martedì 16 luglio 2019
Fake news: "i giovani potrebbero aver sviluppato maggiori anticorpi verso i virus del web"
di Andrea Santoni
Parliamo di fake news e di odio on line con Roberto Beretta, autore del libro "Fake Pope". L'attuale clima di intolleranza dipende da molti fattori...

Il 13 novembre 2018  si è svolta la Giornata dei Curriculi presso l'Università Pontificia Salesiana. Un appuntamento annuale che permette a docenti e professori di confrontarsi e approfondire tematiche sociali attuali e sempre pungenti. In questa edizione si è dato spazio a osservazioni e considerazioni sulle fake news riguardo la figura di Papa Francesco e non solo. Uno dei relatori della giornata era il giornalista e scrittore del quotidiano "Avvenire" Roberto Beretta, autore del libro "Fake Pope" (Ed. San Paolo 2018).

 

Tra Papa Francesco e alcuni leader politici possono esserci legami riguardanti la diffusione di fake news, al fine di esaltare o distruggere la sua immagine pubblica?

 «Certo, anche nei confronti di Papa Francesco si realizza il meccanismo facile della comunicazione “social”, consistente nel far circolare “voci”, tra cui anche fake news, per sostenere o (più spesso) demolirne l’immagine pubblica. Siccome oggi risulta sempre più praticata tra gli uomini politici la tattica di attirarsi i consensi attraverso la “vetrina” della comunicazione digitale, anche gli avversari utilizzano i medesimi mezzi per attaccarli o accusarli, a torto o a ragione. Papa Francesco, in quanto personaggio pubblico, non sfugge a questa regola, dal momento che parecchie categorie di persone hanno interesse a contrastare la sua azione».

 

Come è possibile che i soggetti adulti siano spesso più inclini, rispetto ai ragazzi, a condividere fake news sul web?

«Forse perché la “generazione digitale” è più allenata al mezzo social e sa per esperienza diretta che richiede comunque verifiche accurate. O forse perché ormai i giovani frequentano piazze digitali diverse dal “vecchio” Facebook o dai tradizionali siti Internet. Di sicuro noi “anziani” abbiamo una maggiore attitudine a “fidarci” di quello che leggiamo, perché proveniamo da una cultura più tradizionale. I giovani potrebbero aver sviluppato invece maggiori anticorpi verso i virus del web».

 

Il clima d'odio che si respira nella società può essere il risultato di una cattiva informazione?

«Sì, se con “cattiva” si intende un’informazione che ha deluso o che si è verificata come incompleta, partigiana, pilotata da vari poteri… Allora la rabbia dei lettori, dei cittadini, potrebbe essere la conseguenza anche di una generale sfiducia nel ruolo di tutela e di difesa democratica dei mass media. Più in generale, però, credo che l’attuale clima di intolleranza dipenda da tanti fattori culturali, per esempio dall’individualismo che spinge a qualunque compromesso (anche a discapito del prossimo) pur di ottenere successo oppure dall’inefficacia del ruolo pubblico nel contrastare i fenomeni di corruzione e malaffare. Il cittadino si sente allora solo e crede di poter reagire menando fendenti sui social (e non solo…) per farsi giustizia da sé».

 

Possono alcuni meme o i post di un leader politico prendere il consenso del popolo, trattando contenuti antisemiti, differenza di razza e di sesso? Il Web e tutti i media hanno davvero il potere di rievocare gli errori commessi dall'uomo nei secoli passati?

«Che un meme o alcuni post possano portarci a un regime razzista e disumano come certi del recente passato può sembrare irrealistico, e probabilmente lo è. Dobbiamo tuttavia tener presente che la pervasività, la velocità di diffusione e la carenza di controllo che caratterizzano i mezzi digitali sono quanto di meglio possa desiderare qualunque potere che voglia creare un clima di paura generale: l’humus migliore per far crescere le dittature. Vediamo già ora quanto la ripetizione di certi contenuti abbia il potere di farli sembrare “normali” all’opinione pubblica generale; opporsi, contrastarli diventa sempre più difficile. “Le parole sono pietre”, diceva qualcuno: e quando un sasso rotola lungo la china, non è impossibile che crei la valanga».

 

17 novembre 2018
AREA-
La musica trap: una trappola per i giovani?
di Luis Estevez Estevez
È di tendenza, anche perché ha un ritmo coinvolgente, ma ha un impatto negativo, per i modelli che presenta. Intervista con il professor Cosimo Alvati
6 giu 2019
Per passare dalle community alle comunità serve aiuto reciproco, obiettivi comuni, ascolto. Relazioni, insomma
di Maria Grazia Tripi
Domenica 2 giugno si celebra la 52° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Abbiamo parlato con Tommaso Sardelli sul messaggio del Papa
30 mag 2019
Meno narcisisti e più solidali verso gli altri. Ecco come abitare i social network
di Ermanno Giuca
«Non basta moltiplicare le connessioni per aumentare le relazioni. La rete è una risorsa non uno strumento per dividere» (Papa Francesco).
21 mag 2019
di Celine Rajendran Thimena
Intervista con l'autore, Ernest Pathi SDB, che invita a difendere la causa di una delle comunità più discriminate
17 mag 2019
Il calcio del futuro: tra allenatori virtuali e arbitri controllati da telecamere
di Andrea Santoni
La tecnologia ha investito anche questo mondo, puntando ad un business finalizzato a ridurre il più possibile il margine d'errore
18 apr 2019
i