giovedì 15 aprile 2021
Energie rinnovabili:
il futuro è "luminoso"
di Gabriele Beltrami
Il progetto TuNur, nel deserto tunisino, promette di regalare all'Europa l'energia di cui avrà sempre più bisogno nell'immediato futuro. Il tutto con il sigillo del rispetto ambientale.
31 gennaio 2012
Il 2014 vedrà protagonista il deserto del Sahara tunisino ed un sistema di 825 mila eliostati che seguiranno il movimento del sole, catturandone l'energia e inviandola alla vecchia Europa.
Il progetto sia chiama TuNur,  della NUR Energie Ltd, e partirà nel 2014. Le sue promesse sono ambiziose: soddisfare la futura domanda energetica dopo che gli impianti nucleari in Germania saranno dismessi.
La NUR Energy – un'azienda specializzata nelle energie rinnovabili e già presente in Italia, Francia e Grecia – ha stretto infatti un’intesa con la Top Oilfield Services e, grazie al parere positivo della Desertec Foundation, il progetto in questione potrà prendere vita e rifornire di energia solare l’intera Europa.

Nel concreto, la Tunisia verrà collegata al nostro continente, tramite un sistema di trasmissione di energia elettrica in corrente continua, che arriverà a fornire 2,000 Mega Watt di energia, trasmettendoli direttamente nella rete elettrica italiana, a partire dal 2016.
Tale progetto porterà circa ventimila posti di lavoro nella sola Tunisia – paese dove la potenza delle radiazioni solari è quasi tripla rispetto all’Europa centrale – ma soprattutto sarà un metodo davvero innovativo ed ecologico, poiché ridurrà al minimo anche il consumo di acqua. Questo ultimo obiettivo sarà raggiunto grazie ad un processo di riciclo del vapore, prodotto in un sistema chiuso di specchi, in grado di riflettere la luce in un’unità-torre di stoccaggio energetico, capace di soddisfare giorno e notte oltre 700 mila abitazioni europee.

Comunque, non si tratterà unicamente di produrre ed esportare energia rinnovabile. La Desertec Foundation ha scelto di appoggiare il progett,o poiché grazie ad esso si potrà sviluppare un nuovo settore industriale locale e con esso investimenti e nuove progettualità: tutto di pari passo con la crescente richiesta energetica mondiale ad impatto zero.
In ultimo, ciò dovrebbe dar vita anche ad un nuovo comparto manufatturiero per la produzione in loco dell’enorme numero di specchi solari necessari, evitando di ricorrere ad imprese straniere.
31 gennaio 2012
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