lunedì 10 agosto 2020
Gli attacchi di Boko Haram e la reazione dell'esercito. Non c'è pace per il Ciad
di Tikabi YADASSI
Dopo gli ultimi gravissimi attentati - l'ultimo ha causato 92 morti - il presidente e l'esercito del Ciad hanno lanciato una controffesiva. E la condizione della popolazione resta difficile.

Una fazione del gruppo jihadista Boko Haram si è recentemente insediata nel bacino del Lago Ciad, un territorio che interessa diversi Stati confinant: Ciad, Nigeria, Camerun e Niger. Così il gruppo fondamentalista nigeriano torna a colpire non solo la Nigeria, ma anche gli altri Paesi. I terroristi di Boko Haram si espandono e prendono di mira non soltanto le popolazioni civili, ma anche le basi militari, in particolare quelle delle forze di pace nella regione dell'Estremo-Nord del Camerun e del Ciad. I gruppi jihadisti di Boko Haram infatti hanno intensificato i loro attacchi, nonostante l'emergenza coronavirus, e non passa giorno senza che da quell'area arrivino notizie di attacchi e di morti tra civili e militari. Sembra che i terroristi stiano approfittando del fatto che i governi dei Paesi di questa regione abbiano spostato la loro attenzione: ciò che li preoccupa di più è arginare la pandemia.

Da dicembre fino febraio, il gruppo ha quindi moltiplicato gli attacchi nella zona, e l'esercito nigeriano ha annunciato che 70 soldati sono morti in un attacco di Boko Haram a un convoglio militare nello stato di Borno, nel nordest della Nigeria, danneggiando anche la popolazione. E recentementemente più di 92 soldati di Ciad sono stati uccisi da sospetti djihadisti.

Il 24 marzo scorso il presidente del Ciad, il generale Idriss Deby Itno, ha dichiarato che il paese non aveva mai perso cosi tanti soldati in un attacco armato di questa setta. Così, insieme ai suoi miltari, considerando il gruppo fondamentalista islamico come "una grande minaccia" per la regione del Lago Ciad, hanno addottato un piano di azione congiunto contro Boko Haram. Questo piano prevede il coordinamento dei servizi di intelligence, lo scambio di informazioni, la centralizzazione dei media, la sorveglianza delle frontiere, una presenza intorno al Lago Ciad e la possibilità di intervenire in caso di pericolo. E hanno lanciato una grande operazione contro i terroristi, dal 31 marzo all'8 aprile.

Il presidente ha anche ribadito «La determinazione a combattere i terroristi che cantavano la regione del Lago Ciad. Questi terroristi hanno già fatto tanti danni nella sotto regione e lasciarli continuare significa rischiare di lasciare in disordine l'intera sotto regione africana». Tuttavia, lui ha sottolienato con determinazione e patriottismo: «Siamo completamente impegnati a trovare la setta di Boko Haram, ovunque si trovino sul Lago Ciad». A guidare le operazioni sul posto, è lo stesso generale-presidente, in qualità di capo delle Forze armate.

 

Secondo l'AgenziaFrance-Presse, l'attacco è durato sette ore, durante le quali i miliziani del gruppo terrorista sono riusciti anche a distruggere 24 veicoli da combattimento e a confiscare diverse armi. Le notizie che giungono dal Ciad parlano di 76 presunti jihadisti uccisi e il governo ha inoltre deciso di intensificare la presenza militare nell'azione di contrasto a Boko Haram, inviando altri militari in Niger e in Nigeria. La reazione del Ciad non si è fatta attendere, N'Djamena dispone di un esercito forte ed estremamente deciso. Basta ricordare che quando la setta è stata cacciata da molti territori, anche vasti, che era riuscito a conquistare, il merito deve essere attribuito, in particolare, proprio all'esercito ciadiano.

Ufficialmente le forze militari hanno ucciso in un raid dell'esercito circa 1.000 estremisti di Boko Haram sulle isole in una vasta zona tra Ciad, Camerun, Nigeria e Niger. Ma in una video dichiarazione, il portavoce dell'esercito, il colonello Azem Bermandoa, ha affermato che l'operazione è durata otto giorni ha eliminato gli estremisti e ha affermato anche l'uccisione di 52 soldati ciadiani e circa 200 feriti durante l'operazione.

Il presidente della Repubblica, il generale Idriss Deby Itno durante l'intervista rilasciata alla televisione di Stato proprio nel luogo del Lago Ciad dove si trovava da 12 giorni per coordinare il contrattacco contro il gruppo armato nigeriano, ha detto: «Non c'è più  Boko Haram oggi in Ciad ed è stata ripulita tutta l'area insulare ai confini con il Camerun, il Niger e la Nigeria».

 

Don Daniele Denguez, canceliere della diocesi di Maroua-Mokolo, nella regione dell'Estremo-Nord del Camerun, ha descritto la difficile situazione della popolazione in questa zona del Paese africano, dove negli scorsi mesi, i villagi e le comunità delle diocesi sono stati colpiti quasi ogni giorno. Don Daniele dice: «Dal 2014 le popolazioni della nostra diocesi subiscono gli attacchi dei Boko Haram, che distruggono e bruciano case e scuole, rubano animali, raccolti e i materiali didattici degli studenti e rapiscono le persone, soprattutto i giovani che non hanno lavoro».

In conclusione, questa discussione sull'attacco jihadista sul bacino del Lago ciad, soprattutto su quello stabilimento militare in quest'insulare, non vede nessuno che abbia direttamente qualcosa in merito a questo conflitto, in cui più di una centinaia è già stata delle vittime in Ciad, Camerun, Nigeria e Niger.

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