sabato 22 giugno 2024
giubileo, chiesa, vita consacrata, pace
Religiosi e religiose: pellegrini di speranza, sulla via della pace
di Monaliza Carolina Machado Bernardino
Sotto lo slogan "Pellegrini di speranza, sulla via della pace" sr. Maria Eugenia Arenas Gómez FMA (Figlia di Maria Ausiliatrice) ci racconta come il Dicastero sta preparando e organizzando il Giubileo 2025.
14 maggio 2024

La Chiesa si prepara a vivere il suo Giubileo 2025: un evento di grande rilevanza spirituale, sociale ed ecclesiale, un momento importante in cui il popolo di Dio chiede di poter sperimentare il perdono e la misericordia di Dio.

Sotto lo slogan "Pellegrini di speranza, sulla via della pace", la Vita Consacrata - rispondendo all’appello di Papa Francesco, che chiede di creare, attraverso il cammino giubilare, un clima di speranza e fiducia come segno di rinascita di cui tutta l’umanità sente l’esigenza - vuole riflettere sul grande bisogno di pace, urgenza di questo nostro tempo.

Maria Eugenia Arenas Gómez FMA (Figlia di Maria Ausiliatrice), colombiana che da otto anni lavora nel Dicastero per la Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica in Vaticano, ci racconta come il Dicastero sta preparando e organizzando questa celebrazione.  

Il Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica ci ha proposto un percorso formativo per la celebrazione del Giubileo 2025. Come è nata questa proposta e qual è il significato del tema "Pellegrini della Speranza, sulla via della pace"?

In questo momento di crisi, cambiamenti, scoraggiamenti per la guerra, la crisi globale ecologica, e tante altre difficoltà, Papa Francesco ha pensato a questo tema, come afferma nella lettera scritta a Mons. Rino Fisichella, responsabile del Giubileo: «Per poter favorire molto la ricomposizione di un clima di speranza e di fiducia, come segno di una rinnovata rinascita di cui tutti sentiamo l’urgenza». Ed inoltre Fisichella ha invitato tutti a «tenere accesa la fiaccola della speranza» e «fare di tutto perché ognuno riacquisti la forza e la certezza di guardare al futuro con animo aperto, cuore fiducioso e mente lungimirante». Penso che questo possa essere il significato del tema. Anche come Dicastero vogliamo proporre ai consacrati di provare a vivere in forma speciale questo giubileo e per questo abbiamo scelto di declinare il motto ufficiale sottolineando particolarmente il tema della pace: Pellegrini di speranza. Sulla via della Pace.

In maniera concreta abbiamo cercato di sottolineare tre punti:

  • impegno verso gli ultimi: ascolto del grido dei poveri
  • la cura e custodia del creato, tutela dell’ambiente
  • e la fraternità universale, cioè la solidarietà

 

Quali eventi e attività sono previsti durante il Giubileo 2025, per celebrare il tema "Pellegrini della Speranza"?

Como Giubileo in genere sono tanti gli eventi previsti: ogni gruppo o categoria ha il suo appuntamento per celebrare il Giubileo. Abbiamo previsto diverse tappe:

  • un primo momento sarebbe la fase preparatoria nelle nazioni, la quale ha come punto focale la sete di riconciliazione. Si sono svolti degli incontri online con rappresentanti di tante Paesi e poi si è proposto di raccogliere le risposte ai bisogni e ai semi di riconciliazione, tutto questo cercando di coinvolgere diverse forme di Vita Consacrata.
  • un secondo momento a Roma dal 1-4 febbraio dove sono stati convocati quattro consacrati per nazione, preferibilmente di diverse forme di Vita Consacrata (Religioso, Religiosa, Istituto Secolare e Ordo Virginum). In questo incontro si è potuto condividere il cammino fatto nelle nazioni e ci hanno accompagnato in questa esperienza alcune parole: CREDERE, CRESCERE, CAMMINARE, TESTIMONIARE.

 

Il 2 febbraio 2025 il Dicastero propone una Celebrazione Giubilare nei propri Paesi. Qual è l’importanza di avere una celebrazione giubilare nel proprio paese?

Alla fine dell’incontro a febbraio, nella preghiera del mandato, tutti i consacrati e le consacrate si sono impegnati ad essere testimoni di speranza sulle vie della pace una volta tornati nei loro Paesi. Gli sforzi di carità emersi da questo incontro - testimoniare, osare cammini oltre frontiera, intraprendere percorsi sinodali, convertirsi nello spirito, essere credibili nell’annuncio del Vangelo - delineano il cammino di preparazione al giubileo e secondo me la celebrazione del Giubileo nel proprio Paese è una possibilità per una testimonianza profetica, preparare la celebrazione Giubilare della Vita Consacrata con altri in un cammino sinodale, coinvolgendo anche altre persone non solo i consacrati.

 

A Roma tra l'8 e il12 ottobre 2025 ci sarà il Giubileo della Vita Consacrata. Come avete pensato questa celebrazione e come saranno coinvolti i consacrati?

Per ora abbiamo delle grandi linee: preghiera sulle tombe degli apostoli, passaggio della porta santa, speriamo anche l’incontro con il Papa. Poi ci saranno dei giorni di riflessione per le singole forme di vita consacrata, tanti momenti di condivisione, soprattutto perché vogliamo testimoniare al mondo la bellezza della vocazione. I consacrati che parteciperanno non lo so precisamente, ma penso che sia come conclusione di un cammino fatto precedentemente.

 

Quali sfide e opportunità sono associate alla celebrazione del Giubileo della Vita Consacrata 2025?

Innanzitutto vogliamo che i nostri passi, le nostre programmazioni siano sostenute dalla preghiera, dal dialogo personale e comunitario con Dio che conduce a sperimentare la forza della nostra fede e sostiene il nostro impegno nel mondo di oggi, nei diversi ambiti in cui siamo chiamati a vivere e verso i quali siamo chiamati ad andare per portare al mondo intero l’annuncio della misericordia di Dio.

Noi come consacrati abbiamo la sfida dell’esperienza di Dio e della spiritualità vitale e incarnata, abbiamo anche davanti a noi la grande responsabilità della fraternità in un mondo diviso dall’odio, dalle guerre, dalle ingiustizie e dall’oppressione, inoltre vivere e testimoniare la comunione nella diversità, la possibilità di un dialogo multiculturale e mostrare la possibilità del dialogo e della pace fra i popoli, le razze e le culture. Insomma, la sfida fondamentale è avere consapevolezza della nostra identità e della nostra missione nella storia e nella Chiesa, affinché fedeli a Cristo, alla Chiesa, possiamo affrontare i segni dei tempi e dei luoghi con una fedeltà creativa e dinamica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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