sabato 10 maggio 2025
Il sindaco Michelotti: «Il mio no alle slot? Lo dovevo al futuro dei miei giovani»
di Ermanno Giuca
Con una delibera, il sindaco di San Michele Mondovì, ha vietato l’introduzione di slot all’interno di un impianto sportivo che sorgerà in paese. «I cittadini mi hanno appoggiato. Lo Stato, invece, non sia incoerente: o pubblicizza l’azzardo o frena le dipendenze»
25 febbraio 2016
Il mio contributo sarà una goccia in mezzo al mare ma io ci metto la faccia perché sono un genitore e perchè lotto per il bene di tutta la comunità che rappresento. Se un sindaco non mette in atto dei provvedimenti per il bene del proprio territorio cosa ci sta a fare?».

Domenico Michelotti è il sindaco di San Michele Mondovì, un piccolo Comune di circa duemila abitanti situato nella parte meridionale della provincia di Cuneo. In una sua recente delibera ha espressamente vietato l’introduzione di slot-machine all’interno di un impianto sportivo che sorgerà dentro alcuni locali del Comune. «La delibera - ci dice - ha interessato una struttura comunale che sarà adibita ad impianto sportivo per i ragazzi. Nel bando abbiamo esplicitamente puntualizzato che all’interno dell’impianto sarà vietato introdurre slot-machine di alcun tipo. È una forma di rispetto verso quei giovani che ancora oggi vogliono divertirsi in modo sano, con i valori dello sport piuttosto che con quelli dell’azzardo».

Quello di San Michele Mondovì non è il primo caso in cui amministratori locali tentano di mettere un freno al diffondersi delle macchinette «mangiasoldi» all’interno di esercizi commerciali o nei pressi di luoghi pubblici. Una chiara risposta ad un sordo dibattito parlamentare che, a causa degli elevati interessi finanziari, non riesce a regolamentare la materia (d’altronde nel 2015 lo Stato ha incassato dall’azzardo circa 8 miliardi). Oggi ci sono province, come L’Aquila, dove c’è una slot machine ogni 83 abitanti. Le Asl denunciano l’aumento vertiginoso di persone colpite da ludopatia ma il Governo non da chiare risposte in materia.

Così i sindaci devono far da sé. «Sono un amministratore locale ma sono prima un genitore con due figli che non vorrebbe mai vederli trasformati in schiavi di slot» - continua Michelotti. «Vorremmo vedere i ragazzini giocare al pallone e no inebriati dal rumore di un euro che cade dentro una macchinetta per poi tramutarsi in un ossessione. Lo Stato da una parte vieta e dall’altra ricava. Accade lo stesso per l’alcol e per il fumo: prima scrivi che il fumo uccide e poi ricavi ingenti somme dalla vendita di sigarette. Se poi continui a ricavare sulle macchinette d’azzardo è inutile discolparsi a fine pubblicità recitando la solita frase “il gioco può creare dipendenza”. È un atteggiamento incoerente».

Mentre parla al telefono, il sindaco Michelotti è convinto che questa decisione rispecchi il volere dei suoi cittadini. «Ho visto degli amici, delle famiglie rovinarsi a causa di quella che ho definito la “droga dei poveri”. Vivo in mezzo alla gente e so che molti genitori sono preoccupati per questo nuovo tipo di dipendenza. Molti di loro mi hanno dimostrato solidarietà quando ho emanato la delibera. Persino un sindaco di un paese limitrofo mi ha assicurato che da qui a pochi mesi ci imiterà».

Ma se andare a colpire locali privati o sale slot diventa faticoso e alcune volte impossibile allora si può cominciare dagli spazi pubblici. «Lancio una provocazione a tutti quei sindaci che danno in gestione a privati locali appartenenti al Comune. Se non possiamo contrastare il bar privato (a cui la stessa legge permette di inserire le slot) almeno mettiamo dei paletti per quegli ambienti pubblici di nostra proprietà. Lo dobbiamo ai nostri ragazzi e al loro futuro. Non permettiamo che il “cancro” dell’azzardo mangi le loro vite».



25 febbraio 2016
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