giovedì 3 dicembre 2020
Religion Today 2018: il futuro del cinema è nei giovani
di Andrea Santoni
Giovani critici si sono confrontati a distanza con giovani registi, grazie al seminario all'Università Salesiana. Anche così nascono e crescono le passioni

Il seminario del Religion Today 2018 di lunedì 5 novembre si è chiuso nel rispetto degli ideali ribaditi durante tutto l’evento, ovvero lasciare spazio e parola ai giovani. Arrivati al finale dell’incontro, è stata infatti lasciata la parola a tre giovani studenti della facoltà di scienze della comunicazione: Jacopo Balliana, Mariaelena Iacovone e Beatrice Pizzichetti. I tre hanno parlato della loro esperienza come giurati per decretare il vincitore del film in concorso al Religion Today Film festival, soffermandosi sulla passione verso il cinema che ha coinvolto anche tanti altri ragazzi della facoltà. Ne abbiamo parlato con Mariaelena Iacovone, della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università Salesiana.

 

Che cosa ne pensi di questa tua prima partecipazione al seminario Religion Today film festival?

«Anche lo scorso anno ho prestato servizio per la giuria del concorso, tuttavia quest’anno l’iniziativa si è ampliata a più studenti, rendendo il tutto più interessante e stimolante. Riguardo al seminario, questa è la mia prima partecipazione e devo dire che l’esperienza è stata importante, perché ha permesso di esprimere le mie riflessioni e il mio rapporto con il cinema davanti a professori e altri studenti».

 

Prima hai specificato che questa fosse la tua seconda volta come giudice per il Festival. Quali sono i fattori più stimolanti di questa esperienza?

«Sicuramente la curiosità che ho provato nel momento in cui mi è stato proposto lo scorso anno di fare da giuria per questo festival. L’elemento che più mi incuriosiva era il poter vedere il rapporto tra cinema e religione, come essi potessero intrecciarsi,riuscendo a catturare anche l’interesse del pubblico più giovane. Una scelta coraggiosa di questi registi emergenti, perché trattare la spiritualità oggi è difficile,visto che soprattutto i più giovani sono lontani da questa tematica. La sfida però è molto stimolante e la cosa ha attratto sia me che i miei colleghi”.

 

Rimanendo su questa scia, che sensazione si ha nel vedere film o corti di registi emergenti?

«Posso dire che vedere questo tipo di film porta ad ampliare alcuni aspetti critici, che nelle classiche pellicole commerciali non riesci magari ad avere. Questi film sono in gran parte di registi emergenti, molti di loro potrebbero avere appena terminato gli studi, perciò è bello concentrarsi sulla loro visione del mondo, su come il loro occhio agisce dietro la macchina da presa. Devo dire con tutta sincerità che sono rimasta sorpresa dai diversi lavori, perché la qualità è apparsa alta, tuttavia gli elementi tecnici da migliorare e su cui lavorare sono presenti. In fondo è normale, molte pellicole sono infatti i primi lavori di questi registi. Quello che mi sento di dire con soddisfazione è che questi film non sono lavori unicamente legati alla chiesa, ma sono delle opere che trattano la spiritualità in rapporto alle complesse dinamiche sociali del nostro tempo; si va dal tema dell’eutanasia a quello del terrorismo per esempio. Non sono film noiosi od opprimenti, ma lavori molto interessanti».

 

Durante l’intervento il tuo collega Balliana ha parlato anche della vostra partecipazione al festival del cinema di Venezia. Quello che mi viene da chiederti è se l’esperienza degli ultimi mesi ti stia convincendo sempre di più a lavorare in questo campo.

«Venezia rappresenta per me e per i miei colleghi un punto di svolta nell’apertura al mondo del cinema. Devo ammettere che inizialmente non ero molto aperta ai dettagli tecnici o espressivi dei film che vedevo. Durante il mio primo anno di università ho trovato interessante il corso di storia del cinema del professor Renato Butera, tuttavia avevo bisogno di mettere in pratica quello che avevo studiato. Venezia è stato il banco di prova, da lì in poi ho cominciato a mettere in pratica gli elementi tecnici, stilistici e ideologici che avevo studiato in precedenza. Ho cominciato a scrivere i miei primi articoli cinematografici, cosa che non avevo mai fatto e l’esperienza è stata molto positiva. Scrivere recensioni è un lavoro duro e stimolante, perché può diventare la guida per uno spettatore ancora incerto su un determinato film. Lavorare nel campo cinematografico? Non ho aspirazioni verso il lavoro nell'ambito tecnico o scenografico, tuttavia il giornalismo legato al mondo del cinema mi attira, la scrittura di recensioni ha conquistato il mio interesse».

 

Siamo ai saluti, un’ultimissima domanda proiettata al futuro. Pensi di partecipare anche a qualche altro festival cinematografico?

«Certamente. Ho molta voglia di ampliare i miei orizzonti cinematografici, spingermi in nuovi festival per guardare attentamente nuove pellicole sempre con più attenzione a dettagli tecnici e non solo. Non sarà il mio lavoro, ma è una grande passione che è appena sbocciata».

 

Seminario Religion Today Film Festival 2018

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