lunedì 25 marzo 2019
Il grido della Chiesa Amazzonica va ascoltato
di Roberto Carrasco Rojas
Intervista al Cardinal Hummes, in occasione del seminario “Nuovi cammini per una Chiesa dal volto amazzonico", organizzato dalla Salesiana. Ecco il video.

La prossima Assemblea Speciale, il Sinodo per la Regione Panamazzonica, è stato programmato dal 6 fino al 27 di ottobre 2019 sul tema: “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”.  L’ultima settimana di febbraio, dal 25 al 27, si è svolto a Roma un seminario di sul tema: “Verso il Sinodo Speciale per l’Amazzonia: dimensione regionale e universale”, con la presenza dei vescovi, esperti e missionari, che hanno terminato la fase preliminare del Sinodo Panamazzonico. La presenza dei leader della Rete Ecclesiale Panamazzonica (Repam), è un'occasione per avere la loro participazione nel secondo seminario “Nuovi cammini per una Chiesa dal volo amazzonico", organizzato dalla facoltà di Teologia dell’Università Pontificia Salesiana di Roma (UPS) con la colaborazione del Dicasterio delle Missioni Salesiane.

 

Il primo giorno, giovedì 7 marzo, l’intervento del Card. Cláudio Hummes, francescano, presidente della Repam, ha sottolineato che l'obiettivo del Sinodo è l'ascolto del grido della Chiesa Amazzonica. Il cardinal Hummes ha messo in risalto che «noi dobbiamo andare lì ed ascoltare, lasciarli parlare. Sono loro (i popoli indígeni) chi devono dirci quali sono i loro sogni e desideri, come sono anche le loro grandi sofferenze, qual’è la loro storia che viene massacrata e qual’è la storia di questa regione grande chiamata Panamazzonia». 

Il presidente della Repam ha spiegato l’importanza che la Chiesa non lasci perdere l’Amazzonia: «la Chiesa deve avere il coraggio di trovare nuovi cammini, deve avere il coraggio di assumere un volto amazzonico, deve avere il coraggio di formare un clero autoctono, un clero indigeno, che possa afarsi carico di queste comunità”.

 

Alla fine, il Cardinal Hummes ha fatto appello a tutte le Università Salesiane: «Penso che sia necessario che i salesiani e le loro Università si aprano un poco di più verso l'esterno, che non siano solo un circolo chiuso ed astratto, che prende cura delle cose scentifiche ed si occupa d’un livello alto, mentre la realtà si trova lì sotto. I salesiani sono missionari per natura, devono avere un’apertura disinteressata, non solo per studiare su base scientifica, filosofica oppure teologica - che pure sono importanti - ma anche per partecipare e fare participare gli studenti ancora più vivamente. Non basta, come si fa a scuola, prendere note o scrivere alcune tesi: occorre veramente fare quel proceso di andare, ascoltare, convivere un po’.

Il video è a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=9GSgavaRQMM&t=24s

 

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