martedì 25 giugno 2019
Una GMG che sfida il terrore
di Ermanno Giuca
In un clima europeo di terrore e instabilità geopolitica, il prossimo 25 luglio Cracovia ospiterà un milione e mezzo di giovani provenienti da tutto il mondo
Il 31 Marzo 1985, giorno in cui Giovanni Paolo II istituiva il primo incontro mondiale della gioventù, esisteva ancora la cortina di ferro. Quel muro che separava i territori occidentali da quelli sovietici sarebbe crollato quattro anni dopo, mentre nel 1991, la GMG di Częstochowa celebrava la nuova era democratica per il popolo polacco. 25 anni dopo Cracovia ospita i giovani provenienti da tutto il mondo ricordando quel Papa che - secondo molti storici e leader - cambiò la storia dell’Europa divisa.

Ma a distanza di anni le bombe continuano a sentirsi.
Parigi, Bruxelles, Dacca, Orlando, Nizza, Monaco, un tour estivo del terrore che sta spargendo sangue e paura, destabilizzando la geopolitica mondiale. Gli attentati fondamentalisti, le tensioni razziali i nazionalismi che rifioriscono: mai come quest’anno l’Europa ospita il raduno dei giovani in un clima di tensione. Le ideologie sepolte dalla cenere della guerra fredda riemergono con tutta la loro prepotenza. E così accade che, mentre migliaia di pellegrini nei prossimi giorni commemoreranno le vittime innocenti del campo di Auschwitz-Birkenau, in Turchia un capo di Governo decide di massacrare i soldati che lo hanno tradito, chiedendo la sospensione dei diritti umani.

Quello di Cracovia sarà anche il Giubileo dei Giovani nell’anno della misericordia, parola che stride nel contesto in cui stiamo vivendo ma che il Papa ha più volte difeso. Nel messaggio inviato pochi giorni fa ai giovani ha detto: «ho un grande desiderio di incontrarvi per offrire al mondo un nuovo segno di armonia, un mosaico di volti diversi, di tante razze, lingue, popoli e culture ma tutti uniti nel nome di Gesù che è il volto della misericordia».

Ed è proprio l’integrazione tra diverse culture la sfida più grande
che si presenta a quei ragazzi e ragazze che affolleranno le strade di Cracovia in questi giorni. E i primi con cui dovranno confrontarsi sono i loro coetanei: gli stessi che imbracciano un fucile sparando sulla folla, per poi suicidarsi; gli stessi che decidono far saltare in aria la hall di un’aeroporto; gli stessi che barricandosi in un centro commerciale o durante un concerto mettono in atto una carneficina umana. Non dimentichiamo che anche quelli sono giovani.

La Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia non può restare un palcoscenico in cui esibire l’orgoglio cattolico, oggi non può permetterselo. Al milione e mezzo di giovani che riempiranno il Campus Misericordiae di Brzegi viene chiesto un impegno concreto per tradurre questi giorni di catechesi e preghiera in opere quotidiane. Lo stesso Papa Francesco ha voluto ricordare loro che: «il messaggio della Divina Misericordia costituisce un programma di vita molto concreto ed esigente perché implica delle opere». Non lasciamo svanire nel nulla questa occasione.



23 luglio 2016
AREA-
Parco della Madonnetta: c'era una volta uno dei Punti Verde Qualità di Roma
di Andrea Santoni
A quindici anni dalla fondazione del parco la situazione è preoccupante, ma c’è qualcuno che lotta ancora contro il silenzio inoperoso delle giunte comunali
16 giu 2019
Don Ambarus: «C’è bisogno di un’alleanza di umanità nuova per combattere l’azzardo»
di Mariaelena Iacovone
L'impegno della Caritas di Roma contro un fenomeno allarmante, che coinvolge anche i più giovani.
3 giu 2019
Lettera spoglia a una vittima bambina
di Andrea Santoni
Una riflessione silenziosa intorno al rumoroso fragore dei fatti di cronaca degli ultimi periodi
2 mag 2019
Azzardo: non è un gioco da ragazzi
di Maria Grazia Tripi
A Roma il 36% degli adolescenti è giocatore d’azzardo abituale e il 66% gioca almeno una volta l’anno. L’azzardo, quindi, è un’emergenza educativa
25 apr 2019
Nel Venezuela, in piena tragedia umanitaria, c'è ancora speranza
di Céline Louisette Rahantasoa
Intervista con Suor Duque Zoraida, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che lì vive e lavora. Il Paese è allo stremo, ma si spera ancora nel cambiamento.
31 mar 2019
i