venerdì 19 agosto 2022
Un po' d'acqua per tutti... magari!
di Gabriele Beltrami
Il 22 marzo 2013 è la giornata mondiale dell'acqua. Tanti sono i popoli che non ne hanno abbastanza per la propria sopravvivenza. E chi la utilizza, spesso la spreca
22 marzo 2013
Oggi le Nazioni unite celebrano una ricorrenza particolare: si ricorda l'elemento essenziale per eccellenza, quello che fa inviare perfino sonde spaziali su Marte, tanto è inscindibile il suo legame con la vita. Parliamo dell'acqua e della Giornata mondiale ad essa dedicata. Dal 1992 ogni anno l'appuntamento ha avuto un tema divers questa edizione è la cooperazione per l'acqua

Saranno 24 ore durante le quali tutti gli stati membri promuoveranno attività a difesa dell'acqua, ma che vedranno anche le istituzioni nazionali e internazionali, così come le organizzazioni non governative di tutti i Paesi, dedicarsi alla sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul tema tra i più critici della nostra era. Quest'anno il World Water Day ha, poi, un'importanza ancora più grande: il 2013, infatti, è stato dichiarato l'Anno internazionale della Cooperazione nel Settore idrico.

In Italia diverse le iniziative lanciate al fine di sensibilizzare ad un consumo più attento di quello che è anche chiamato "l'oro blu". Green Cross Italia, filiale dell'associazione ambientalista fondata da Mikhail Gorbaciov, ad esempio, ha lanciato la campagna "Salva la goccia": in pratica si tratta di un vero e proprio "decalogo" per il risparmio idrico assieme ad un quiz, il tutto con l'aiuto di Facebook. A chi si iscrive viene chiesto di farsi a propria volta promotori di altre azioni di sensibilizzazione, nella logica della catena di conoscenze e di "sana contaminazione".

Ci sono, però, modi opposti di interagire con questa risorsa primaria di vita: Il consumo reale di acqua e quello virtuale. Il primo è il consumo riconosciuto dall'Onu, nella risoluzione del 29 luglio 2010, come diritto umano, universale e fondamentale e a cui non tutti dovrebbero avere accesso. Purtroppo, però, i dati del 2011 contenuti in Water Economy, pubblicazione del Barilla Center for Food & Nutrition, sono scoraggianti: il 64% delle risorse idriche mondiali è localizzato in soli 13 Paesi. Dei 20-25 litri di acqua dolce giornalieri pro capite (standard minimo per coprire i bisogni primari legati alla sopravvivenza e all'igiene) ne usufruiscono ben pochi e lo squilibrio è destinato ad aggravarsi nel futuro. Con la crescita della popolazione crescerà lo sfruttamento delle risorse planetarie con le conseguenze che tutti possono immaginare.

C'è poi il consumo detto "virtuale" e che tocca sia ciò che mangiano, ma anche come ci vestiamo, le nostre abitudini igieniche: tutto questo segna anche la disponibilità delle risorse idriche. Se il consumo reale giornaliero di un individuo è di 2-5 litri d’acqua, il consumo virtuale è molto più ampio, se si considerano tutte le azioni della nostra quotidianità. Pensiamo all'acqua utilizzata nel corso del ciclo vitale del prodott la carne costa molta acqua perché serve per abbeverare il bestiame come per conservarlo, dopo la macellazione. Ma anche altri prodotti hanno le loro colpe:un pomodoro da 70 g costa 10 litri d'acqua, un'arancia da 100 g 50 litri, un uovo da 40 g 135 litri, 100 g di formaggio 500 litri, un hamburger di 150 2400 litri, un paio di scarpe di cuoio 8000 litri.

C'è una via di soluzione, stretta, ma efficace: un consumo più sostenibile. Per far questo, come scrive Eating Planet 2012, tra le strategie da mettere in atto va inserito un ripensamento della «localizzazione su scala globale delle attività di produzione dei beni a maggiore incidenza di consumo di acqua secondo valori di efficienza » . Se ci teniamo a noi e alle future generazioni dovremmo prendere in seria considerazione la proposta per non ritrovaci entro il 2025 con metà della popolazione mondiale in condizioni di "stress idrico". Sinceramente quest'altro motivo di stress ce lo possiamo risparmiare!
22 marzo 2013
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