martedì 17 settembre 2019
Don Ambarus: «C’è bisogno di un’alleanza di umanità nuova per combattere l’azzardo»
di Mariaelena Iacovone
L'impegno della Caritas di Roma contro un fenomeno allarmante, che coinvolge anche i più giovani.

Il fenomeno della dipendenza dall’azzardo si conferma come una delle piaghe sociali più pericolose del nostro tempo. Gli studi e le ricerche più recenti mostrano un trend in forte aumento non solo tra gli adulti. «L’azzardo non è un gioco», spiega don Benoni Ambarus, dal 2018 direttore della Caritas di Roma, impegnata da sempre a contrastare le emergenze sociali e il problema della dipendenza. L’organismo diocesano, infatti, già nel 2017 aveva elaborato, sotto la guida del predecessore monsignor Enrico Feroci, un sussidio di formazione contro l’azzardo dal titolo: “(S)Lottiamo contro l’azzardo. Gioco d’azzardo di massa e ruolo delle comunità”.

Nell’ultimo anno la Caritas di Roma ha, inoltre, condotto diverse ricerche sul territorio, confermando ancora una volta il proprio impegno contro la ludopatia.

 

In Italia l’azzardo sta assumendo dimensioni davvero preoccupanti, non solo tra gli uomini, ma anche tra donne e giovani. Cosa emerge dalle ultime ricerche condotte dalla Caritas di Roma?

«I numeri sono assolutamente preoccupanti: nel 2018, infatti, gli italiani hanno giocato circa 107 miliardi di euro. Una cifra spropositata, che incide nell’economia reale delle famiglie e delle singole persone. E tutto questo al di là del payout, cioè delle giocate e delle vincite effettive; quei pochi che vincono vanno a discapito della stragrande maggioranza che perde. Invece, per quanto riguarda i numeri di persone che giocano, c’è una percentuale altissima tra gli adolescenti: il 30-34 percento di loro gioca almeno una volta al mese o, addirittura, a settimana.

Ciò che, tuttavia, ci preoccupa sempre di più è che stiamo diventando una società “azzardizzata”. Tutti in qualche modo giocano, nonostante il gioco sia vietato ai minori; basti pensare ai bambini che giocano con i macchinari all’ingresso dei supermercati.»

Purtroppo, negli ultimi anni sono proprio i minori e i giovani le principali vittime dei giochi online, diventati sempre più accessibili e stimolanti. Come si può fronteggiare questa nuova realtà?

«Oggigiorno c’è una “giungla” in questo settore, non ci sono regolamentazioni da parte dello Stato. Il gioco online è, di fatto, fuori controllo. Si suppone che il fatturato emerso del gioco online è assolutamente irrisorio rispetto al fatturato effettivo, il quale è in mano alla malavita. Per trovare soluzioni concrete, vista la complessità del fenomeno, è necessario riunirsi tutti insieme e cominciare a riflettere sul serio. Si deve almeno prendere consapevolezza che bisogna regolamentare questo settore.»

Nonostante la crisi economica, l’azzardo è diventato ancora più capillare. Come se funzionasse da antidoto alle difficoltà che le persone vivono…

«Invito tutte le persone a fare una passeggiata cittadina “critica” per i quartieri. Su ogni strada dove c’è un centro di scommesse, di gratta e vinci o bingo, dopo un po' di tempo compaiono “compro oro”. Questo significa che l’azzardo, nonostante la crisi, incide nell’economia reale delle famiglie e sperpera il loro denaro. È importante che le persone capiscano che l’azzardo non è affatto un gioco.»

Tutto ciò chiama in causa la responsabilità politica. Eppure, una valida opera di contrasto all’azzardo da parte dello Stato tarda ad arrivare. Quale potrebbe essere una regolamentazione efficace a livello nazionale?

«Prima di tutto chiama in causa ogni singola persona. Esiste una voragine di solitudine e di “impersonalizzazione” nella nostra società. Quindi, tutto ciò ci invita a guardare l’altro in faccia, a renderci conto di chi è l’altro che ho davanti a me. Poi, chiama in causa anche la politica, tutte le legislazioni e amministrazioni locali. Di certo, non risolverebbe la questione un puro e totale proibizionismo, senza un’alleanza di umanità nuova. L’impianto politico è fondamentale per capire il tono iniziale di un’orchestra, ma poi seguono gli strumenti che devono suonare ciascuno nel proprio specifico.»

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