martedì 22 ottobre 2019
Amazzonia: la Chiesa non può tacere
di Ermanno Giuca
La regione panamazzonica è una risorsa per tutto il pianeta e va preservata dallo sfruttamento di risorse e popoli perpetuato dai Governi locali Intervista con Mons. Néstor Vidal Montesdeoca Becerra

Lo scorso 6 ottobre è stato inaugurato il Sinodo sull’Amazzonia, convocato da Papa Francesco per rispondere alle emergenze ambientali e sociali di una tra le regioni più preziose nel pianeta per biodiversità e varietà di culture. Abbiamo incontrato mons. Néstor Vidal Montesdeoca Becerra, vicario Apostolico di Méndez e tra i 15 vescovi salesiani nominati padri sinodali.

Perché un Sinodo sull’Amazzonia?
«Questo Sinodo è nato dal volere dello stesso Papa Francesco che già fu relatore alla Conferenza Episcopale latinoamericana del 2007. Nel documento finale di quell’assemblea, per la prima volta comparì il termine Amazzonia, una grande regione che tocca 9 paesi dell’America Latina, unica al mondo per la sua biodiversità e per i popoli che la abitano. Per il Papa le difficoltà legate a questo territorio sono sempre rimaste un’inquietudine. Ecco perché durante la GMG di Rio de Janeiro nel 2013 (lo stesso anno in cui fu eletto Papa) in uno dei suoi discorsi citò l’Amazzonia. È curioso che sia stato indetto un Sinodo per riflettere sulle questioni relative relative ad sola una sola regione del mondo. Questo ci fa capire quanto è importante e unica al mondo!».

Come sono stati scelti i temi che affronterà questo Sinodo?
«Grazie anche alla REPAM (Rete Ecclesiale per l’Amazzonia) è iniziato un percorso interno alle diocesi per riflettere sulla missione della Chiesa in Amazzonia. Nel percorso preparatorio il Papa ci ha chiesto di riflettere su tre parole: vedere, giudicare, agire. Abbiamo raccolto insieme queste proposte che poi sono confluite all’interno del documento preparatorio del Sinodo (Instrumentum Laboris)».

Nel titolo dato a questo Sinodo si parla di “ecologia integrale”. Qual è il significato di questo termine?
«Nuove strade per la Chiesa e nuove forme di ecologia integrale che non vuol dire solamente rispetto della natura e dell’ambiente ma soprattutto il servizio alla gente che ci abita. Verranno affrontati temi come l’urbanizzazione, la famiglia, le comunità, la salute integrale. Attualmente la volontà di molti Governi è quella di urbanizzare la foresta, per cui gli interessi economici si sovrappongono a quelli sociali. La Chiesa davanti a questo non può stare zitta ma deve dare delle risposte concrete.

C’è anche il problema delle estrazioni dal suolo…
«Esattamente. Un altro problema è quello della distruzione estrattivista. Nel mio vicariato ecuadoregno le compagnie cinesi e canadesi hanno iniziato ad estrarre rame e oro senza permesso e in accordo con i governi  (mettendo in atto consultazioni false). Hanno comprato la terra e obbligato gli indigeni ad andare altrove. Il Governo vorrebbe una Chiesa zitta ma noi stiamo reagendo, alcuni sacerdoti sono stati persino minacciati. Non si sa quello che succederà ma una guerra civile potrebbe essere alle porte».

A questo processo di urbanizzazione come reagiscono le popolazioni indigene che abitano la foresta?
«Uno dei nodi più spinosi sono quei popoli indigeni, che vivono in isolamento volontario. Noi ad esempio, in Ecuador, abbiamo gli Huaorani e, proprio nel territorio in cui sono stanziati, ci sono i principali pozzi di petrolio. Se messa alle strette, la gente diventa violenta e sono molti gli ingegneri delle grandi compagnie che sono stati uccisi durante i lavori».

Quali difficoltà sta affrontando la Chiesa locale?
«I missionari con i quali riusciamo a portare l’Eucarestia all’interno delle foreste sono rimasti pochi. Questo come pastori ci interroga molto: cosa succederà se non c’è un ricambio? Alcune comunità potrebbero restare prive di attenzioni pastorali. Una delle proposte del Papa (che verrà affrontata in Sinodo) è quella di conferire l’ordinazione sacerdotale a uomini sposati che vivono una fede profonda. Questi potrebbero accedere non soltanto al diaconato ma anche al sacerdozio. Speriamo solo che questa proposta non diventi una cortina di ferro, perché i grandi temi che questo Sinodo deve affrontare sono molti e tutti importanti».

Ci sono voluti decenni (e un Papa argentino) per sbloccare la causa di santificazione di Mons. Òscar Romero, assassinato per le sue denunce alla dittatura militare salvadoregna. La Chiesa latinoamericana ha finalmente scelto da che parte stare?
«Non ci sono più le divisioni tra i vescovi più vicini al potere e quelli vicini alla teologia della liberazione. La Chiesa latinoamericana è più compatta oggi e questo Sinodo lo dimostra».

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