venerdì 19 agosto 2022
Docenti nelle Università: quando si raggiungerà la parità?
di Akouvi Ahoefa Agassa e Sara Colucci
Nonostante i vari progressi registrati in altri ambiti, la disuguaglianza tra donne e uomini si manifesta in modo notevole nel mondo accademico
8 marzo 2022

I dati del Gender Equality Index (GEI) pubblicati dall’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere (EIGE) nel 2021, mostrano il quadro generale che riguarda la disuguaglianza di genere e consentono il confronto della situazione dell’Italia con quella degli altri paesi dell’EU. Secondo questo rapporto, per l’Italia l’indice di uguaglianza di genere è pari a 63,5 punti su 100. Ma soffermandosi allo specifico campo dell’istruzione, l’Italia presenta una regressione. Infatti, dal 2018 il punteggio dell'Italia nel campo della conoscenza è diminuito di 2,9 punti. In questo breve periodo, la segregazione di genere nell'istruzione è notevolmente aumentata di 6,3 punti, perciò la sua classifica è scesa dall'11° al 13° posto.

Alla luce di questi dati, quello della disparità di genere in Italia è un tema sempre attuale e anche se si sono compiuti passi avanti in vari ambiti, in quello universitario la strada da percorrere sembra ancora lunga. Dall’ultimo rapporto del bilancio di genere negli atenei italiani presentato nel 2019 dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, emerge che “Le donne rappresentano solo il 20% dei professori ordinari e, tra i Rettori italiani, solo il 7% sono donne”. Perciò, il fenomeno della disparità che dovrebbe essere superato, si presenta come irrisolto e merita un’analisi approfondita.

Analizzando i dati del Ministero dell’Università e della Ricerca, riferiti all’anno 2020, ci si accorge della grande disparità di genere che si presenta nelle Università italiane, ma la situazione varia a seconda delle regioni e della natura delle Università.

Negli atenei statali, l’occupazione maschile è maggioritaria come evidenzia il seguente grafico che mette a confronto il personale docente negli atenei statali della regione Lazio dal 2016 al 2020. Il grafico mostra una riduzione della parte femminile nel 2018 e un leggero aumento del 1% nel 2019 che, tuttavia non modifica il trend generale in modo sostanziale.

dati: ateneo statali

Invece riguardo agli atenei non statali, si nota una progressione che non è da sottovalutare. Tuttavia, mentre cresce la percentuale dei docenti donne, aumenta anche quella degli uomini. E di conseguenza, si conferma una perenne disparità.

dati: ateneo non statali

Se consideriamo in modo particolare il bilancio di genere dell’Università Tor Vergata, pubblicato il 13 dicembre 2021, notiamo che il personale docente e ricercatore è pari a 1.543 unità di cui 573 donne (37%) e 970 uomini (63%). Eppure le laureate sono più numerose dei laureati. Anche all’Università La Sapienza, nonostante le ragazze siano la percentuale prevalente degli iscritti e dei laureati, rimane purtroppo evidente che le studentesse si concentrino in determinati ambiti di studi e restino ancora escluse da altri. Mentre la percentuale dei maschi è alta negli studi scientifici come ingegneria, produzione, tecnologie dell'informazione e della comunicazione, le ragazze prediligono i campi dell’istruzione, arte, salute, benessere, scienze umanistiche, scienze sociali… Un articolo pubblicato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, sottolinea che meno di un terzo delle ragazze sceglie le materie scientifiche all’università. È evidente dunque che la presenza femminile è scarsa in questi ambiti. Inoltre secondo il bilancio di genere dell’Università La Sapienza, nel 2019, i docenti maschi sono prevalenti nella composizione generale con una rappresentanza del 57,46% mentre le donne sono il 42,54%. Ciò mostra tuttavia, che in alcune università, si sono compiuti dei passi, anche se limitati, verso l’uguaglianza.

Nella grafica che segue, relativa all’Università di Bologna, è presentata la distribuzione del Personale docente e ricercatore nelle diverse Aree CUN secondo il genere.

Il bilancio di genere dell’Università di Bologna evidenzia la prevalenza maschile fra il Personale con ruolo di responsabilità scientifica in progetti finanziati su programmi di finanziamento nazionali. Infatti, secondo il suddetto bilancio, per il più recente bando per il quale è disponibile l’esito dei finanziamenti, l’ateneo bolognese è risultato presente con 135 progetti finanziati, 95 dei quali con responsabile locale di genere maschile. A questo si può sottolineare anche l’analisi degli stipendi lordi distinta per genere mostra un gender pay gap medio di poco meno di 5.000€ all’anno a svantaggio delle donne, dovuto alla minore presenza femminile nei ruoli più elevati.

In questo senso, non solo le donne sono meno presenti, ma non occupano neppure posizioni di responsabilità; spesso non riescono ad ottenere i ruoli ambiti ed elevati durante la loro carriera universitaria. Questo fattore il più delle volte è alimentato da ragioni tradizionali e culturali. Ancora oggi risulta difficile per una donna far coesistere la carriera e la costruzione di una famiglia, cosa che invece con il passare degli anni. Cosi, il più delle volte, la donna è costretta ad una scelta che implica la rinuncia alla carriera per l’esigenza di creare una famiglia. A tal proposito, quando ci sono politiche che non tengono conto delle reali esigenze della donna, che non favoriscono la realizzazione professionale insieme a quella familiare e che non offrono le stesse opportunità all’uomo come alla donna, la parità di genere diventa un’illusione.

Tuttavia, alcune donne ci riescono e a volte sono quelle che diventano sorgente di motivazione per altre. A tale proposito, vi proponiamo l’intervista realizzata alla Rettrice dell’Università La Sapienza, Antonella Polimeni, la prima donna a salire sul gradino più alto nella storia di questa università.

Ascolta "audio polimeni (mp3cut.net)" su Spreaker.

 

La professoressa Anna Cianci dell’Università Tor Vergata di Roma, conferma la grande disparità che c'è ancora ma la sua testimonianza mostra come in realtà è possibile far coincidere il ruolo di madre e di docente universitaria quando ci sono sostegni dalle due parti. 

 

A volte il ruolo delle istituzioni o meglio, la natura di alcune istituzioni universitarie non favorisce una parità di opportunità. È il caso degli Atenei Pontifici retti da Congregazioni religiose maschili. Nell’Ateneo Pontificio Salesiano di Roma, ad esempio, il divario di genere presenta una grave accentuazione specialmente se ci soffermiamo alle facoltà di Filosofia e Teologia. A tale proposito, le parole di Don Andrea Bozzolo, Rettore dell’Università Pontificia Salesiana di Roma sono un importante chiarimento.

 

Insomma, in una prospettiva di insieme, la componente femminile è prevalente nel percorso formativo. Tuttavia, quando si considera la tappa della carriera accademica, si nota una grande diminuzione. Infine, un aiuto per giungere a livellare questa disuguaglianza, potrebbe essere quello di offrire pari opportunità di scelta, superando le barriere di pregiudizi culturali ed educare alla diversità di genere già nella prima infanzia.

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