giovedì 15 aprile 2021
Calma, il clima può aspettare!
di Gabriele Beltrami
A Durban è in corso la diciassettesima sessione della Conferenza delle Parti (COP17), organizzata dalle Nazioni Unite nell’ambito della Convenzione sui cambiamenti climatici (UNFCCC).
4 dicembre 2011
La 17a Conferenza delle Parti Onu sul cambiamento climatico si è aperta il 28 novembre scorso e tenterà, fino al 9 dicembre, con gli oltre 190 paesi e le loro delegazioni presenti, di contrattare una via d'uscita per un pianeta sempre più in bilico, dove eventi metereologici estremi stanno trasformandosi in veri e propri sintomi di una febbre che non cala.

Nel frattempo, oltre 10mila persone hanno marciato ieri, sabato 3 dicembre, protestando al suono dei tamburi e delle vuvuzela, chiedendo politiche più coraggiose sia per l’ambiente sia contro l’“apartheid climatico” dei paesi più ricchi, accusati di mettere letteralmente la testa sotto la sabbia, piuttosto che reagire di fronte ai cambiamenti climatici.
“Unite against global change” (Uniti contro il cambiamento climatico), recitava lo striscione di oltre 20 metri, che ha aperto il corteo promosso dai movimenti ambientalisti sudafricani. Con loro si sono fatti sentire anche contadini, pescatori, ambientalisti e comunità religiose, arrivando fin sotto le finestre dell’International Convention Center di Durban, sede del summit.

La conferenza, intanto, sta entrando nella sua fase più importante e nelle prossime ore arriveranno ministri e responsabili politici dei paesi di tutto il mondo per provare, anche se pochi lo credono possibile, a raggiungere entro il 9 dicembre, un accordo sul clima.
L’Europa è il continente che sta spingendo di più per l'approvazione del rinnovo del primo protocollo di Kyoto, in scadenza il primo gennaio 2012, ma nei desiderata da prorogare fino al 2015. Un patto, questo, che diversi paesi, tra i quali gli Stati Uniti, non hanno mai accettato e che comunque riguarderebbe solo il 15 per cento di tutte le emissioni.
Un altro punto fondamentale è la gestione di un “Fondo Verde”, del valore di 100 miliardi di dollari, sul quale però, come ci si poteva aspettare, ci sono molte divergenze, aggravate dalla crisi economica attuale. Ad essa si accompagna la drammatica crisi ecologica che ha spinto i grandi a riunirsi nuovamente, una crisi ambientale imparagonabile a tutte le altre del passato.

La crisi economica e la crisi ecologica, però, sono due facce della stessa medaglia, o meglio la stessa faccia di un'identica medaglia, perché dipendenti l'una dall’altra.
L’Unione europea vorrebbe usare il rinnovo di Kyoto come trampolino di lancio per un accordo sul clima decisamente più ampio e dettagliato a livello globale. Purtroppo i potenti della terra come Cina, Stati Uniti, Canada, Russia e India hanno già lasciato intendere che non sottoscriveranno impegni come questi a breve.
Ecco che si realizza il vero obiettivo del summit: non decidere nulla di reale sui cambiamenti climatici!
4 dicembre 2011
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