giovedì 15 aprile 2021
Vaccino e giovani: più speranza che preoccupazioni
di Giulia Arpino e Anatolii Makara
Cosa pensano i giovani della campagna di vaccinazione che proteggerà dal virus che causa il Covid-19
22 dicembre 2020

Nell'Unione Europea le vaccinazioni per contrastare il Coronavirus avranno inizio il prossimo 27 dicembre. Questo è quanto annunciato dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, sul suo profilo Twitter: "È il momento dell'Europa. Il 27, 28 e 29 dicembre inizierà la vaccinazione in tutta l'Ue. Proteggiamo i nostri cittadini insieme".  

Il 21 dicembre scorso è arrivata l’autorizzazione definitiva al vaccino Pfizer-BioNtech da parte dell'Ema (Agenzia Europea per i Medicinali), che segue il via libera alla somministrazione dato nelle scorse settimane dagli enti regolatori del Regno Unito (Mhra) e degli USA (Fda).

La data simbolica - 27 dicembre - in cui i principali paesi dell’Unione Europea inizieranno a somministrare alcune dosi del vaccino contro il Covid-19 è stata battezzata V-Day, ma la vera campagna vaccinazioni in Italia comincerà solo a metà febbraio, rinviata di un mese rispetto alla data prevista, in attesa dei 202 milioni di dosi assegnate al nostro paese, e in ritardo sulla consegna.

 

La distribuzione italiana dei vaccini

Per quanto riguarda la somministrazione, il Governo italiano ha pubblicato il piano che prevede la priorità di determinati target tra cui operatori sanitari e sociosanitari in quanto più esposti al virus e possibili veicoli di contagio, poi ospiti e personale delle residenze per anziani e le persone in età avanzata poiché soggetti fragili a cui il virus potrebbe causare gravi problemi di salute se non addirittura il decesso.

 

La distribuzione italiana del vaccino anti-covid

La strategia governativa italiana punta su un programma vaccinale basato sull’età (dai più anziani ai più giovani) poiché è generalmente più facile da attuare, nonostante diversi studi medici e scientifici concordino sulla necessità di trovare un giusto mix tra la popolazione più anziana - così da immunizzare i più fragili e ridurre i decessi - e quella giovanile, così da bloccare i contagi laddove il virus gira di più. 

Giunge alla medesima conclusione del "giusto mix" uno studio scientifico pubblicato online su 'Vaccines', curato da Giorgio Palù, virologo dell'università di Padova e neopresidente dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), e da Giovanni Sebastiani, matematico dell'Istituto per le Applicazioni del Calcolo 'Mauro Picone' del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac). Degna di nota la collaborazione di Ilaria Spassiani dell'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e Lorenzo Gubian, della Uov.

La ricerca, spiega Sebastiani all'Adnkronos Salute, punta a fornire «una soluzione che possa ottenere il massimo risultato combinando i due criteri. E a fornire alla politica uno strumento per decidere la strategia più adatta avendo la possibilità di valutare, in anticipo, le possibili conseguenze delle scelte».

In particolare, conclude Sebastiani, è possibile non solo optare se decidere di «vaccinare chi ha un maggiore rischio di morire o chi diffonde di più il virus, ma anche modulare le due scelte, che sembrano in contraddizione, a seconda delle condizioni epidemiologiche».

Il fisico Roberto Battiston, concordando con Sebastiani, è dell’idea che andrebbero vaccinati prima i tre milioni di liceali piuttosto che i 26 milioni di over 50, visto che il maggior contagio arriva dai ragazzi.

Anche il Comitato tecnico scientifico del Governo (Cts) è sulla stessa lunghezza d’onda. Il coordinatore Agostino Miozzo in un'intervista al Messaggero afferma: «Certo, prima le categorie a rischio ed esposte, gli anziani ultraottantenni e le persone fragili. La scuola è sicuramente un comparto in cima alle priorità. Alcuni esperti dicono "vacciniamo i liceali perché categoria più a rischio" e l’osservazione è assolutamente pertinente. Sopra i 10 anni la capacità di trasmissione del virus è analoga».

Anche l'immunologo e professore dell'Università statale di Milano, Mario Clerici, ritiene che andrebbero vaccinati prima i giovani perché  "vaccinare un giovane equivale a vaccinare 100 persone".

 

Ma cosa pensano i giovani del vaccino?

Young4Young ha raccolto alcune testimonianze giovanili sulla vaccinazione anti-covid.

Sicuramente la preoccupazione per una sperimentazione nuova è presente, soprattutto per il riscontro di effetti collaterali, ma, nonostante ciò, nei ragazzi che abbiamo intervistato la speranza nel vaccino prevale.

Questi giovani intervistati credono nel progresso della scienza per sollevarli da questa situazione di stallo, confidando nell’efficacia del vaccino affinché si arrivi ad un’immunità di gregge tale da non mettere in pericolo persone immunodepresse o con patologie che non consentano di vaccinarsi.

 

Perché è importante vaccinarsi?

La risposta medica scientifica evidenzia che l’unica via di contrasto alla pandemia in atto è il vaccino, i cui effetti collaterali sono pari se non minori ai farmaci di uso quotidiano quali l’aspirina. Purtroppo anni di disinformazione e di false narrazioni pseudo scientifiche, secondo gli esperti della comunità medica, hanno influenzato in modo negativo larghi strati della popolazione che ancora mostrano scetticismo sulle evidenze empiriche dell’efficacia dei vaccini.

I medici, gli infermieri e i ricercatori che hanno lavorato intensamente in questi mesi di pandemia chiedono alle nuove generazioni di assumere un ruolo di grande responsabilità civile, divenendo un modello per le altre componenti della nostra società: i giovani che andranno a vaccinarsi non solo si proteggeranno, ma assicureranno ai loro cari e a tutte le persone con cui entreranno in contatto la più pronta ripresa di una vita normale e sicura.

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