domenica 18 novembre 2018
I social media hanno messo in crisi la democrazia?
di Mariaelena Iacovone
Cosa succede quando comunicazione politica e analfabetismo funzionale si incontrano sulle nuove frontiere della comunicazione? Continua il viaggio di Lisa Iotti…

Diverse ricerche scientifiche hanno dimostrato che le nostre capacità cognitive e i nostri comportamenti sono fortemente condizionati dall’uso compulsivo di smarphone e social. Una situazione particolarmente allarmante, se si pensa al fenomeno dell’analfabetismo funzionale.

Secondo un’indagine condotta dall’ Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), l’Italia occupa la penultima posizione in Europa per livello di competenze (preceduta solamente dalla Turchia). Ma chi sono gli analfabeti funzionali? Si tratta di individui che sanno leggere, scrivere e fare calcoli, ma hanno difficoltà nel comprendere, elaborare e utilizzare le informazioni che cercano o a cui sono esposti.

Tuttavia, se più di un italiano su quattro è privo «delle competenze utili nelle varie situazioni della vita quotidiana», come si potranno affrontare fenomeni complessi come disoccupazione, immigrazione, terrorismo? Una questione che ha inevitabilmente delle ripercussioni anche sulla formazione e sul controllo delle scelte politiche.

 

Interessante a questo proposito è lo studio condotto dall’istituto inglese Ipsos MORI sui Pericoli della percezione (Perils of Perception). La ricerca dimostra, attraverso statistiche e interviste, che c’è un enorme divario tra la percezione che le persone hanno di alcuni fenomeni e la realtà dei fatti. Come spiega Annamaria Testa, esperta di comunicazione, «la nostra percezione del mondo è viziata, carente e può deformare la realtà». Ed è proprio questa visione alterata dei fatti che ci può indurre ad avere preconcetti o giudizi totalmente sbagliati, specialmente quando non siamo più in grado di riconoscere in Rete ciò che è vero da ciò che è falso (basti pensare alle fake news).

 

Ma qual è il ruolo dei giovani in una realtà divisa tra “nuovi” media, Rete e democrazia? 

Lisa Iotti, del programma "presa diretta", in onda su Rai3 ha incontrato Jean M. Twenge, professoressa di psicologia all’Università statale di San Diego e autrice del libro Iperconnessi, la quale ha coniato un nuovo termine per la generazione smartphone: iGen. Sono adolescenti sull’orlo di una profonda crisi: non sanno scrivere e leggere in maniera critica, sono immaturi e infelici.

«Tutto questo ha a che fare inevitabilmente con il nostro essere cittadini», precisa la docente durante l’intervista. Aggiunge, poi, che «la democrazia ha bisogno di persone che sappiano leggere più di qualche frase senza distrarsi».

Ed è proprio la disattenzione e la mancanza di senso critico che impediscono di mettere in discussione le informazioni che si ricevono. Si fa, così, sempre più concreta la possibilità di una manipolazione che “rimodella” i processi democratici.

 

Il saggista statunitense Jaron Lanier, autore di Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social, dichiara che proprio le piattaforme social alimentano spesso emozioni negative e contribuiscono a creare un clima di terrore e cinismo diffuso.

«Dovunque, quando arriva Facebook, vediamo che nei paesi ricchi crescono i partiti populisti e nei paesi poveri i conflitti tribali», conclude Lanier nell’intervista.

Dello stesso pensiero è l’editorialista Maggie Jackson, la quale precisa che «il pensiero veloce porta a categorizzazioni semplici, perché odiare è molto più facile che cercare di capire».

 

Quindi, l’ambiente digitale ha davvero determinato una “crisi” delle democrazie liberali, creando un modello diverso di comunicazione politica?

Certo è che il pensiero politico non può limitarsi ai social, perché, se così fosse, si rischierebbe di sostituire la vera pratica politica che va, invece, esercitata nelle sedi competenti.

Regressione nel pensiero, rifiuto delle istituzioni e una “svincolata” interazione politica online stanno mettendo davvero a rischio alcuni principi costituzionali. Forse è il caso di rivedere i limiti entro i quali è giusto che si muovano i politici.

Vorrei concludere queste mie riflessioni con le parole di Michael Merzenich, uno dei neuroscienziati più noti al mondo: «La saggezza non è solamente un accumulo di informazioni, ma la capacità di rielaborarle e fissare una prospettiva più completa sulle cose».

 

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