domenica 3 marzo 2024
Dopo dieci anni cosa rimane della tragedia della Costa Concordia?
di Camilla Argentin
La nave da crociera il 13 gennaio 2012 si è scontrata contro un gruppo di scogli, causando 32 morti e numerosi feriti. Ripercorriamo la tragedia con la testimonianza di una naufraga.
12 maggio 2022

Sono passati 10 anni da quel 13 gennaio 2012, giorno in cui la nave Costa Concordia è naufragata nell'isola del Giglio impattando su un gruppo di scogli detti "delle Scole".

Ad oggi di questo tragico evento, che ha costituito una delle tragedie più grandi del nostro paese e che ha causato 32 morti e numerosi feriti, non si hanno più notizie.

L'unica cosa che si sa è che la nave è stata demolita reciclando il materiale dopo un lungo lavoro e che il capitano Francesco Schettino sta scontando una pena di 16 anni nel carcere di Rebibbia a Roma.

Dei naufraghi che hanno vissuto ciò non si hanno più notizie. In occasione del decennio riviviamo l'accadimento, con la testimoninanza di una naufraga che si trovava a bordo, Ilaria Argentin.

Lei era sulla nave. Che cosa ricorda di quella tragedia? 

«Ancora oggi, quando ci penso, non riesco ad essere completamente razionale e a non emozionarmi. Ero a bordo della nave Costa Concordia, all'improvviso abbiamo sentito uno strano rumore e da li è inizizato l'incubo più grande della mia vita.

Inizialmente non avevo ben capito cosa stesse succcedendo realmente, per questo non sapevo come comportarmi: sentivo le urla di persone in preda al panico, di bambini, di persone anziane... Purtroppo io non mi trovavo nella parte della nave dove erano presenti le scialuppe di salvataggio e non sapevo nulla su dove mi trovavo e su cosa fare per raggiungere la salvezza: non avevo nessun modo di comunicare con l'esterno, neanche per rivolgere gli ultimi saluti alle persone a me care. L'équipe di salvatagggio che si trovava nella mia zona della nave era anche essa in preda al panico e non sapeva cosa fare. 

Dopo numerose ore, nelle quali mi ero rassegnata riguardo al mio tragico destino, finalmente ho visto una possibilità di salvezza, nel momento in cui ci è stata fornita l'ultima scialuppa di salvtaggio, grazie alla quale dopo essermi aggrappata ad una corda sono riusctita a salvarmi».

C’è qualche momento particolare o qualche scena che le è rimasta impressa? 

«Tutte le scene che ho visto quella notte mi rimarranno imprese per sempre, ma ce ne sono alcune che più di altre non scorderò mai, come ad esempio donne incinte o mamme con bambini piccoli, che npiagevano e si disperavano come non ho mai visto in vita mia. Più di ogni altra cosa, l'emento che mi ha traumatizzata è stata la presenza di cadaveri nella nave o vedere gente che era sul punto di morte».

Ad oggi, dopo 10 anni dall’accaduto, che ricordo ha di questa disavventura? 

«Sicuramente non ho un bel ricordo di quello che ho vissuto, in quanto in alcuni momenti, soprattutto quando ne parlo, mi rivengono in mente le scene che ho vissuto e dentro di me sovviene una strana emozione, che non so spiegare e che nessuno può capire, se non ha visssuto la stessa cosa. Provo un mix di rabbia, perchè ritengo che la situazione poteva essere gestita meglio da parte del personale e poteva essere evitata, ma dall'altra parte capisco il loro essere stati cosi sprovvisti a causa della rarità dell'evento, allo stesso tempo provo anche paura e angoscia, al pensiero di poter rivivere una situazione simile. Nonostante ciò mi ritengo anche molto fortunata, perché sono stata una delle persone che è riuscita a salvarsi senza grandi danni fisici permanenti».

Ha subìto qualche danno fisico oltre che morale? 

«Fortunatamente - oltre al grande danno morale e psicologico che mi ha causato una grande crisi, che in certi momenti della mia vita ritorna - non ho subìto gravi  danni fisici, ad eccezione di dolori momentanei, che poi fortunatamente con il tempo e le cure opportune sono passati».

Come ha affrontato il periodo successivo all’accaduto? 

«Non è stato per niente facile da affrontare, poichè quelle terribili scene che ho vissuto mi tornavano in mente continuamente, ma successivamente, grazie ad un percorso psicologico e grazie al prezioso aiuto dei miei famigliari e delle persone a me care, sono riuscita ad andare avanti, anche se in alcune situazione, quelle sensazioni e quei ricordi ritornano vivi dentro di me, in quanto penso siano cose impossibili da cancellare».

Ad oggi ha qualche paura legata a tutto questo?

«Nonostante io abbia fatto questo percorso con una psicologa e con personale competente, dire che non ho nessuna paura sarebbe paradossale. Ogni volta che prendo un qualsiasi mezzo di trasporto, come può essere una nave, un aereo o un treno, dentro di me sale sempre un sentimento di paura e angoscia, che si possa verificare una situazione simile, infatti devo sempre portare con me dei medicinali che mi consentono di tranquillizarmi. Dall'altra parte ciò mi dà ogni giono la forza di non mollare mai nell'affrontare gli ostacoli della vita, poichè niente è impossibile e tutto si può superare: basta sangue freddo e razionalità». 

 

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