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Facolta' di Scienze della Comunicazione Sociale

sabato 28 marzo 2015

Discriminazioni: l'Italia è troppo affaticata per abolirle

di Federico Ventagliò

Un Paese segnato da anni in cui pessime leggi hanno sclerotizzato forme di discriminazione e razzismo: è quanto emerge dal rapporto del Cerd

lunedì 19 marzo 2012



Il manifesto della giornata contro il razzismo (21 marzo 2012)

Lo scorso 13 marzo, a Ginevra, si è concluso l'80° Consiglio Onu anti discriminazioni razziali. Fra i partecipanti, spicca la presenza del Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani, la rete di oltre 86 Organizzazioni Non Governative, e associazioni della società civile italiana, chiamata a presentare la sua analisi dell'attuazione, da part edel nostro Paese, degli obblighi internazionali sanciti dalla Convenzione internazionale sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale.
La data ha un valore significativo: cade a ridosso della Giornata internazionale contro la discriminazione razziale, che si terrà il 21 marzo, giorno in cui, nel 1966, si perpetrava il massacro di Sharpeville, in cui 69 manifestanti furono assassinati, durante una manifestazione di protesta non violenta contro il regime sudafricano dell'apartheid. La Giornata invita gli Stati membri delle Nazioni Unite ad intraprendere azioni adeguate, affinchè venga ribadita la centralità delle attività educative e culturali, del ruolo dei mezzi di informazione di massa e del mondo dell'arte, nella lotta per lo sradicamento dei pregiudizi e dell'odio razziale.

Torna in mente il richiamo del Santo Padre nell'agosto 2008, quando, nell'Angelus a Castelgandolfo, ebbe a definire le nuove forme di razzismo «manifestazioni preoccupanti, legate spesso a problemi sociali, economici, che tuttavia mai possono giustificare il disprezzo e la discriminazione razziale. Serve una reciproca accoglienza di tutti».

All'interno del Consiglio, l'Italia è chiamata, in particolare, a rendere conto della discriminazione dei migranti, delle comunità Sinte e Rom, e dei minori delle categorie più svantaggiate. Il Cerd (Comitato Onu sulle Discriminazioni Razziali), torna a occuparsi della vicenda dopo 4 anni. Talvolta, nei Paesi considerati avanzati, come l'Italia, si dà per scontato che il rispetto e il pieno godimento di tutti i diritti umani siano fuori discussione, e che le violazioni siano un qualcosa che non ci appartiene.

L'italia assunse, nel 1976, un preciso impegno, contro le discriminazioni razziali, da attuare su tutto il territorio nazionale. Il Cerd ha esaminato l'Italia, per valutare lo stato di applicazione di tali obblighi. Dal rapporto, è emersa un'Italia affaticata, che cerca di darsi una nuova dimensione politico-giuridica, dopo anni in cui pessime leggi hanno contribuito a sclerotizzare forme di discriminazione e razzismo, creando ituazioni ingiuste eingiustificabili. Pensiamo al trattamento riservato ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, ai migranti rispediti ai Paesi di provenienza, ai richiedenti asilo, ai rom, alle condizioni in cui versa chi entra nei Centri di identificazione e di espulsione, ai discorsi di incitamento all'odio razziale. 

Il nostro Paese Ã¨ stato rappresentato a Ginevra da Barbara Terenzi, coordinatore del Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani, Dina Galasso dell'Associazione Antigone, Lorenzo Trucco dell'Associazione Giuristi per l'Immigrazione, Juri Pertichini di Arci Ragazzi, dal Gruppo di lavoro Crc – Convenzione sui diritti dei bambini e degli adolesenti, e da Debora Sanguinato del Vis, Volontariato Internazionale per lo sviluppo.
Inoltre, L'Italia si presenta ai nastri di partenza dell'appuntamento con l'aggravante della recente condanna della Corte Europea sui diritti umani in tema di respingimenti.

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