domenica 3 marzo 2024
“Kobieta Z”: quando il corpo fa a pugni con il proprio io
di Stefano Sica
Dopo il “Confine verde”, un altro film polacco a Venezia: “Kobieta Z” racconta i primi cinquant’anni di vita di una donna trans, che si intreccia con la trasformazione sociale della Polonia, dagli anni '80 fino ai giorni nostri
12 settembre 2023

Il film diretto da Małgorzata Szumowska e Michał Englert racconta la difficile storia di Aniela Wesoły (Malgorzata Hajewska), un ragazzo che vive in una nazione restia al cambiamento di genere come la Polonia. Iscritto all’anagrafe come Andrzej Wesoły, già durante l’infanzia il protagonista si sente una donna, vestendo abiti femminili e mettendo lo smalto sulle unghie. Verso la fine degli anni ‘80, con l’imminente caduta del regime comunista Andrzej si innamora e si sposa con Izabela (Joanna Kulig), con la quale avrà 2 figli.

 

Durante i primi anni di matrimonio nessun membro della famiglia sospetta dei cambiamenti in Andrzej, nonostante l’uomo abbia preso sempre più consapevolezza di sé e si stia documentando segretamente su come effettuare l’operazione chirurgica per la transizione. Con l'avanzare degli anni la condizione sociale di Andrzej si rivela sempre più complicata. In una Polonia ormai indipendente dall’Unione Sovietica, l’uomo trans trova numerose difficoltà nel fare accettare il suo genere sia al lavoro che in famiglia. Licenziato in modo ambiguo, Andrzej è costretto a virare su dei lavori di basso calibro, vista la scarsa considerazione che la società nutre nei suoi confronti. Cacciato anche da casa sua, l’uomo si ritrova senza un tetto, e sarà costretto a vivere in un convento di suore prima, e nella sua auto una volta che queste ne scoprono la mascolinità. Il suo percorso di transizione troverà molte ostilità in un sistema giuridico polacco, privo ancora di leggi sull’identità di genere. Sarà inoltre condannato ad una severissima pena di 8 anni di reclusione per truffa, anche come disprezzo per la sua situazione sessuale che gli impedisce di apparire per quello che si è sempre sentito essere.

 

Frutto di anni di ricerca e continui incontri con persone transgender residenti in Polonia, i 2 registi Małgorzata Szumowska e Michał Englert, si sono posti come obiettivo principale quello di raccontare parallelamente la storia di un trans e di una Polonia decadente in un materia di diritti umani. “Aniela ci è sembrata un simbolo, una metafora della transizione della Polonia, riflesso di una società che in passato si era unita per far crollare il regime comunista. Quella stessa società oggi favorisce la polarizzazione delle opinioni, ed è riluttante ad accettare convinzioni che in altre parti del mondo sono ormai da tempo diventate norme sociali”.

In un racconto molto dinamico nei legami sociali, i registi hanno comunque scelto di mantenere in modo costante un aspetto: il rapporto d’amore tra Andrzej e Izabel, che nonostante le metamorfosi del protagonista, rimane autentico e ricambiato in tutta l’opera.

 

Il film di forte critica alla situazione polacca, ancora indietro sul tema sociale e sulle leggi LGBTQ+, testimonia la grande difficoltà che tutte le persone incontrano nell’affrontare il cambiamento di genere.

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