domenica 23 gennaio 2022
Foto: Cristina Cosmano
Afghanistan: per le donne un ritorno al passato
di Alessandra Giannotte e Gaia Nadile
Dopo la caduta del governo afghano e il ritorno al potere dei Talebani, tutti i cittadini, ma soprattutto le donne, temono per la propria incolumità
13 gennaio 2022

Ad agosto il Presidente degli Stati Uniti d'America Joe Biden ha ritirato le truppe dall'Afghanistan e la NATO, secondo l'opinione pubblica, sembra aver mancato l’obiettivo di sconfiggere il terrorismo. Dopo essersi insediati a Kabul, ed essere entrati nel palazzo presidenziale il 15 agosto, i Talebani hanno annunciato la rinascita dell’Emirato islamico e la fine della guerra.

Il giorno successivo all’insediamento da parte del gruppo islamista nella capitale, si sono cominciati a vedere i primi cambiamenti. Alle donne afghane sono stati imposti obblighi sempre più rigidi, malgrado i talebani avessero promesso che la libertà di quest'ultime sarebbe rimasta invariata. Nonostante ciò le donne si sono trovate costrette ad abbandonare i propri lavori, i propri studi, e a sposare i combattenti talebani. Si tratta quindi di una situazione di paura diffusa, dove minacce e terrore tormentano la vita dei cittadini. 

«In questi 20 anni la donna afghana è cambiata. I Talebani no»

Saliha Sultan, donna e madre, è riuscita a raggiungere l'Italia 17 anni fa. Era piccola quando i Talebani hanno preso il potere la prima volta nel Paese e ad oggi rivivere il tutto, quando ormai sembrava una storia passata, porta lei e tutta la comunità a scoraggiarsi. 

Dopo la morte lo scorso maggio del padre, impegnato in politica, sente crescere l'inquietudine per i suoi fratelli, ex lavoratori del governo afghano, perseguitati giorno dopo giorno. La preoccupazione che tormenta Saliha è di non poterli più abbracciare.

Nonostante abbia lasciato parte del suo cuore in Afghanistan, si reputa una persona fortunata ad aver creato una famiglia lontano da lì.

Ascolta "Intervista a Saliha - Afghanistan" su Spreaker.

«Quattro generazioni di afghani sono nate con la guerra» 

Le persone che scappano dall'Afghanistan hanno lasciato i pochi averi guadagnati anche grazie alla collaborazione con le truppe occidentali e con la NATO. Non c'è più libertà di movimento, le persone sono costrette a scappare per rifugiarsi in paesi stranieri con culture e religioni diverse dalle loro.

«Arrivano persone che hanno perso tutto – riferisce Mujib Khadem, ex-militare afghano che oggi lavora come mediatore culturale in un centro d’accoglienza – non conoscendo la cultura e la lingua si trovano in estrema difficoltà». Insieme alla voglia di aiutare il proprio popolo, l'ex-militare avanza dubbi sull'operato della NATO.

Ascolta "Intevista a Mujib Khadem, ex-militare NATO" su Spreaker.

 

Per Francesca Baldini, che con l’associazione Religion for Peace si occupa di dialogo tra le religioni e pace, l'obiettivo degli estremisti è chiaro: «Si nascondono dietro a una maschera, ai Talebani non interessa nulla dell’uomo, ma solo lo sfruttamento delle materie prime e del profitto. I modelli di forza e di violenza della guerra non sono vincenti».

Ecco perché il dialogo, l’incontro e la formazione sono fondamentali e le donne possono diventare mediatrici di pace.

«Ai Talebani – continua Baldini – fa paura che le donne siano diventate più forti attraverso l’alfabetizzazione e non si siano chiuse solo in un ambito domestico e familiare. Hanno iniziato ad esprimere quello che volevano senza venire meno ai propri modelli religiosi, culturali e sociali. Hanno continuato ad essere madri e mogli».

«L'Afghanistan manca, ma la paura prevale»

«Adesso la situazione è molto diffcile, è un disastro lì» afferma Sultan padre di famiglia guardando con dispiacere la moglie Feereba, entrambi nati a Kabul e appartenenti al gruppo etnico degli Hazara (che ad oggi costituiscono circa il 22% della popolazione). «Non possiamo uscire, non possiamo studiare, non possiamo lavorare o andare a scuola» si sfoga la donna, riuscita a raggiungere da poco il marito a Roma, nonostante le limitazioni imposte dai Talebani. «Non è stato facile, la propria città manca, ma è l'unico modo per vivere una vita tranquilla». 

 

 

Da quanto rilevato, due decenni dopo, una parte di quell'area geografica sembra essere tornata indietro nel tempo. I Talebani, combattenti ispirati dalla “fede” religiosa spinta sino al fanatismo, si rafforzano ogni giorno con la promessa di aprirsi alle necessità minime della contemporaneità, ma riproponendo di contro esasperazioni riemerse dal passato.

Gli impegni non mantenuti hanno fiaccato le speranze dei cittadini afghani e soprattutto delle donne, in cui è stata rilevata una differenza sorprendente: educate all'alfabetizzazione e preparate a gestire piccole o grandi responsabilità, sono entrate improvvisamente a contatto con una realtà non conosciuta, almeno dalle più giovani. La via per la pacificazione è ostacolata e resa difficile da continue restrizioni.

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