Young4Young
Facolta' di Scienze della Comunicazione Sociale

sabato 25 maggio 2013

Caro Guccini...

di Antonino Garufi

Francesco Guccini pubblica un testo per la Mondadori: "Dizionario delle cose perdute". Lettera al cantautore italiano nella quale si da spazio anche al libro

giovedĂŹ 10 maggio 2012



Lei, scrittore e musicista italiano,“eterno studente”, ricordato da molti come il giovane della via bolognese “Paolo Fabbri 43”. “Chierico vagante” e “bandito di strada” figlio d’una casalinga e di un impiegato ha pubblicato, con il suo fare ironico e brillante, un compendio di circa 35 oggetti persi nel tempo, dimenticati ai piĂš: “Il dizionario delle cose perdute” edito nella collana Libellule di Mondadori.

Francesco Guccini riesce ad elencare con piglio incalzante e con un fare storico d’autore diversi oggetti e atteggiamenti/modi di fare che si potevano trovare nel Bel Paese fino a qualche tempo fa.

Un esempio che io, nato nel 1991, non avrò modo di conoscere per esperienza diretta è la Topolino, che non è né il personaggio dei Walt Disney né il suo fumetto come avevo immaginato a primo acchitto, ma una macchina italiana. Vettura economica e alla portata finanziaria di tutti ma anche un’auto dalle linee snob ed eleganti che vantava di un passato di costruzione fascista ed un rinnovo nel primo dopoguerra per la piccola borghesia. Poi c’è il “prete” che non è il prelato in talare nera di una volta come si potrebbe credere ma un oggetto atto a riscaldare il letto nelle gelide notti d’inverno: la versione analogica delle odierne termocoperte.

Un attacco di pura nostalgia è contenuta nell’interessante parentesi dei giochi che i ragazzi e i bambini di una volta amavano costruirsi e inventare, per strada o in casa; i più grandi invece si interessavano a produrre alcolici, liquori per l’esattezza.

Quella folta barba nera dei primi album, oggi è divenuta brizzolata ed è capace di farci assaporare un po' del passato, permettendoci un viaggio a ritroso nel tempo. Con i suoi occhi ed in diverse cittĂ  italiane, Modena, Bologna fra quelle che ricordo.

Anche questo testo, carissimo signor Guccini, immagino l’abbia scritto in diverse di quelle notti, sempre solite, "da solo, con angoscia e un po di vino" come proprio lei cantava nell’Avvelenata. A presto, aspettiamo con gioia il suo prossimo album...

@tgarufi

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