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Facolta' di Scienze della Comunicazione Sociale

lunedì 30 maggio 2016

I cristiani in Siria tra due fuochi

di Manhal Abboush

L'antica e preziosa comunità dei cristiani in Siria schiacciata tra le fazioni in lotta. Che li vorrebbero vedere in guerra e tradire così la loro missione di pace

venerdì 24 febbraio 2012



Le notizie che arrivano dalla Siria non sono per niente confortanti. Anzi, giorno dopo giorno, c'è un progressivo aumento del livello degli scontri a fuoco che, ovviamente, provocano molti altri morti, soprattutto tra civili e innocenti. Siamo arrivati quasi sull'orlo della guerra civile, perché il regime di Bashar Al-Assad continua a ostinarsi e a colpire i manifestanti, protagonisti, all'inizio, di manifestazioni pacifiche. Ma oggi, con l'aumento del numero dei militari disertori, cominciano a ripagare la repressione armata del regime con la stessa moneta. Alcune città siriane come Homs sono diventate famose perché teatro dei più sanguinosi scontri, che sono costati la vita anche a due giornalisti stranieri, uno francese e un'altra americana. Homs sta diventando deserta perché gli abitanti, privi di ogni mezzo di sopravvivenza, cercano di trovare rifugio presso i piccoli villaggi circostanti. Quello che non si sa, forse, di Homs, è che è anche la città con una forte presenza di una comunità cristiana, che in tutta la Siria conta più di un milione e mezzo di persone, da sempre considerata una componente originale ed essenziale del popolo siriano. Non di meno è interessante, e altrettanto importante, la storia della cristianità in Siria, confermata dai tantissimi siti archeologici risalenti ai primissimi secoli dell'era cristiana.

Qual è oggi il problema dei cristiani siriani? Di certo quelli di tutto il popolo sirian cioè di trovarsi schiacciati sotto le bombe dell'esercito o dei manganelli e pistole dei Shabiha, i gruppi violenti pro regime. E non da meno anche l'avversità e le difficoltà della vita quotidiana, dei servizi pubblici in difficoltà e altri disagi. L'altro fuoco che colpisce i cristiani è quello che proviene dagli stessi rivoluzionari “islamici” o “etnici”,che chiedono loro, e in alcuni casi li obbligano, a schierarsi per la rivolta. Una situazione che merita molta attenzione perché già si sono verificati attacchi contro le abitazioni dei cristiani nella città di Al-Qameshli da parte della comunità curda della città, con l’accusa di essere sostenitori del regime di Damasco. I cristiani, specialmente i giovani, sono disorientati e indecisi di fronte a questa sfida dolorosa e strana, perché in mezzo alla “quasi guerra-civile” non sanno chi è il loro nemico, o meglio di chi loro sarebbero nemici.

C'è chi dice che la rivoluzione è di tutta la popolazione, nessuno escluso, e conferma la partecipazione dei giovani cristiani nelle proteste contro il regime; un'altra voce porta la testimonianza che i giovani cristiani rimangono ai margini dei conflitti, forse paurosi di tutto ciò che sta accadendo perché incapaci di trovare una guida che li consigli su come comportarsi. Non dobbiamo dimenticare che esiste anche un sentimento di panico sull’eventuale reazione del regime di Damasco contro di loro. Infine non dimentichiamo di aggiungere che i cristiani vogliono rimanere fedeli al loro nome di uomini di pace, quindi per scelta detestano ogni azione bellica che provoca la morte e la distruzione. Proprio in questi giorni alcuni vescovi hanno parlato del tema, come Mons. Gregorios Ebrahim (vescovo di Aleppo) durante la sua conversazione con il vescovo di Homs, che gli ha confermato che la metà delle famiglie cristiane sono scappate dalla città verso i piccoli villaggi confinanti. Queste famiglie non sono in grado di fare altro che aspettare una soluzione, perché non hanno potuto ottenere il visto per i paesi dell'Europa e l'America o altre nazioni.

Mons Gregorios crede che questo impedimento sia in qualche modo positivo, perché evita un esodo dei cristiani dal paese, come quello avvenuto con i cristiani iracheni. Non ci rimane che sperare che questa situazione drammatica della Siria venga risolta al più presto possibile, senza commettere altri errori come quello dell'Iraq oppure quello più recente della Libia. Perché sicuramente un intervento armato contro la Siria può solo provocare l'accrescere delle vittime che purtroppo già sono moltissime, e distruggerà completamente la nazione insieme con tutto il suo patrimonio storico, culturale, civile, e anche cristiano. Ci auguriamo e confidiamo in una soluzione politica onesta e buona per il popolo siriano, qualsiasi sia la sua appartenenza etnica, razziale, religiosa o politica.

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