giovedì 21 febbraio 2019
Gianni Canova: senza diritto d’autore il cinema rischia di diventare un’attività dilettantistica
di Mariaelena Iacovone e Andrea Santoni
Intervista con il critico e docente universitario, sulla Mostra di Venezia, ma soprattutto sul futuro del cinema

Alla 75esima mostra del cinema di Venezia è presente tra i grandi critici cinematografici e saggisti italiani, Gianni Canova, rettore dell’università IULM di Milano, docente di storia del cinema, conduttore del “Cinemaniaco” di Sky e direttore di "Otto e mezzo". Lo abbiamo intervistato.

 

Nonostante la corsa per i principali premi di questo Festival sia ancora aperta, secondo lei quale potrebbe essere il film più quotato?

«Non ho visto tutti i film, credo aimè di aver perso i più belli, stando a quello che dicono i miei studenti e i miei amici, per esempio non ho visto Roma di Cuarón, The Sisters Brothers di Audiard. Tra quelli che ho visto amo molto Suspiria, che trovo un film potentemente visionario, coraggioso. Non mi piacciono i confronti col film di Argento: è come se fosse la medesima partitura eseguita con coreografie diverse, è insomma un modo legittimo di affrontare quello che convenzionalmente si chiama remake.

Non trovo l’edizione di quest’anno particolarmente entusiasmante, dall’edizione dello scorso anno eravamo tornati a casa avendo nel cuore almeno due o tre capolavori, cito per tutti Tre manifesti a Ebbing, Missouri e la Forma dell’Acqua. Mi pare che in questa edizione non ci sia né l’uno né l’altro. Ci sono film un po' discontinui, spesso troppo lunghi, tenendo conto che le abitudini percettive del forte consumatore di cinema, mediate dalle serie Tv: non reggono le tre e due ore e mezza penitenziarie. Questo è un elemento di cui gli autori e i produttori dovrebbero tener conto».

 

Come mai ha perso molti film?

«La maggior parte del mio tempo qui è occupata da attività istituzionali, per esempio ieri abbiamo steso un importante documento per il futuro dei giovani, che invita il Parlamento europeo a deliberare una legge sul diritto di autore. Perché, se uno va sul web per cercare un film, trova normale che sia gratis? Se tutto è gratis, non si farà più cinema, se invece si pagherà anche poco, ci sarà un futuro anche per voi in questo settore.

Ci abbiamo messo tre secoli in Europa per garantire il diritto d’autore, per far passare il principio che la creatività e i lavori creativi sono lavori come gli altri, che hanno una dignità che va pagata e va retribuita. Questo ha generato la possibilità di sviluppare forme di professione, di creatività di massa».

 

Che cosa pensa riguardo alla scelta di Barbera di accogliere film distribuiti da piattaforme come Netflix?

«Penso che siano comunque film, penso che la battaglia di Cannes sia una battaglia di retroguardia. Credo che la posizione del festival di Venezia sia più al passo con i tempi, casomai il problema è capire se i film che non vanno in sala hanno comunque diritto a un aiuto di Stato. Il problema è che ci sia una remuneratività comunque, che tu lo veda su Netflix o Sky o altrove: comunque qualcosa devi pagare per vederlo, perché se non paghiamo tutti, il cinema o diventa un’attività dilettantistica oppure nessuno lo farà più».

 

Si abbassa il livello così?

«Esatto»

 

Lei che lavora a contatto con i giovani, che consigli si sente di dare a chi vuole lavorare in questo campo?

«Il cinema è una delle professioni più belle che una possa fare nella vita, bisogna fare molta fatica, perché tanti sono gli aspiranti, pochi quello che ce la fanno».

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