Young4Young
Facolta' di Scienze della Comunicazione Sociale

venerdì 04 settembre 2015

La birra per terra

di Gian Carlo Olcuire

Messaggio anonimo n. 3

lunedì 25 giugno 2012



Disegno di Saul Steinberg

Roma, Via dei Savorelli. Quando un segno ti appare più volte, non pensi che sia casuale ma che qualcosa “debba” significare. Uno di questi è la bottiglietta vuota di birra, lasciata sul marciapiede, tra i piedi di chi passa. Chi l’ha scolata non s’è preoccupato di buttarla – c’era pure un cassonetto, a pochi metri – e nemmeno l’ha dimenticata. Chi l’ha mollata lì – come un cero spento – l’ha fatto apposta: ha voluto lasciare un’impronta, un segno di passaggio. A marchiare il territorio, come fanno i cani. E, come i cani, senza parole. Cioè senza dare spiegazioni. Non solo senza rispondere alla domanda più metafisica («Perché?»), ma anche ad altre non meno importanti: «Perché birra e mai coca cola?», «Perché bottiglietta e mai bottiglione?», «Perché birra estera pregiata e mai birra nazionale?». Uno snobismo a cui non fare caso o un segno con un significato? “La birra per terra”: che tutte queste “erre” siano un indizio? Che stia per nascere un partito birrafondaio? Ah, se si potesse sapere in quali altri luoghi della città sono state lasciate birrette, e di quali marche, e in quali giorni della settimana, e da quali categorie di persone! C’è sempre lavoro, in Italia, per i cercatori di verità… in una birra (ma non si diceva In vino veritas?).

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