giovedì 15 aprile 2021
La biodiversità fra paure e speranze
di Koffi Xolali Dadale
L’Indice del Pianeta Vivente mostra che in 40 anni il pianeta ha perso il 60% delle popolazioni di vertebrati. Nonostante ciò sono stati raggiunti alcuni importanti traguardi
13 gennaio 2019

In 40 anni abbiamo perso il 60% delle popolazioni di vertebrati sulla Terra. In pratica, significa un crollo di più della metà in meno di 50 anni. Ce lo conferma il Living Planet Report 2018, L’Indice del Pianeta Vivente (Living Planet Index) è un indicatore dello stato della biodiversità globale, elaborato dal WWF e dalla Zoological Society of London, che ci segnala quindi lo stato di salute della biodiversità del nostro pianeta. Il rapporto si pubblica ogni due anni e mette in evidenza i dati sulla biodiversità e il rapporto tra l'uomo e il suo ecosistema.

I fatti sono: tra il 1978 e il 2018 il rapporto mostra un declino globale del 60% delle specie di mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi (gli animali vertebrati) in tutto il mondo. Invertire la curva della perdita di biodiversità è la sfida. L’allarme per la custodia del pianeta deve essere più forte, perché il futuro del pianeta dipende da questa ricchezza. Non bisogna però commettere errori dicendo ancora: salviamo il pianeta, in realtà la sfida è salvare l'umanità. Il pianeta ci sopravviverà senza problemi, come dice qualcuno...

 

L’anno 2018 è stato un anno difficile per la natura, ha visto anche dei politici che non credono tanto al cambiamento climatici salire al potere (il caso del presidente del Brasile Jair Bolsonaro). Serve ancora di più una svolta sui cambiamenti climatici e biodiversità. Nonostante questo, per la conservazione sono stati raggiunti alcuni importanti traguardi a livello globale. Ecco le 10 buone notizie del WWF (che presentiamo in sintesi traendole dal sito del WWF Italia).

1) Buone notizie per il gorilla di montagnaDal 2010 a oggi la popolazione dei gorilla di montagna è aumentata del 25%. Al momento sono oltre 1.000 gli individui di questa specie allo stato selvatico, soprattutto nel Parco Nazionale dei vulcani Virunga nella Repubblica Democratica del Congo.

2) Lo spettacolare Parco Nazionale Serranía de Chiribiquete, nell’Amazzonia colombiana, è diventato nel 2018 la più grande area protetta della foresta pluviale tropicale, con i suoi 4,3 milioni di ettari.

3) Le barriere coralline sono in pericolo, ma le campagne di conservazione portate avanti dal WWF hanno contribuito a far sì che il Belize vietasse l'esplorazione offshore di petrolio e gas. Di conseguenza, la barriera corallina del Belize è stata rimossa dalla lista UNESCO dei siti Patrimonio dell'Umanità che si trovano i pericolo.

4) Grazie al lavoro del WWF, quasi la metà delle acque messicane sono ora protette e in grado di garantire forniture idriche a 45 milioni di persone, alle generazioni future e capaci di proteggere alcuni dei più grandi tesori naturali del Paese. Fra i bacini protetti in Messico c’è anche il fiume più ricco di biodiversità dell'America centrale: l'Usumacinta.

5) Un segnale di speranza arriva anche per la tigre, la cui popolazione, grazie a continue politiche di conservazione e alla lotta al bracconaggio mostra per la prima volta nell’ultimo secolo un trend positivo: è passata dai circa 3.200 individui nel 2010 ai 3.890 attuali (sempre pochi!). In Nepal si è quasi vicino al raddoppio della popolazione.

6) Il 2018 ha portato buone notizie anche al Cerrado, la grande savana tropicale del Brasile che detiene il 5% della biodiversità mondiale e ha subito una grave deforestazione. 119 imprese hanno sottoscritto il “Manifesto Cerrado” sostenuto dal WWF, impegnandosi a fermare la deforestazione nella regione.

7) È stato bello vedere il lancio del primo impegno globale nel settore assicurativo per proteggere i siti del Patrimonio Mondiale come il Parco Nazionale del Kilimangiaro.

8) Il WWF ha lavorato con organizzazioni Inuit nell’Artico orientale per garantire un'area di conservazione marina di 11 milioni di ettari: una sfida importante per salvare quell’area da chi vorrebbe sfruttarla per estrarre petrolio e gas.

9) Il 2018 è stato un anno turbolento per la protezione delle specie in via di estinzione dalla terribile minaccia del bracconaggio. La buona notizia è che nel 2018 è entrata in vigore la messa al bando dell'avorio in Cina. Il WWF ha agito per ridurre la domanda di avorio anche attraverso campagne mirate a cambiare il comportamento dei consumatori.

10) Un’ultima storia di successo ha come protagonista il delfino platanista del fiume Indo. Una femmina si era impigliata in una rete, ma è stata salvata dal WWF e rilasciata con successo nel fiume Indo, vicino al distretto di Sukkur. I delfini del fiume Indo sono una specie in grande pericolo e in Pakistan ne sono rimasti meno di 2.000. In Pakistan il WWF lavora a stretto contatto con le comunità e il Dipartimento per la fauna selvatica per proteggere questi delfini, che localmente sono conosciuti come bhulan

 

L’italiano Marco Lambertini, direttore WWF Internazionale, in uno dei  suoi tweet ha scritto: "Abbiamo bisogno di ripensare con urgenza a come usiamo e valutiamo la natura - culturalmente, economicamente e sui nostri programmi politici ... Noi, e il pianeta, abbiamo bisogno di un nuovo accordo globale per la natura e le persone ora. Dobbiamo pensare alla natura come bella e stimolante, ma anche come indispensabile."

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