martedì 27 giugno 2017
La Chiesa combatte gli abusi anche con la formazione
di Koffi Xolali Dadale
Contro gli abusi sui minori esistono direttive, commissioni, tribunali, progetti di Ong. Ma per prevenirli serve formazione. Intervista con Don Giulio Nordjoe, della diocesi di Atakpamé, in Togo

Le dimissioni di Marie Collins dalla Pontificia Commissione per la tutela dei minori, voluta da Papa Francesco, è suonata come un campanello d’allarme in tutto il mondo: la vulgata rischia di essere che nella Chiesa non c'è una vera volontà di cambiare, e il dibattito si è riaperto. Ne abbiamo parlato con Don Giulio Nordjoe, responsabile della comunicazione nella diocesi di Atakpamé-TOGO, che abbiamoincontrato durante un corso di formazione all'Università Gregoriana.

 

La notizia delle dimissioni di Maria Collins è stata come  un fulmine a ciel sereno, scrive la stampa. Lei è d'accordo?

«Dal marzo 2014, Papa Francesco ha istituito la Pontifica Commissione per la tutela dei minori. È una delle risposte allo scandalo degli abusi sessuali sui minori che ha scosso la Chiesa da qualche anno. In questa Commissione, presieduta dal cardinale di Boston, O’Malley, c’erano anche alcuni che sono stati vittime degli abusi sessuali da parte di sacerdoti, come Maria Collins. Dopo l’inglese Peter Saunders anche l’irlandese Maria Collins si è dimessa il 1 marzo scorso, a causa, secondo lei, della lentezza nelle procedure da parte della Congregazione della Dottrina della Fede. Dispiace la sua pur comprensibile decisione, ma questo non rallenta il lavoro della Commissione nella lotta contro la piaga degli abusi sessuali nella Chiesa e non va per niente paragonata alla rinuncia di qualche anno fa di papa Benedetto XVI. Il Papa è Vicario di Cristo, padre e capo della Chiesa Universale. Tra l’altro, Maria Collins continuerà a lavorare con la Commissione come consulente».

 

Su un punteggio di 1 a 10, quanto darà  alla commissione?

«Non parlerò del lavoro della Commissione in termini di punti o di voto, ma di missione e di efficacia. In questo senso dico brava alla Commissione che nel giro di pochi anni ha fatto un lavoro stupendo molto apprezzabile: è stata istituita nel 2014; nel 2015, si è dotata di un Statuto, ha promosso tante iniziative tra cui la sensibilizzazione, la creazione dei CCP in Germania ed a Roma. Dall'anno scorso sta preparando in risposta alla lettera del Papa ai presidenti delle Conferenze episcopali (2015) degli esperti della Protezione dei Minori che aiuteranno le Chiese particolari del mondo; i membri della Commissione stano visitando le Conferenze episcopali nei cinque continenti in una quarantina di paesi come testimoniava P. Zollner sulla Radio vaticana il 2 marzo scorso, ci sono stati in quello stesso mese, due seminari educativi, uno a Roma e uno a Firenze. Glorifichiamo il Signore per il lavori della Commissione».

 

Secondo Maria Collins i dicasteri hanno la loro procedura interna per sbrigare la corrispondenza, e questa procedura non prevede che si risponda direttamente alle vittime, un compito che spetta ai vescovi locali. Lei pensa che sarebbe meglio saltare i vescovi locali per parlare direttamente alle victime?  

«Il rapporto intrinseco della Chiesa particolare ed universale è talmente fondante che può essere analogicamente paragonata alle relazioni tra le tre persone della Santissima Trinità. Anche se in alcune occasioni si può andare direttamente alle strutture extradiocesane, la risoluzione finale passa sempre dalla Chiesa particolare, di cui il vescovo è padre e pastore».

 

La commissione pensa che sarà meglio istituire un tribunale per giudicare i vescovi negligenti è una cosa buona o non?

«La Santa Sede ha 3 tribunali:

1- La Penitenzieria Apostolica, che si occupa delle questioni di foro interno e delle dispense nei confronti del clero

2- il Supremo tribunale della Segnatura Apostolica, che si occupa della retta amministrazione della giustizia nella Chiesa

3- Il Tribunale della Rota Romana, che funge da tribunale di appello e tribunale ordinario della Santa Sede. Nel 2001, il Motu proprio di Giovanni Paolo II, Sacramentorum sanctitatis tutela, ha affidato le materie di abusi sessuali commessi dai chierici alla CDF (Congregazione per la Dottrina della Fede), che ha emanato norme e procedure ai vescovi nel caso di abusi sessuali da parte di chierici o religiosi. La questione di un altro tribunale per giudicare vescovi negligenti è da valutare meglio. Quello che è importante, secondo me, è l’efficacia delle strutture esistenti».

 

Qual è lo scopo della formazione che state facendo? È necessaria, secondo Lei?

«Come l'anno scorso, la Commissione pontificale, insieme al Centro di protezione dei minori (in inglese Centre for Child Protection - CCP) dell'Università  Gregoriana, ha organizzato una sessione di formazione di circa 3 mesi per gli inviati di tutto il mondo. Lo scopo della sessione di formazione è di preparare degli esperti che aiutino le Chiese particolari e le società di vita consacrata nella protezione dei minori a livello di informazione, formazione per la prevenzione di questo crimine nei loro ambienti culturali ed accompagnamento psicologico e spiritualmente delle vittime. Ed infine è da fare da consulenti par i vescovi e i superiori maggiori e sradicare il fenomeno secondo l'indicazione del Santo padre. Si capisce dunque l'mportanza di questa formazione».

 

Da voi, ci sono i casi di abuso sessuale su minori, conosciuto dal publico?

«Come in tutte le nazioni, ci sono dei casi di abusi sessuali sui minori. Ma la cultura tradizionale ha i suoi modi di affrontare il problema di maniera discreta, perché è l'abuso è concepito come vergognoso e scandaloso. I media ne parlano, ma raramente».

 

Come si organizza la protezione dei minori da voi?

«Il Togo ha ratificato la Convenzione dell’ONU relativa ai Diritti dell’Infanzia del 1989. Da allora, grazie anche ai lavori delle ONG, il Togo ha elaborato proprio una politica per la protezione dei minori con le strutture socio giuridiche coordinate dal Ministero per gli Affari sociali. La Chiesa con la Caritas, ribattezzata OCDI (Organizzazione della Carità per uno Sviluppo Integrale) sta facendo delle iniziative in questo campo, ma hanno bisogno di essere approfondite, ordinate e sviluppate».

 

La chiesa del Togo fa dei passi avanti in questo campo?

«La Chiesa in Togo sta facendo passi avanti. L’ONG BICE, di ispirazione cattolica, sta lavorando molto bene in questo campo. Certamente bisogna migliorare il lavoro della Chiesa del Togo in questa materia ed è per questo che su 24 persone di tutto il mondo che stano seguendo la sessione di formazione organizzata dalla Commissione Pontificale alla Gregoriana, ci sono 2 preti del Togo».

 

A Papa Francesco viene generalmente riconosciuto un impegno forte rispetto a questa piaga della pedofilia. Ultimamente però alcuni media hanno criticato il Papa per non essere sufficientemente severo con i sacerdoti colpevoli di abusi. Cosa ne pensa?

«È vero che ultimamente, alcuni media hanno criticato il papa per non essere suficientemente severo con i sacerdoti o religiosi che hanno abusato sessualmente dei minori. Il 22 marzo 2017, Mediapart insieme con “Cash Investigation” hanno realizzato un documentario disponibile su Youtube sulla piaga degli abusi commessi da religiosi, ma coperti dai loro vescovi o superiori. Hanno perfino parlato del papa quando era Arcivescovo di Buenos Aires. Ma come l’ha dichiarato P. Zollner, la posizione del papa sugli abusi sessuali è più severa che mai. Il 28 dicembre 2016, nella sua lettera a tutti i vescovi di tutto il mondo, il papa ha ribadito ancora la Legge della “tolleranza Zero” in materia degli abusi sessuali dei minori.

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