venerdì 30 luglio 2021
Protocollo di Kyoto:
a sette anni è già in crisi
di Mariano Lalli
Da una parte chi vorrebbe un programma più ambizioso, dall'altra chi cerca di disimpegnarsi... L'accordo sul riscaldamento globale rischia di evaporare
15 febbraio 2012
Oggi, 16 febbraio, ricorre il VII anniversario dell'entrata in vigore del protocollo di Kyoto. Abbiamo deciso di fare un po' il punto della situazione ricapitolando la storia del protocollo, i termini e le condizioni che portarono, nel 1997, 160 paesi a sottoscrivere il trattato in materia di riscaldamento globale.

La Storia. Era l'11 dicembre del 1997 quando 160 paesi decisero di sottoscrivere, nella città giapponese di Kyoto, un trattato internazionale in materia ambientale riguardante il riscaldamento ambientale. Il trattato entrò in vigore però solo il 16 febbraio del 2005 dopo la ratifica e approvazione anche della Russia, considerata importante poichè solo questo paese era responsabile del 17,6% delle emissioni. Nel 2009 i paesi firmatari risultano essere 184.

Termini e condizioni: Il trattato prevedeva l'obbligo per i paesi firmatari ed industrializzati di ridurre le emissioni di minimo il 5%, tra il 2008 e il 2012, di elementi inquinanti, come biossido di carboni, metano e altri gas serra. Perchè il trattato potesse entrare in vigore, si richiedeva che fosse ratificato da almeno 55 paesi e che questi paesi rappresentassero almeno il 55% delle emissioni inquinanti, tale risultato si raggiunse solo nel novembre del 2004, quando appunto la Russia aderì al protocollo.

Pesi non aderenti. Non tutti i paesi hanno però aderito al protocollo. Tra questi spiccano gli Stati Uniti, responsabili tra l'altro dei 36,2% di emissioni inquinanti. L'allora presidente Bill Clinton negli ultimi due mesi della sua tormentata presidenza firmò il protocollo, ma George W. Bush poco dopo, nel 2001 ritirò l'adesione degli USA. La ragione fu che anche i paesi in via di sviluppo furono inclusi nel protocollo, non tenendo in considerazione l'aumento dei gas serra che quest'ultimi avrebbero provocato entro il 2025.
Gli Stati Uniti però non si limitarono ad uscire dal protocollo, ma suggerirono una strategia alternativa per affrontare il cambiamento climatico. Tale strategia nacque dalla alleanza con parecchi paesi asiatici. Le proposte si dirigevano in una opearazione tecnologica per rendere i combustibili fossili più puliti introducendo carbone pulito ed energia nucleare. Questa strategia ha coinvolto tra gli altri Australia, Cina, Giappone, India e Corea del Sud.

Lo stato attuale: L'attualità parla di un quasi fallimento, però, del protocollo sancito da Stati Uniti e Unione Europa il 28 novembre scorso a Durban (Australia). Le parole dei rappresentanti di Usa e Ue hanno ribadito il bisogno di un programma più ambizioso per frenare il surriscaldamento del pianeta. Soprattutto gli Stati Uniti, attraverso Jonathan Pershing, hanno fatto sapere "che non accetteranno alcun vincolo, se non ci saranno altrettanti vincoli per gli altri paesi di peso equivalenti", Cina in testa. Dal canto suo il Canada aveva fatto già sapere di voler abbandonare il protocollo e provvedere personalmente alla riduzione delle emissioni. Insomma la situazione a oggi non è delle migliori, anzi sembra sempre più lontano la possibilità di un rinnovo del protocollo, nonostante l'adesione di organizzazioni come il Wwf, l'Unicef, Greenpeace. 
15 febbraio 2012
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