venerdì 24 maggio 2013
venerdì 24 maggio 2013
In fuga dalla Siria oppressa: ma chi ne parla?
di Vittorio Sammarco
La popolazione siriana soffre sotto i colpi di una repressione spietata. L'emergenza umanitaria cresce, ma le voci dei Paesi occidentali sono deboli e gli occhi distratti. Nonostante gli allarmi lanciati dall'Onu


L’emergenza umanitaria in Siria non solo non si attenua, ma cresce, si fa più drammatica. In un generale silenzio mediatico, condizionato soprattutto dalle questioni economiche e dal rischio-monete che sembra impegnare in maniera eslcusiva gli organi di informazione. Ma l’Ufficio di Coordinamento degli Affari Umanitari dell’Onu (Ocha), ha appena lanciato un nuovo disperato grido d'allarme: continua a crescere il numero dei rifugiati nei Paesi vicini e ha ormai superato la clamorosa cifra di centomila persone. «Solo nei primi tre giorni di luglio – riporta un articolo dell’Osservatore Romano del 7 luglio dal titolo “In fuga dalle violenze” – tremila siriani hanno attraversato la frontiera con la Giordania».
«Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon – si legge ancora nell’articolo –ha dichiarato che gli osservatori dell’Onu in Siria devono svolgere un ruolo più politico che militare.» Secondo il segretario la missione delle Nazioni Unite Unsmis, dovrebbe essere «ricalibrata», « orientata verso obiettivi «che possono essere raggiunti nelle circostanze attuali», come quello di svolgere un ruolo per «promuovere il dialogo, mediare a livello locale accordi per calmare le tensioni e promuovere il cessate il fuoco tra le parti».