mercoledì 22 maggio 2013
mercoledì 22 maggio 2013


Roma, Via Madonna del Riposo. Tra le auto parcheggiate, una si fa notare. Da molti mesi le manca un vetro: al suo posto c’è del cellophane attaccato con lo scotch e, sul cellophane, un foglietto con la scritta «Sti figli di…..». Senza apostrofo e con cinque puntini. Proviamo a metterci nei panni di ’sto proprietario. Diciamo ’sto perché è facile che sia uno solo, mentre lui, usando sti, è certo che il colpevole non sia solo: che li abbia visti? Ignoriamo se abbia sporto denuncia contro ignoti. Ma capiamo quanto sia stata forte la tentazione di apostrofarli. Poi, all’improvviso, fine delle ostilità . Come se si fosse pentito. Avrà pensato: «Se li apostrofo, non restituisco colpo su colpo ai colpitori, lontani magari mille miglia. Colpisco soltanto il passante, come una pallottola vagante. Meglio uno sparo a salve». Così ha ritirato ogni apostrofo, senza rinunciare a lasciare un messaggio. Peraltro senza indirizzo. Merita un applauso – anche questo senza indirizzo – la decisione di trattenere l’ira, di bloccare il giudizio, di non mettersi sullo stesso piano dei colpitori. Forse quel figli avrà ricordato pure a lui d’essere figlio. Mai come in questo caso sono da apprezzare i puntini di sospensione.