordpress, Blogger, Facebook, siti di ricerca, etc. Per esempio, se il mio blog o la mia pagina Facebook fossero accusati di copiare qualche "proprietà intellettuale" da un americano (testo, foto, video), Google e Facebook saranno obbligati a eliminare, senza riserva, il mio blog e il mio account Facebook.
Insomma, i difensori di Sopa si propongono, come obiettivo principale, di bloccare l'acceso a siti sulla rete, considerati violatori della proprietà intellettuale americana.

Contro il Sopa
Per il professor Sergio Amadeu, questo progetto è una patto fatto tra i membri di alcuni partiti politici americani con i patron di grandi associazioni come a Mpaa (l'industria cinematografica), Riaa (industria fonografica), Rsa (Business Software Aliance). «Nel caso questa legge sia approvata, sarà la prima sconfitta della cultura e della libertà di espressione nell’internet, sopraffatta da una cultura di censura e di vigilanza» dice Amadeu.

Varie manifestazioni sono state fatte in questo periiodo. L'ultima il 15 novembre, quando Google, Facebook, Yahoo, eBay, Twitter, LinkedIn, Mozilla e Zynga, fra gli altri, hanno pubblicato una lettera, dicendo che: obbligare i provider a monitorare le attività dei propri clienti sarebbe una grave invasione della privacy. Queste imprese hanno pubblicato anche una pubblicità nel "The New York Times", manifestando la propria opposizione al contenuto del progetto di legge.
Anche associazioni di altri paesi stanno anche facendo opposizione, raccogliendo firme, scrivendo lettere, per sensibilizzare il Parlamento americano. Grazie a queste iniziative, la Camera dei deputati ha deciso, pochi giorni fa, di archiviare il progetto di legge: questo significa che la votazione avverrà soltanto dopo che si sia trovato un certo consenso tra gli oppositori e difensori.

Mercoledì prossimo, 18 Gennaio, ci sarà una mobilizzazione globale, articolata attraverso diversi gruppi online. La protesta già conta varie hastag in Twitter: uno di questi è il #J18.

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