giovedì 15 aprile 2021
L'arte è di chi la produce
di Evodio Joao
Macron restituisce alcune opere al Benin e la decisione sorprende e fa discutere. Ci si domanda: c'è da attendersi altri "ravvedimenti" artistici? E se poi non funziona?
15 dicembre 2018

Il presidente della Francia, Emmanuel Macron, ha deciso di restituire 26 opere d'arte al Benin. Lo ha annunciato il 23 novembre dopo aver ricevuto il rapporto di Benedicte Savoystorica dell'arte francese, e di Felwine Sarrscrittore ed economista senegalese, che raccomanda la restituizione dei tesori africani ai loro paesi di origine. 

Il presidente francese ha detto che le 26 opere d'arte che si trovano nel Museo Quai Branly, a Parigi, saranno restituite "senza indugio". Il Benin aveva ufficialmente chiesto anni fa alla Francia le statue dei Palazzi di Abomey prese dall'esercito francese come bottino di guerra durante il conflitto coloniale nel 1892.

Durante un incontro con gli studenti in Burkina Faso nel 2017, Macron aveva già riconosciuto gli effetti della colonizzazione europea e detto: "non posso accettare che gran parte del patrimonio culturale di molti paesi africani debba essere in Francia. L'eredità dell'Africa deve essere messa in mostra a Parigi, ma anche a Dakar, Lagos, Cotonou", e per i prossimi cinque anni ritiene che "la restituizione temporanea o definitiva del patrimonio culturale africano all'Africa" sia tra le sue priorità.

Secondo il rapporto dei accademici Savoy e Sarr, la Francia ha almeno 90.000 oggetti dall'Africa sub-sahariana nelle sue collezioni nazionali, di cui 70.000 sono nel Museo Quai Branly. Il rapporto ha anche rivelato che centinaia di migliaia di altri oggetti africani si trovano in Belgio, Regno Unito, Austria e Germania.
 
Reagendo alla decisione di Macron, Ousmane Aledji, direttore del centro culturale in Benin, ha manifestato la sua felicità nel vedere "una nuova forma di scambio culturale" dei paesi africani con la Francia. La stessa reazione è venuta da Abdou Latif Coulibaly, ministro della cultura del Senegal, che ha detto che era "logico che gli africani dovessero riprendere le loro opere. Queste opere sono state prese in condizioni che se anche forse erano legittime all'epoca, oggino non lo sono più".

Cosa ci aspetta ancora da questa decisione di Macron?

Da ricordare che la decisione del presidente francese lascia l'opinione pubblica mondiale divisa. Mentre da una parte si ritiene giusto restituire all'Africa quello che è dell'Africa, ma non si deve ingnorare il fatto che molti musei africani mancano delle risorse per proteggere e curare arte e artefatti che sono di grande valore per l'umanità. In Francia le opere sono al sicuro, curate e prontamente disponibili al pubblico. Sarà co' anche nei paesi di origine?

E se la cosa funzionerà, sarà lo stesso destino per altri pezzi, ad esempio rinascimentali italiani, che si trovano nei musei americani? Verrano restituiti alle chiese italiane? O i dipinti religiosi di El Greco alle chiese spagnole? Il Mantello di Powhatan, ora in Inghilterra, tornerà in Virginia? Difficile aspettarselo anche se la decisione di Macron potrebbe creare un precedente per un generale revisione dei sistemi di proprietà e gestione del patrimonio artistico. Aspettiamo per vedere!

15 dicembre 2018
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