giovedì 15 aprile 2021
Facebook ed energie sostenibili hanno stretto amicizia
di Lucia Aversano
Dopo quasi due anni di campagna “unfriend coal” facebook ha annunciato che in futuro utilizzerà energie pulite
16 dicembre 2011

A pochi giorni dalla chiusura del vertice sui cambiamenti climatici di Durban, che ha suscitato non poche perplessità negli ambientalisti di tutto il pianeta, facebook ha annunciato che per il futuro si impegnerà ad utilizzare energie rinnovabili.

Dopo ben 20 mesi di mobilitazione e proteste da parte di Greenpeace, il padre di tutti i social network ha detto sì alle energie pulite con la promessa di abbandonare progressivamente e definitivamente i combustibili fossili.

«Da oggi – ha dichiarato Marcy Scott Lynn del Facebook's Sustainability Program –  la nostra politica sulla localizzazione dei data center favorirà l’accesso alle fonti rinnovabili e lavoreremo con Greenpeace per mettere la forza del nostro network al servizio del pianeta». Il colosso di Cupertino, col supporto di Greenpeace, porterà avanti la ricerca sull’efficienza energetica attraverso l’Open Compute Project  così da spingere altre compagnie del comparto IT ad avviare politiche analoghe. Tutti possono dare il proprio contributo alla campagna twittando, attraverso il sito di Greenpeace, agli altri leader del settore IT di far proprio l'impegno preso da facebook.  

 

La notizia assume una certa rilevanza in quanto giunge alla vigilia del 2012, anno internazionale delle energie sostenibili. Dati alla mano il consumo energetico nel prossimo ventennio crescerà del 40%. Il Wmo, l’organizzazione meteorologica dell’Onu, ha già lanciato l’allarme: l’inquinamento sta modificando il clima in maniera irreversibile e il Pianeta si sta avvicinando sempre più velocemente al punto di non ritorno.  

 

Lo sanno bene le isole del Pacifico situate sul livello dell’oceano, la cui superficie si sta progressivamente riducendo, causando la migrazione di centinaia di persone. Qui il fenomeno del riscaldamento globale è più evidente che altrove e le isole Carteret, a sud della Papua Nuova Guinea, sono state le prime a pagare il conto dell’inquinamento. Nell’entroterra non va meglio: fenomeni climatici sempre più estremi e sempre più frequenti rendono alcune zone del globo sempre meno abitabili. Siccità e alluvioni non risparmiano nessuno. È doveroso cambiare.

16 dicembre 2011
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