giovedì 20 febbraio 2020
Parole e opere di papa Francesco offuscate dalle fake news. Ma il bersaglio è il Concilio
di Mariaelena Iacovone
Roberto Beretta e Rocco D'Ambrosio intervengono alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università Salesiana e spiegano perché tanta falsità circondi le parole e le opere del Papa

Con l’avvento dei media digitali il fenomeno delle fake news, ossia delle notizie false, ha assunto dimensioni preoccupanti, tanto da diventare oggetto di dibattito. Perfino Papa Francesco ha dedicato il messaggio per la 52ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali al tema della verità, l’unico "antidoto" contro la viralità delle cosiddette bufale («La verità vi farà liberi. Fake news e giornalismo di pace»).

 

E se fosse proprio il pontefice uno dei soggetti più bersagliati dalle fake news?  Il “serpente astuto”, di cui parla il Libro della Genesi, non fa sconti proprio a nessuno e finisce per demonizzare anche la più alta autorità religiosa. Un tema, quindi, di profonda attualità a cui la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università Pontificia Salesiana ha dedicato la tradizionale "Giornata dei Curricoli", martedì 13 novembre 2018. La tavola rotonda ha visto la partecipazione di Roberto Beretta, giornalista di "Avvenire e coautore", insieme a Nello Scavo, del libro Fake Pope. Le false notizie su Papa Francesco e del professore Rocco D’Ambrosio, docente di Filosofia Politica della Pontificia Università Gregoriana, autore del saggio Ce la farà Francesco? La sfida della riforma ecclesiale.

 

Nel suo intervento Beretta, dopo aver descritto la natura delle fake news, ha indicato le principali ragioni che fanno di Bergoglio un obiettivo perfetto per bufale e notizie false: il fatto di essere un papa che vuole riformare la Chiesa, e che spesso non dà risposte certe, ma pone domandee spinge tutti a cercare risposte. Si è così creato un clima generale di disinformazione, che ha determinato nella Chiesa - secondo il giornalista - conseguenze non solo “tecniche” (come la rivendicazione della capacità critica di discernimento), ma anche “spirituali” (ad esempio, il riconoscimento del pluralismo, che aiuta a convivere nella diversità di opinioni e il superamento di una concezione di Chiesa “impeccabile”).

Tenere la fede e il Papa chiusi in schemi ben definiti e “tradizionali” è senz’altro più comodo, ma non è di certo funzionale alla ricerca della verità, la quale può mettere in crisi alcune dinamiche interne al sistema. E questo lo sa bene Papa Francesco, che nel suo pontificato ha posto interrogativi assai divisivi.

 

Così don Rocco D’Ambrosio, superando la questione delle fake news, ha tracciato un’analisi del pontificato di Bergoglio dal punto di vista istituzionale. Il suo magistero un po' fuori le righe ha, sin da subito, fatto discutere e ha creato “fazioni” opposte. Tuttavia, sottolinea D’Ambrosio, «il problema di questo pontificato non è il Papa (è un essere umano e in quanto tale può commettere errori), ma il Concilio Vaticano II». Infatti, le sue riforme da una parte si pongono come attuazione del Concilio, mentre dall’altra vanno a “scoprire” alcune piaghe della Chiesa. La domanda sorge, allora, spontanea: ce la farà Francesco?

La difficoltà principale che si incontra nel percorso di riforma, spiega D’Ambrosio, «è la resistenza che le istituzioni (compresa la Chiesa Cattolica) fanno all’innovazione. Questa, infatti, tocca i punti deboli, le cosiddette zone d’ombra delle istituzioni».

 

Ma quali sono gli atteggiamenti che testimoniano questa resistenza all’innovazione? Il docente ne distingue due: la personalizzazione del conflitto, cioè lo spostamento dell’attenzione dal problema alla persona e l’etichettamento del riformatore, che verrà in questo modo isolato. Da qui «la necessità di creare dei luoghi in cui si parli degli argomenti che il Papa pone».

Francesco è un pontefice che divide il popolo cristiano e con questo bisogna fare inevitabilmente i conti. Tuttavia, la sua riforma rivoluzionaria continua ad andare avanti, innescando processi ormai irreversibili.

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