Young4Young
Facolta' di Scienze della Comunicazione Sociale

giovedì 23 ottobre 2014

Giovani attori crescono: Cristina Odasso

di Gabriele Beltrami

Una duplice passione anima la sua vita: l'amore per la recitazione e il percorso di fede approfondito in età adulta. Una ragazza con tanti sogni, ma con i piedi per terra

giovedì 26 aprile 2012



Cristina in una scena dell'opera teatrale "The women" di Carlotta Corradi, nel ruolo di Peggy

L’attore è un «portatore di emozioni, con una responsabilità altissima, perché può dire quello che pensa, farlo arrivare a chiunque». Così Cristina Odasso, giovane artista torinese, si racconta ai nostri microfoni in occasione dell'uscita al cinema, in questi ultimi mesi, di "È nata una star?", per la regia di Lucio Pellegrini e de "La bella addormentata" di Marco Bellocchio.

La passione per questo mondo, l’impulso a dedicarvisi con tutte le forze, nasce in lei da bambina assistendo alla messa in scena di “Fantaghirò” (regia di L. Bava - 1991), favola che la spinge a scegliere di «emozionare come quel film mi ha emozionato». Crescendo, l’incontro virtuale con Meryl Streep, interprete de “La mia Africa” (regia di S. Pollack – 1985) le ha messo nel cuore il “sacro fuoco”, come si è soliti dire. Per Cristina la Strepp rappresenta una musa, l’attrice versatile sul set e al tempo stesso discreta nella vita, donna realizzata pienamente essendo moglie e madre, con la sua bella famiglia attorno. Tra i giovani attori italiani Cristina Odasso ama citare Alba Rohrwacher e Elio Germano, mentre tra le leve già rodate Toni Servillo e Pierfrancesco Favino.

Alle scuole superiori si iscrive ad un laboratorio amatoriale che frequenta con tenacia fino all’entrata nell’Accademia del Teatro Stabile di Torino, fondata da Luca Ronconi. Lì scopre, oltre ad una naturale predisposizione, passione per il dramma e una verve tragi-comica che l’ha poi accompagnata in molti dei ruoli interpretati finora. Dopo il diploma con Ronconi inizia l’avventura nel teatro in diversi ruoli tra i quali con "Il benessere" di Brusati (regia di M. Avogadro - 2003), “Il giro di vite" di H. James (regia di C. Rifici – 2004) e "La donna del mare" di H. Ibsen (regia di M. Avogadro - 2005).

È quindi la volta del cinema, che la porta a trasferirsi a 25 anni armi e bagagli, sola, a Roma. Qui ha la vera occasione con “Manuale d'amore 2" (regia di G. Veronesi – 2006), dove ha l’opportunità di incontrare Carlo Verdone, di conoscere Giovanni Veronesi, regista capace ed attento ai giovani, come ama ricordarlo Cristina. Pur lavorando ancora con lo stesso regista ("Italians" – 2008) per Cristina si aprono le porte di una collaborazione con il romanissimo Verdone. "Io loro e Lara" del 2009 è stata un’esperienza costruttiva: «Lavorare con lui è importante - tiene a precisare la Odasso - perché è uno di quei registi vecchio stampo che lascia l’attore libero di improvvisare, niente è prefissato». Di recente, lo ricordavamo all’inizio, le è stato offerto il ruolo di Federica nel film di Lucio Pellegrini, “È nata una star”, accanto a Luciana Littizzetto e a Rocco Papaleo e in "La bella addormentata" di Marco Bellocchio, uno dei pochi registi-autori del cinema italiano.

Eppure non è tutta qui ,la storia di questa giovane attrice torinese: da qualche anno infatti Cristina sta coniugando la carriera artistica con una intensa crescita spirituale. «Nonostante abbia sempre avuto una fede in Dio, fin da quando ero bambina - mi ricordo, ad esempio, che guardare il cielo è da sempre per me vedere l’opera di Dio da restare incantata. Spesso da piccola mi interrogavo su questo Dio… - fino ai 25 o 26 anni l’ho messo fuori dalla mia vita, lasciandolo sulle sue nuvole dalle quali ogni tanto si affacciava».

La vita artistica, il desiderio di diventare una bravissima attrice, per molto tempo sono stati per la nostra giovane attrice, i punti fermi da tenere al primo posto. «Oggi, invece, nel mio quotidiano c’è prima Dio e poi il resto. È divenuto una potentissima lente di ingrandimento sul mio lavoro, perché mi permette di vedere il giusto cammino e di saper dosare le energie. Mi sono accorta che è un bene, per me, stare dalla parte di Dio». Tra i bei ricordi di Cristina ce n'è uno che l'ha confermata nella sua vocazione artistica e cristiana: «Una cosa molto bella, che una persona mi ha detto al termine di uno spettacolo, è che pur essendo entrata con il cuore a pezzi io l’avevo fatta sorridere, dimenticare il proprio dramma».

Essere nel mondo dell’arte, si sa, spesso esige lo scendere a compromessi, e vivere in questo ambiente da credente e praticante, con scelte, parole, gesti. Cristina ricorda, a riguardo, un episodio accaduto durante un laboratorio teatrale: «Quella volta sono stata additata da 40 persone perché mi ero ribellata, anche in maniera verbale piuttosto forte ,nell’aver ascoltato delle bestemmie nella improvvisazione teatrale ed io mi ero messa a difendere Dio in qualche modo. So che Dio si difende da solo, ma quel fatto mi aveva talmente addolorato, che volevo testimoniare, portare la voce di Dio lì dentro. Mi ricordo, però, che alla fine di quel momento di ribellione “due pesciolini” li avevo presi: due persone, infatti, sono ritornate, dicendomi che da quel giorno non avrebbero bestemmiato più, non per fare un piacere a me, ma perché avevano riflettuto che bestemmiare in fondo non aveva molto senso».
In un’altra occasione, durante una cena con personaggi noti del mondo del cinema, Cristina racconta di essere stata sfidata nell’affrontare tematiche scottanti come l’eutanasia, l’aborto, i sistemi di contraccezione in Africa. Ne è uscita ancora più convinta che non c’è spazio in una scelta di fede per i compromessi, le strizzate d’occhio ammiccanti.

«Credo che, in fondo, Dio piaccia a tutti - approfondisce Cristina -, che Egli abbia lasciato la sua impronta in ogni essere umano, poi certamente c’è chi non lo vuole vedere, non lo riconosce, ma affascina. Lo scontro avviene quando le parole di un cristiano non bastano ad affondare nel cuore di un ateo, non riescono ad aprire una porta. Più la tua testimonianza di vita è vera, più nel tuo quotidiano tu cerchi di seguire il messaggio di Cristo più gli altri, vedendoti, si interrogano da soli».

Ma cosa spinge un attore ogni sera sul palcoscenico o sul set? «La ricompensa più grande come attrice, egocentrica come sono, è l’avere l’opportunità di dare e dire quello che sento in quel momento, quello che provo. È un lusso, è catartico e grazie all’arte ci si può esprimere, trasmettere qualcosa di te alle persone. La cosa che mi piace e si coniuga con il mio egocentrismo è che se stai assumendo una forma artistica è sempre per qualcuno, è un dare e non soltanto un ricevere nel mio ego».

Il sogno nel cassetto? Cristina Odasso non ha dubbi e risponde, dimostrando di avere le idee chiare e concrete: sogna una famiglia e dei bambini, oltre che continuare a fare quello che ama. Vorrebbe continuare soprattutto con il cinema che, per lei, si coniuga meglio, da un lato, con la scelta, la principale per lei, di una famiglia e poi perché la macchina da presa permette di cogliere meglio le sfumature più sottili, «puoi emozionare con un battito di ciglia, un’espressione pur minima corporea».



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