lunedì 18 ottobre 2021
Per un nuovo modello di sviluppo, sulle tracce di Tommaso Demaria
di Vittorio Sammarco
Dal convegno sulla sostenibilità una sfida a guardare alto, a non accontentarsi di soluzioni parziali o bocciate dalla storia. Perché il futuro del pianeta è troppo importante, come insegnava il filosofo salesiano
6 marzo 2015

Una volta tanto partiamo dalla fine. Dalle parole di Nicola Mele, presidente dell’Associazione Nuova Costruttività - che ha concluso il seminario “Per un mondo migliore. Le sfide della Sostenibilità”, che si è svolto ieri all’Università Pontificia Salesiana - riassumendo in poche precise parole il senso di tutta l’iniziativa. «Il modello costruttivo imperante, con cui siamo costretti a misurarci come assoluto – ha detto – oggi non è più Dio, ma il denaro. Dobbiamo esserne consapevoli. Ma dobbiamo altresì trovare anche il modo di rimettere al centro, come anima delle azioni e delle relazioni umane, un valore che trascenda l'uomo. È importante trasformare questo in una sapienza costruttiva collettiva, che per noi è, il contrario del classico “mors tua, vita mea”, ma piuttosto “vita tua, vita mia”. Facile a dirsi, sì, ne sono consapevole, ma non da attuare. Come processo costruttivo nell'ambito della vita concreta, è ben più arduo. Ma questa è la sfida lanciata ai cristiani. Essere testimoni di un tempo che richiede coraggio. Testimoniare e quindi indirettamente educare alla Via, alla Verità e alla Vita, costruendo insieme un modello che salvi la vita del pianeta e l'umanità».


Delle diverse facce della sostenibilità si è parlato nella giornata di lavoro: passando dall’impegno di don Maurizio Patriciello nella martoriata terra dei Fuochi (nel casertano); ai giovani che hanno dato il loro contributo per un mondo sostenibile, dalle tecniche per convincerci a spendere e consumare (anche indebitandosi oltremisura) di cui ha parlato l’avvocato Massimo Melpignano e, con l’aiuto-video del consulente Antonio Cajello, ha suggerito anche tecniche intelligenti di difesa e di resistenza, a cominciare dall’informazione consapevole; dalle esperienze positive citate da Luca Martinelli della rivista “Altraeconomia”, che già attivano modelli di sviluppo diversi (i Gruppi di acquisto solidale GAS, che oltre al risparmio puntano al rapporto diretto con il produttore, alla riflessione sugli stili di vita e a un consumo rispettoso dell’ambiente); o quelli che sono veri e propri "Distretti di economia solidale", che sviluppando “progetti di filiera”, integrano agricoltura biologica, cura del territorio e dei beni comuni e relazioni sociali. Passando infine dalla riflessione del prof Zbigniew Lepko, dell’Istituto di Ecologia e Bioetica dell’Università di Varsavia, per il quale siamo chiamati ad un salto di responsabilità: «non si tratta solo di diagnosticare le situazioni patologiche di insostenibilità, ma di individuare anche le possibili soluzioni, tenendo conto degli interessi delle generazioni umane presenti e future, attuando la capacità di porsi obiettivi ambiziosi, mentre il resto dell'umanità pone in essere comportamenti rischiosi»; e ha aggiunto: «Il Principio di responsabilità ecologica dell'uomo deve essere l'uomo stesso, non la natura. I sentimenti che favoriscono la responsabilità non possono essere imposti all'uomo con la forza, ma devono emergere con l'esperienza, soprattutto nell’adolescenza. La responsabilità deve associarsi al contatto diretto con la natura, con la capacità umana di percepire quanto è bella la natura e la sua diversità. La vita è un valore in se e come tale richiede un valore nel conservarla»


Tutte piste da approfondire oltre il breve spazio di una giornata (e di un articolo …), ma che al cuore di tutta la riflessione hanno di sicuro il pensiero del filosofo e pensatore salesiano Tommaso Demaria, che già negli anni ‘60 e ‘70 aveva intuito quanto il modello di sviluppo capitalistico stava producendo più danni che benefici. Ma, insieme, definiva l’analisi marxista, che ad esso si contrapponeva, incapace di trovare soluzioni giuste e praticabili (e la storia gli ha dato ragione …).
Per contrastare il modello di sviluppo prevalente e dominante, allora è d’importanza basilare riprendere il filo del pensiero del pensatore piemontese, almeno le coordinate di fondo, come ha fatto Luca Cipriani (tra i responsabili dell’associazione Nuova Costruttività), nello spazio limitato assegnatogli. Cipriani ha dato alcune tracce di cosa significa quello che viene indicato (con una combinazione non rapidamente percepibile ma complessa) il realismo dinamico della filosofia demariana.

“Questo nostro pianeta ha un futuro?”, è stata la domanda di partenza: Certo, «ma tornare all'aratro trainato dai buoi, preindustriale, è impossibile». Eppure la rivoluzione industriale, oltre ai benefici incontrovertibili di un miglioramento della qualità della vita generale, ora che assume sempre connotazioni nuove, porta anche in sé tanti problemi di spreco e di distruzione. Ma il negativo a cosa è dovuto, alla rivoluzione industriale in sé o a qualcosa d'altro?, si è chiesto Cipriani alla luce del pensiero di Demaria: «La rivoluzione industriale è indirizzata di per sé al bene, ma può anche essere infestata da un ordine cattivo. I problemi sono legati a questo tipo di sviluppo. Il capitalismo distrugge oltre a creare. Con quel benessere veniamo abbagliati e il capitalismo ci distrugge con quella stessa sostanza che ci ha offerto».


Ecco l’analisi del sacerdote e filosofo salesiano: siamo di fronte al paradosso del combinato di una “Falsa sapienza=vicolo cieco”. La sobrietà invocata genera - in questo modello - più povertà. Ma d'altra parte si chiede più lavoro, quindi espansione dell'economia, in modo infinito? Siamo in un vicolo cieco. In un paradosso. Allora dobbiamo capire cosa abbiamo di fronte. «Una sorta di "Gabbia tritacarne" - afferma Cipriani -, qualsiasi cosa si faccia sembra che il meccanismo vada avanti per la sua strada senza che ci si possa fare nulla. Norme e regole proprie, che non dipendono più dalla persona, con comportamenti personali che sono importanti, ma non sufficienti se non coordinati in una realtà e progetto più ampio».

La metafisica realistico-dinamica di Tommaso Demaria risponde così (in sintesi quello che è sicuramente un pensiero articolato): per il futuro del pianeta occorre ripensare allo sviluppo e quindi a una sostenibile "Scelta energetica". Come? Il metodo prima di tutto: pensare per poi agire, individuare il problema, e poi le cause e le soluzioni.


Dobbiamo ricominciare a studiare, diceva Demaria, questa realtà storica che non è un dato di fatto immutabile, anzi: «è un organismo, vitale e dinamico ed è quindi importante capire come funziona (l’Ente dinamico universale concreto – Educ – spiegato dal collega Roggero nel pomeriggio). Per individuare una “chiave” non solo per il futuro, ma anche per il presente. In metafora: infilare la via della giusta sapienza della vera sapienza organico-dinamica. E anche in concreto, fuori di metafora: da una ricchezza cost- alla ricchezza non-cost; da quella fondata sul denaro a quella non fondata sul denaro, ma sullo scambio diretto, sulla comunità familiare rimessa al centro, su ogni progetto fatto in comune e vagliato alla luce del benessere collettivo per e con la famiglia».
Una sfida troppo alta? Forse, ma visto la posta in gioco, il futuro del pianeta, conviene giocarla fino in fondo.

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