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Facolta' di Scienze della Comunicazione Sociale

sabato 29 novembre 2014

Nè alieni, nè matti: i santi sono persone felici

di Ermanno Giuca

Capire il proprio mondo, stare nelle relazioni, scegliere ciò che conta veramente. La santità secondo don Antonio Escudero Cabello, docente all'Ups e da poco consultore per la Congregazione delle cause dei santi

mercoledì 02 maggio 2012



1 Maggio 2011, Giovani in Piazza S. Pietro per la Beatificazione di Giovanni Paolo II. Foto E.G.

Un anno fa, il primo Maggio del 2011, Benedetto XVI con formula solenne, svelava l'immagine di Giovanni Paolo II proclamandolo Beato. Un processo di beatificazione accelerato per volontà dello stesso Vescovo di Roma, che nell'omelia sottolineò: "Giovanni Paolo II è beato per la sua fede, forte e generosa, apostolica".

C'è addirittura chi lo considerò un doveroso gesto nei confronti del Papa che ha beatificato e canonizzato più persone di ogni altro Pontefice: in 27 anni di pontificato Karol Wojtyła ha proclamato 1338 beati e 482 santi. E sul tema della santità il Papa polacco si è soffermato molte volte nelle sue omelie, privilegiando come destinatari proprio i giovani. "Non abbiate paura di essere i santi del nuovo millennio" risuonava nel messaggio ai giovani per la XX GMG di Roma.

Ma, al giorno d'oggi, come viene percepita la santità dai giovani? E' qualcosa di irraggiungibile o si presenta come qualcosa di accessibile e alla portata di tutti? Come si diventa santi oggi? Abbiamo rivolto queste domande a don Antonio Escudero Cabello, docente di Mariologia presso la Facoltà di Teologia dell'Università Pontificia Salesiana, e da poco nominato consultore per la Congregazione delle Cause dei Santi.

Cos'è la santità?
«Direi che la santità è un'esperienza di felicità. Una felicità autentica, pienamente umana. E' un'esperienza che ha una capacità comunicativa particolare. La persona santa si contraddistingue per essere particolarmente propositiva nei confronti degli altri. La persona santa ha una definita percezione della realtà della propria vita e fonda quest'ultima nell'incontro con Dio e con gli altri.  Ha chiaro il concetto di vera felicità anche e soprattutto quando si trova ad affrontare momenti di conflittualità».
 
Ai nostri giorni, come viene percepita la santità dai giovani?
«Bisognerebbe distinguere quali giovani. Per una grande parte di loro i Santi sono figure aliene, contrarie, appartenenti ad un altro momento storico; sono figure che restano chiuse in un ambito pseudo-religioso, persone che non vivono la realtà odierna. Per altri i Santi sono persone singolari, persone diverse, persone che sono legate al fatto straordinario ma ancora questi elementi non ci indirizzano pienamente alla santità cristiana. I Santi, invece, sono persone che operano un cammino umano molto concreto e aderente alla realtà nella quale vivono ed per questo motivo che la santità è soggetta a molti malintesi. Letture parziali legate al fatto straordinario, spiritualistico, chiuso nel contesto umano, ostacolano e limitano la santità a qualcosa di occasionale».

Chi sono i santi dei nostri giorni?
«Il Santo inteso come cristiano che porta avanti un'esperienza autentica di vita nello spirito è una persona storicamente collocata; è una persona che intuisce il modo di essere presente nel suo tempo capendo cosa sia realmente importante fare oggi (senza dubbio questa intelligenza è vista come dono dello spirito). Lo vediamo nelle figure più note della santità cristiana come San Francesco, che ha capito cos'era realmente importante fare nel tredicesimo secolo o ancora Santa Teresa d'Avila, nel sedicesimo secolo in Spagna. Il Santo è quella persona che sa collocarsi da cristiano nel momento in cui vive. Non posso immaginare un santo che non abbia piena coscienza del momento presente nel quale vive. Il santo è quella persona che sa mantenere molteplici relazioni in un senso dinamico e costruttivo; egli vive un incontro con Dio nuovo, attivo e rinnovato. La santità non deve essere considerata come uno status già posseduto in partenza, ma come uno slancio verso un'esperienza sempre nuova».

Giovanni Paolo II diceva: "Non abbiate paura di essere i santi del nuovo millennio!". Si avverte realmente questa paura nei giovani?
«Quella paura non è soltanto dei giovani: è una paura di tutti. Paura, però, che può essere legata anche al desiderio profondo di fare esperienze simili; molte volte il timore ad affrontare una certa esperienza presuppone, allo stesso tempo, l'aspirazione a realizzare quest'ultima».

Esiste una formula della Santità?
«Non so se esista una formula, ma ogni santo è per sua definizione originale, non si ripete! Non è pensabile imitare un Santo nemmeno per chi vive con un determinato carisma all'interno di una congregazione. In realazione alla vita salesiana, da salesiano sarebbe impensabile ripetere il momento originario del mio carisma copiando la vita di Don Bosco. Esperienze di ispirazione o emulazione possono servire, però la santità che ognuno di noi sperimenta è originale. E' mia, è tua e non è possibile dare una ricetta da copiare».

Si può essere santi oggi?
«Si, ne conosco tanti!»

@egiuca

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