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Facolta' di Scienze della Comunicazione Sociale

sabato 13 febbraio 2016

Diaz. Il racconto di un massacro

di Mariano Lalli

Esce oggi il film, che racconta quella notte di luglio. Quel massacro subito da centinaia di persone all'interno della scuola Diaz di Genova.

giovedì 12 aprile 2012



Genova 21 luglio 2001! Per molti è un posto e una data come le altre, ma per 93 persone, da undici anni, rappresenta una giorno o meglio una notte difficilmente cancellabile dalle loro menti.

Genova, suo malgrado, quell’anno diventò tristemente famosa in tutto il mondo per le violenze che accompagnarono il G8, il vertice degli otto potentidel mondo. Una città che per una settimanadiventò terra di nessuno, con episodi di guerriglia urbana degnidi città dove oggi si combatte per la democrazia. A Genova quei giorni arrivarono in molti da ogni parte d’Europa e del mondo con l’intenzione di protestare, per lo più in maniera pacifica e festosa, contro le scelte, da molti definite inadeguate, che i Paesi ricchi presero nei confronti dell’economia mondiale e non solo.

E invece Genova diventò la città delle prime volte. La prima volta che si sentì parlare di zona rossa in una città, la prima volta che si venne a conoscenza di un movimento anarchico chiamato Black Block e la prima volta che un ragazzo, Carlo Giuliani, morì per mano di un agente di polizia.
Una violenza che il nostro Paese non vedeva dagli anni settanta, quegli anni dove gli studenti, ma anche gli operai protestavano per il loro futuro e da dove nacquero quelle cellule terroristiche che il decennio seguente sconvolsero la penisola da nord a sud.

Tutto questo oggi è raccontato da un film “DIAZ, non pulite quel sangue”, diretto da Daniele Vicari ed interpretato tra gli altri da Elio Germano e Claudio Santamaria, insieme a tanti giovani attori europei, per una produzione internazionale che nel 2012 a Berlino ha vinto il premio del pubblico. Un film che mette sul piatto due spunti di riflessione. Il primo è la presa di coscienza che il movimento anarchico Black Block non può essere più classificato solo come un gruppo di persone pronte a far casino, ma come un vero e proprio commando di individui, allenati e disposti a tutto pur di scontrarsi con il potere. Persone provenienti da tutta Europa, che hanno nel mirino ogni simbolo del lusso e del potere sia finanziario sia politico.
Dall’altra le istituzioni, rappresentate dalle forze dell’ordine che quella notte, in quella scuola diedero libero sfogo a tutte le frustrazioni di un corpo dello Stato sottopagato e spesso lasciato solo. Un insieme tra poliziotti, agenti in borghese e carabinieri che quel 21 luglio di undici anni fa umiliarono, torturarono e sfigurarono 93 persone, ritenute colpevoli dei disastri e che invece stavano solo dormendo nel posto sbagliato al momento sbagliato. Si è parlato di un vero e proprio massacro in quella scuola, che si è tentato di nascondere o di far passare per qualcos’altro.

Di quella notte oggi rimangono i traumi e gli incubi di quelle persone, e rimangono le condanne. Nel 2008 furono tredici gli agenti condannati, tutti appartenenti al Settimo nucleo mobile di Roma. Quattro anni (di cui tre condonati) al capo dell’epoca Vincenzo Canterini, accusato di calunnia, falso ideologico e lesioni private. Tre anni ai suoi sottoposti Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti e Pietro Stranieri. Mentre Angelo Forniè all’epoca vice di Canterini fu condannato a due anni di reclusione.

Ma quello che ancora oggi tiene aperta quella ferita è sapere che coloro che ordinarono l’irruzione nella scuola quella notte, non subirono conseguenze, anzi furono promossi ed oggi dirigono postazioni di primo piano all’interno delle istituzioni del nostro Paese.


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