venerdì 18 maggio 2012
Cattedrale di Vicenza in un'edizione passata del Festival
Mons. Roberto Tommasi, presidente del Festival biblico, parlando dell'ottava edizione di quest'anno la descrive come nata prendendo «ispirazione
dall’Anno della fede indetto da papa Benedetto XVI, per riflettere sul
tema del rapporto tra il credente e la libertà , e far comprendere che la
fede non è contraria alla libertà , anzi genera rinnovamento e
incontro».
Tra le novità vi è proprio la città di Verona che dopo sette anni nella corregionale Vicenza si allarga includendo anche la cornice veronese. Nata «in modo quasi artigianale in un
gruppo di amici - ricorda Mons. Tommasi -, poi ha coinvolto l’Ufficio diocesano per la cultura e
si è avvalso della collaborazione delle Paoline».
L’idea, dimostratasi evangelicamente
vincente, di portare la Bibbia nelle strade e nelle piazze, oltre che inevitabilmente nei
luoghi sacri, ha riscontrato un'attenzione sempre più interessata, grazie anche alla
pluralità dei linguaggi adottati. «L’intenzione di fondo del Festival è quella di far parlare
le Scritture, sottolinea il prelato: dopo i giorni a Verona e in altri 12 centri, giovedì 24 è
in programma l’apertura a Vicenza, con un dialogo tra Enzo Bianchi e
Ferruccio De Bortoli che vuole essere anche un omaggio al card. Martini,
e al ruolo fondamentale che ha avuto nella Chiesa italiana per aiutare a
riscoprire la Bibbia».
In un tempo di crisi come quello attuale, il tema proposto appare più che mai opportuno e al tempo stesso ardito, ma mons. Tommasi ricorda la genesi di questa idea: «Siamo
arrivati a scegliere il tema di quest’anno a partire dal tema della
scorsa edizione, che era ‘Di generazione in generazione’. Nella ‘Gaudium
et Spes’, al n. 31, si dice che il futuro dell’umanità va riposto nelle
mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni future
ragioni di vita e speranza. Ci è sembrato che il tema della speranza
potesse aiutarci a continuare a riflettere sul tema del ‘passaggio’ da
una generazione all’altra».
Nel titolo del
Festival, però compare l'interrogativo pressante circa le paure dell'uomo nella prova. Il presidente del Festival spiega allora che la vita di ogni persona reca sempre qualche timore e in questo periodo complicato della storia un altro motivo di sgomento si affaccia all'orizzonte, ossia «la paura di
rimanere prigionieri delle nebbie di una crisi che è economica ma è
anche una crisi di lavoro, che si riflette sulle situazioni personali e
familiari di vita. L’idea è quella di partire dalla consapevolezza che
la Bibbia, oltre a essere il ‘grande Codice’ dell’Occidente, è anche lo
specchio della vita dell’anima per ciascuno di noi».
La
Bibbia, d'altra parte, affianca ai timori umani, che i media spesso amplificano e diffondono a macchia d'olio, la speranza che dice ancora mons. Tommasi «non è un sogno che vorrebbe sostituirsi alla paura, e
neanche un’utopia a buon mercato». Nelle Scritture, invece, la speranza sorge da una conoscenza profonda dell’uomo quindi anche delle sue paure: «Le
Scritture - approfondisce il prelato - sono in grado di mostrare che l’uomo porta in sé la fragilità ,
ma che con la paura convive anche la speranza, intesa come capacità di
lavorare sul presente e sul passato per costruire un futuro diverso, che
scaturisce da ciò che Dio ha fatto per l’uomo attraverso il grande ‘sì’
della Resurrezione di Gesù».
Il Festival biblico è anche occasione di dialogo tra credenti e non credenti, una chiamata rivolta a tutti i cristiani per cercare la
fraternità e un rapporto aperto con tutti, intendendo il dialogo come un cammminare uniti, da pellegrini, sulla strada di un’esistenza
migliore. «Fino a pochi anni fa, in Italia c’erano steccati molto forti
fra credenti e non credenti - ricorda mons. Tommasi -: oggi c’è una libertà diversa, con molti è
possibile condividere molte cose, a partire dalla passione per l’uomo e
per la società , ma anche dall’apertura verso Dio che noi cristiani per
grazia un po’ conosciamo e che gli altri, forse, cercano non meno
intensamenteâ€.
Forte della collaborazione di oltre 200 tra istituzioni
culturali, religiose, caritative e sociali, il Festival Biblico 2012 offre anche un calendario con una
ricca gamma di possibilità per incontrare le Scritture all’insegna delle tracce
di speranza da trovare nella quotidianità dell’esistenza. Tra cene bibliche, pellegrinaggi a piedi, incontri in carcere e chiese aperte di notte mille e più sono i modi previsti per incontrare le Scritture e altrettanti i motivi per non perdersi un evento del genere.