martedì 16 luglio 2019
Venezia. Nel film "Deslembro" la ricerca della propria storia. E di quella degli altri
di Jacopo Balliana
Il film di Flavia Castro racconta una la storia di una donna tornata in patria dopo l'esperienza dell'esilio

Ambientato subito dopo la proclamazione dell’amnistia in Brasile (1979) il film Deslembro racconta la storia di Joana, che da un giorno all’altro viene costretta a tornare in Brasile, dove aveva vissuto i primissimi anni di vita e dove aveva visto sparire il padre in quanto attivista contro il governo. Dal suo ritorno nella terra d’origine, Joana cercherà di scavare nel suo passato e di ripescare dai suoi ricordi ciò che le rimane del padre, per riabbracciare la terra che l'ha generata e che tanto l'ha fatta soffrire. Nuove amicizie e nuovi amori, scontri con la madre e il suo compagno, una nonna ritrovata la aiuteranno a rimettere insieme i pezzi del puzzle e a vivere il presente.

 

L’opera prima di Flavia Castro, presentata nella sezione Orizzonti della Mostra, si rivela un film molto autobiografico, che costruisce sullo schema del puzzle l’esperienza frammentata della stessa autrice (anch’essa cresciuta in esilio dopo essere nata in Brasile). Le lettere e testimonianze del passato l'hanno condotta a creare un film che vive grazie ai ricordi, visti come dei pezzi che tendono l’un l’altro.

L’autrice sceglie di creare il suo racconto attraverso la rappresentazione dell’adolescenza, che come tutte, è spezzettata in tante parti che cercano un senso, scontrandosi e incontrandosi.

 

Un film che si gioca molto in sala di montaggio (forse è per questo la stessa regista abbia voluto essere co-montatrice), in cui ogni scena diventa, più che mai, tassello di un mosaico che lo spettatore stesso è chiamato ricomporre. Il film è una buona lezione di stile, capace di inserire il pubblico nella vita di Joana e di condurlo insieme a lei alla sua ricerca di senso, tra musica, libri e amore, in mezzo ai tanti pensieri, sensi di colpa e nuove esperienze che la sconvolgono.

Flavia Castro ci racconta una storia, in parte anche la sua, spiccatamente brasiliana, la quale meritava di essere descritta per non dimenticare la Storia del passato e per aiutare a comprendere la sofferenza di chi ha vissuto la dittatura e l’esilio.

_________________________________________

Regista: Flavia Castro

Sceneggiatura: Flavia Castro

Fotografia: Heloisa Passos, ABC

Montaggio: François Gédigier – Flavia Castro

Suono: Valeria Ferro – Edson Secco

Costumi: Renata Russo

Interpreti: Jeanne Boudier – Hugo Abranches – Arthur Raynaud – Sara Antunes – Eliane Giardini

Paese: Brasile – Francia

4 settembre 2018
AREA-
La musica trap: una trappola per i giovani?
di Luis Estevez Estevez
È di tendenza, anche perché ha un ritmo coinvolgente, ma ha un impatto negativo, per i modelli che presenta. Intervista con il professor Cosimo Alvati
6 giu 2019
Per passare dalle community alle comunità serve aiuto reciproco, obiettivi comuni, ascolto. Relazioni, insomma
di Maria Grazia Tripi
Domenica 2 giugno si celebra la 52° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Abbiamo parlato con Tommaso Sardelli sul messaggio del Papa
30 mag 2019
Meno narcisisti e più solidali verso gli altri. Ecco come abitare i social network
di Ermanno Giuca
«Non basta moltiplicare le connessioni per aumentare le relazioni. La rete è una risorsa non uno strumento per dividere» (Papa Francesco).
21 mag 2019
di Celine Rajendran Thimena
Intervista con l'autore, Ernest Pathi SDB, che invita a difendere la causa di una delle comunità più discriminate
17 mag 2019
Il calcio del futuro: tra allenatori virtuali e arbitri controllati da telecamere
di Andrea Santoni
La tecnologia ha investito anche questo mondo, puntando ad un business finalizzato a ridurre il più possibile il margine d'errore
18 apr 2019
i