giovedì 21 febbraio 2019
Venezia. Suspiria, il raffinato horror di Guadagnino, conquista la critica
di Andrea Santoni
l film è un remake del celebre film di Dario Argento del 1977, ma il regista Luca Guadagnino fa dei cambiamenti profondi.

"Suspiria" è un remake del celebre film di Dario Argento del 1977. Il regista Luca Guadagnino mantiene il nome dell’opera originale, stravolgendo tuttavia alcuni elementi della storia e lo stile.

A Venezia, sabato 1 settembre è stato il momento della presentazione del film remake Suspiria, realizzato da Luca Guadagnino. Il regista italiano dopo il grande successo del film Chiamami col tuo nome, valso l’Oscar 2018 alla migliore ceceneggiatura non originale a James Ivory, torna nelle sale con un’opera classica e complessa. Guadagnino riprende il Suspiria del 1977, diretto da un visionario ed enigmatico Dario Argento, che riuscì a segnare diverse generazioni, a causa della sua capacità di coniugare mistero, terrore, ignoto e ferocia.

La missione del regista è apparsa subito suggestiva, ma al tempo stesso rischiosa; vediamo le prime impressioni su questo film che uscirà nelle sale americane il 26 ottobre 2018.

In un’accademia di danza di fama mondiale si muove una presenza oscura, che inghiottirà il direttore artistico della troupe, una ballerina ambiziosa e uno psicoterapeuta in lutto. Qualcuno soccomberà all’incubo. Altri, alla fine, si sveglieranno.

 

Il film di Guadagnino già dai primi minuti rompe subito ogni legame e condizionamento con l’opera originale di Argento. Se il primo film è ambientato a Friburgo, questa volta lo scenario principale viene spostato in una Berlino degli anni ’70 in fermento, che si dimostra ancora ferita dalla Seconda guerra mondiale.

Un altro aspetto che distanzia le due opere sono la drastica eliminazione di figure maschilei e il ruolo del dottore all’interno del film. Se nel primo film il personaggio tiene delle sedute al personaggio Sarah, confrontandosi anche con Susy, protagonista del film, nella seconda opera il medico riuscirà a parlare unicamente con Patricia e Sarah, senza poter mai aiutare Susy.

Il lavoro di Guadagnino dimostra quindi di essere meticolosamente attento a marcare caratteristiche proprie, evidenziando grande intraprendenza e originalità, caratteristiche che spesso rischiano di mancare nella realizzazione di un remake.

 

La presenza della donna è l’elemento centrale del film. La storia, oltre a concentrarsi sulle vicende oscure all’interno dell’accademia, tratta con un velato cinismo la voglia di rivalsa delle donne in quel delicato periodo storico. I movimenti femministi dalla fine degli anni sessanta in poi, saranno sempre più vivaci: è proprio questo l’elemento che il regista prende in considerazione, evidenziandone gli elemnti più crudi e perversi.

La figura delle madri infatti sembrano rappresentare il tratto più perverso, represso e aggressivo del movimento sorto in quegli anni.

La Germania della seconda metà degli anni settanta ha ancora diversi scheletri nell’armadio: le due guerre mondiali hanno devastato e diviso un intero paese. Gli incubi dettati dal rimorso, attentati rivoluzionari, paura del passato e la voglia di rivalsa della figura femminile ruotano attorno ad una trama enigmatica e suggestiva.

L’unica figura maschile di rilievo è quella del dottor Jozef Klemperer, interpretato da Lutz Ebersdorf. Il resto delle scene è tutto dedicato a figure femminili.

 

L’elemento che ha più colpito la critica, oltre alla particolare fotografia del film, è sicuramente la realizzazione curata e attenta delle numerose coreografie del film.

Soprattutto nel rito finale vi è la sensazione che il lavoro del corpo di ballo e delle attrici sia ai limiti della perfezione. Un crescendo di tensione continua, una cura dettagliata dei movimenti che pone al centro dell’attenzione il corpo.

La geometria è l’elemento principale, qualsiasi coreografia ruota intorno ai suoi principi. Il ballo finale, prima di entrare nel conclusivo caos di morte e orrore, assume una figura geometrica umana precisa. È proprio questo l’elemento più gradito dalla critica.

 

I punti deboli del film sono tuttavia riscontrabili in una mancanza di continuità nello svolgimento della storia. I forti elementi simbolici e la dimensione onirica psicologica sembrano infatti prevalere talvolta sul corso della storia. Molti spettatori infatti hanno abbandonato la sala, durante la proiezione, impressionati da alcune scene e smarriti dalla storia.

Il cast si dimostra azzeccato e la coesione fra gli attori stupisce critici e pubblico.

 

«Amo molto Suspiria, che trovo un film potentemente visionario, coraggioso. Non mi piacciono i confronti col film di Argento, è come se fosse la medesima partitura eseguita con coreografie diverse, è insomma un modo legittimo di affrontare quello che convenzionalmente si chiama remake», ha detto il critico Gianni Canova a Young4young

«Le differenze rispetto all’originale? Il mio stile aveva una ferocia e una grinta che il remake non ha. L’horror è una questione interiore, dipende da quello che hai dentro», ha dichiarato Dario Argento ai microfoni dell’Ansa.

L’attrice Jessica Harper, protagonista del primo film di Dario Argento, è di nuovo nel cast nei panni di un personaggio diverso. 

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Regia: Luca Guadagnino

Sceneggiatura: David Kajganich

Fotografia: Sayombhu Mukdeeprom

Montaggio: Walter Fasano

Scenografia: Inbal Weinberg

Costumi: Giulia Piersanti

Musica: Thom Yorke

Suono: Lars Ginzel-Frank Kruse- Davide Favarigiotti

Interpreti: Dakota Johnson-Tilda Swinson- Mia Goth-Chloe Grace Moretz

Paese: Italia

Anno: 2018

 

 

 

 

 

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