Young4Young
Facolta' di Scienze della Comunicazione Sociale

domenica 26 aprile 2015

Rd Congo: la condanna del Signore della Guerra, un passo verso la legalità

di Michel Bandoa

La Corte Penale Internazionale ha riconosciuto Thomas Lubanga colpevole di reclutamento e l'utilizzo dei bambini soldati. Ma molti altri criminali di guerra restano impuniti

martedì 20 marzo 2012



Bambini soldati giocando con fucili d'assalto AK-47 in Rd Congo (AFP)

L'ex capo di guerra congolese, Thomas Lubanga, è stato condannato per crimini di guerra e per l'arruolamento dei bambini soldati da parte della Corte Penale Internazionale (Cpi), mercoledì 14 marzo alla Haye, in Olanda. Al soldo dell’Uganda e del Ruanda, Thomas Lubanga, 51 anni, ha viaggiato in tutta l’Ituri, nella Provincia Orientale della Repubblica Democratica del Congo (Rdc). Con la scusa di difendere il gruppo etnico Hema, in lotta contro il suo vicino Lendu, Lubanga ha moltiplicato nel 2002 e 2003, quando era capo dell'Unione dei Patrioti Congolesi (Upc), le atrocità contro i civili e controllato le miniere d'oro della regione.

Per scavare, come per uccidere, Lubanga ha arruolato migliaia di bambini. Secondo l’Unicef,  migliaia di bambini congolesi, alcuni persino di 7 anni di età, sono stati usati, non solo da Lubanga, ma anche da tutte le parti in conflitto armato come combattenti, facchini, cucinieri e schiave sessuali. Il reclutamento di bambini e ragazzi nelle ostilità, sostiene l’Unicef, è un crimine di guerra. Spesso, a essere sfruttati sono i soggetti più vulnerabili: gli orfani, i minori separati dalle proprie famiglie e comunità a causa del conflitto. Ci voleva l'intervento della forza europea di "Artemis", poi la morte di nove caschi blu nel 2005, perché Kinshasa lo fermasse e lo trasferisse alla Haye.

Dieci anni dopo la sua creazione, la Corte Penale Internazionale ha messo la prima sentenza contro l'ex signore della guerra. Rischia 30 anni di pena, ha detto il procuratore generale di questa istituzione, Luis Moreno, durante una conferenza stampa. Applaudita a livello nazionale (in Congo) ed internazionale, la condanna di Lubanga, rilancia il dibattito sull’arresto e il trasferimento alla Cpi, da parte dello stato congolese, degli altri criminali di guerra, in particolare Bosco Ntaganda. Era l’ex-capo militare della milizia di Lubanga integrato ora nell'esercito congolese sotto la protezione del capo dello Stato congolese Kabila. Diciamo che Ntaganda è anche visato da un mandato d’arresto della Cpi per complicità nei crimini commessi da Lubanga

Non è da dimenticare Jean-Pierre Bemba, ex vice presidente congolese già incarcerato da tre anni alla Cpi per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e reclutamento di bambini soldato. Qualunque sia il numero di mandati d’arresto internazionali emessi contro i criminali di guerra congolesi, la situazione di sicurezza nell'Est della Repubblica resta molto critica con la proliferazione dei gruppi armati. Tale situazione compromette effettivamente la restaurazione della pace in questa parte del paese. I civili stanno pagando i costi della barbarie dei gruppi armati in presenza. E le donna e i bambini sono i principali vittimi di queste guerre incessanti.

Tutto ciò mette in discussione il comportamento delle autorità politiche congolesi, che sembrano consegnare gli autori dei crimini internazionali in base a criteri selettivi, trasferendone alcuni alla Cpi e proteggendo gli altri sospetti sotto falsi pretesti di difesa della pace. Tuttavia, il primo verdetto della Cpi, che avviene dopo sei anni di processo, è di grande significato storico, in quanto costituisce una risposta concreta e positiva, da parte della comunità internazionale, nella lotta contro l'impunità per le violazioni gravi dei diritti umani. 
Speriamo che la Cpi avvii altre azioni penali, contro tutti coloro che sono coinvolti da lontano o da vicino in questi crimini e che hanno finanziato, sostenuto e fornito armi e munizioni a Lubanga.

Talk show alla deriva. Noi conduttori e autori vessati dall’Auditel

Al Festival Internazionale del Giornalismo 2015 si è parlato anche di talk show in tv. Un format che...

Virus Ebola: chi l'ha visto?

Non se ne parla più, ma c'è ancora, solo che abbiamo imparato ad affrontarlo e non è più una psicosi....

Terrorismo e intolleranza ai tempi di Twitter

Il social network, che da poco ha festeggiato i 9 anni di vita, sembra essere lo strumento di propaganda...

Tv del dolore, cattiva maestra assetata di ascolti

La cronaca nera e giudiziaria occupa tre ore al giorno dei palinsesti televisivi italiani. Inviati irruenti,...

Addio Bambo, ci lasci un sorriso!

Il primo di marzo 2015, a 42 anni, Don Bambo Miguel de Jesus, studente africano dell'Università Pontificia...

   Europa, un'opportunità spesso dimenticata
   Non dirmi che hai paura, anche se ce l'hai
   Chiedi e ti sarà tolto
   Fotoreporter vittime, «non aspettiamo che muoiano per valorizzarli»
   Emergenza sbarchi: oltre ai numeri c'è vita