Young4Young
Facolta' di Scienze della Comunicazione Sociale

martedì 30 giugno 2015

Cortesia è morta, Ironia vive

di Gian Carlo Olcuire

Messaggio anonimo n. 4

lunedì 02 luglio 2012



Disegno di Saul Steinberg

Vigolo Vattaro (Trento). Letta vicino a un segnale di parcheggio per disabili: «Invece di prenderti il mio posto perché non ti prendi il mio handicap?». La scritta è a stampa, non a mano: segno di forza, come se venisse da un’autorità, e di premeditazione, come se non fosse fatta a caldo, dopo un torto ricevuto, ma a mente fredda.
Più di tutto colpisce il tono: minaccioso, per mettere soggezione. Un difendersi attaccando per primi. Un pugno preventivo, sferrato a chiunque passi, anche a chi non s’è mai sognato di occupare quello spazio con la propria auto. Il messaggio, senza firma, è di quelli inviati da uomo della folla a uomo della folla, per l’impossibilità di un incontro. Lasciato lì, nella speranza che l’altro intenda e si comporti di conseguenza.
In Italia, si sa, un messaggio in forma di divieto sarebbe trasgredito in quanto tale. Ma esistono forme vagamente ironiche: «Che ne pensi di chiudere la porta quando entri?» (all’ingresso di una birreria, in Via degli Specchi, a Roma). E forme decisamente spiritose: «We are against war and tourist menu» (all’ingresso di un ristorante, in Trastevere). Dove l’ironia è nell’accostamento di una cosa gigantesca a una piccola, per un gigantesco no ad entrambe. Senza bisogno di motivazioni, però efficace.

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