giovedì 23 settembre 2021
«Noi arriviamo dove altri non possono arrivare». L’intervista di un eli-soccorritore del 118
di Daniel LUCARELLI
Ci sono équipe mediche che sono state addestrate e specializzate nell’intervenire specificamente in casi di emergenza: gli eli-soccorritori.
5 aprile 2021

«Quando le tempeste fanno chiudere i porti noi usciamo, quando gli uragani fermano la marina noi usciamo e quando Dio stesso scende sulla terra a distruggere la sua opera meravigliosa con venti che strappano le case dal suolo, noi invece usciamo.» (dal film The Guardian - Salvataggio in mare, 2006)

 

Stefano Perciballi, 54 anni, è un eli-soccorritore ARES (Azienda Regionale Emergenza Sanitaria) 118, laureato presso la facoltà di medicina all’università di Tor Vergata. Da 12 anni è un medico anestesista-rianimatore e membro dell’Equipaggio Pegaso di Velletri.

 

Cosa ti ha spinto a diventare un eli-soccorritore?

«Il medico viene visto da molti come un lavoro prettamente ospedaliero, anche l’assistenza sanitaria al paziente per decenni è stato sinonimo di ospedale, ma l’emergenza ha cambiato notevolmente questi parametri portando al difuori della struttura, sul territorio, ed è qui che si e fatto il salto di qualità cercando di dare una risposta tempestiva e soprattutto mirata alle necessita delle persone. Questo ha fatto evolvere l’emergenza ed ha reso questo lavoro molto affascinante e dinamico, ovviamente per chi lavora in questo settore l’elisoccorso è il top che si potesse raggiungere. Ovviamente non deve solo piacere ma ci debbono essere anche delle qualità e formazioni professionali e fisiche specifiche.»

 

Da chi e da quanti elementi è composta la squadra di intervento?

«La squadra di intervento è disposta da diverse figure professionali a seconda della configurazione del mezzo di soccorso:

  1. possiamo avere la configurazione HEMS (servizio medico di emergenza in elicottero) con mezzo non dedicato al volo notturno quindi abbiamo pilota, tecnico dell’elisoccorso (meccanico del mezzo per capirci), medico anestesista ed infermiere specializzato;
  2. configurazione HEMS per il volo anche notturno pilota, copilota medico anestesista e infermiere specializzato;
  3. configurazione HEMS-SAR (soccorso e ricerca) pilota, copilota, tecnico del verricello, tecnico del soccorso alpino, medico anestesista e infermiere specializzato;

ovviamente, oltre alla diversa configurazione di equipaggio, ci sono anche diversi elicotteri con caratteristiche diverse».

 

Qual è il tuo ruolo nell’equipe medica presente sull’elicottero?

«Ovviamente il ruolo che rivesto è quello di gestione dell’emergenza, che va dall’accesso venoso, somministrazione di farmaci, gestione delle vie aeree, drenaggio toracico, massaggio cardiaco, immobilizzazione, riduzione di fratture, medicazioni varie e tutto quello che concerne un intervento in elicottero sicurezza in volo e durante lo sbarco ed imbarco del paziente.»

 

Come gestisci i turni lavorativi? In media da quante ore sono composti?

«I turni lavorativi sono stati fatti in accordo con i sindacati e l’azienda, per cui possono essere articolati in diverse forme: mattina, pomeriggio e notte, smonto (dopo un turno notturno, si tratta di un giorno indetto per riposarsi) e riposo (giorno libero). Ogni turno è composto da sette ore per i turni diurni e dieci per quelli notturni. La turnazione viene decisa dall’ azienda come dicevo ed i turni sono fissi, diciamo che io potrei sapere tutti i turni di tutti i mesi e di tutto l’anno, il lato negativo di tutto questo è che la tua vita va organizzata in funzione dei turni.»

 

Dove capita più spesso un intervento di elisoccorso?

«Va fatta una piccola distinzione all'interno degli interventi di elisoccorso, che sono di due tipi: interventi primari, dove si interviene direttamente sul luogo dell’evento che possa essere un incidente stradale, domestico, agricolo o sportivo. E interventi secondari, dove si richiede l’intervento dell’elisoccorso per il trasferimento di pazienti critici da una struttura ad un'altra, per interventi chirurgici o per competenze specialistiche. La percentuale più alta di interventi di elisoccorso riguarda ovviamente gli interventi primari: incidenti stradali o comunque i traumi stradali di tutti i generi auto, moto, investimenti di pedoni e ciclisti. La nostra équipe opera direttamente sul luogo dell’evento, in casi dove questo non fosse possibile per conformazioni territoriali particolari, centri abitati, terreni scoscesi o impedimenti di qualsiasi genere si cercano dei posti limitrofi o il più vicino possibile per poi essere portati sul luogo dell’evento con qualsiasi mezzo disponibile.»

 

Quali sono i limiti metereologici entro cui si può intervenire in elicottero?

«Anche qui bisogna fare una piccola distinzione: il volo civile ha dei limiti diversi dal volo militare e i veicoli hanno delle limitazioni dettate anche dalle case costruttrici. Comunque regole generali sono dettate principalmente dalle condizioni metereologiche di visibilità, temperatura e vento. Qui entrano in gioco dati tecnici anche in base al velivolo, per il mezzo che abbiamo noi in dotazione un AW109 GRAND, tuttavia lo spostamento in Elicottero ci permette di arrivare in luoghi dove altri non possono arrivare con mezzi ordinari.»

 

C’è un intervento che in particolar modo ti è rimasto impresso?

«Diciamo che oggi potrei quasi dire di ricordare una buona parte degli interventi fatti, ma quelli che ti lasciano il segno dentro sono quelli che riguardano pazienti giovani e soprattutto bambini. Uno dei primi interventi fu su un bimbo di due anni che soffocò con una caramella ricordo ancora benissimo tutto, oggi avrebbe avuto 12 anni.»  Repubblica.it

 

L’elisoccorso in quest’ ultimo anno è stato utilizzato per interventi d’emergenza legati al covid? Se si come?

«Si, siamo stati impegnati anche noi ovviamente in maniera meno diretta delle ambulanze sul territorio. Il nostro intervento, come ti dicevo prima, è stato richiesto principalmente per i trasferimenti secondari per pazienti in altre strutture o extraregione. Sulle due isole che sono di nostra competenza Ponza e Ventotene, siamo stati chiamati per prendere pazienti COVID e trasferirli nelle strutture ospedaliere dedicate».  

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