venerdì 5 giugno 2020
Meno narcisisti e più solidali verso gli altri. Ecco come abitare i social network
di Ermanno Giuca
«Non basta moltiplicare le connessioni per aumentare le relazioni. La rete è una risorsa non uno strumento per dividere» (Papa Francesco).

Il prossimo 2 giugno 2019 ricorre la 53esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, un’occasione in cui la Chiesa di tutto il mondo riflette su uno dei temi legati al mondo della comunicazione moderna e all’utilizzo dei suoi strumenti. A proporre il tema della Giornata è il messaggio che annualmente il Papa diffonde il 24 gennaio, memoria liturgica di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

«”Siamo membra gli uni degli altri (Ef 4, 25)”. Dalle social network communities alla comunità umana» è il titolo del messaggio che Papa Francesco ha dedicato alla Giornata di quest’anno. Un anno speciale, in cui il noto www (World Wide Web), l’acronimo che ha dato vita alla navigazione degli utenti di tutto il mondo su Internet, ha compiuto 30 anni.

Ed è proprio spiegando le diverse sfumature del concetto di “rete” che il Papa apre il suo messaggio: «La rete è una risorsa del nostro tempo. E una fonte di conoscenze e di relazioni un tempo impensabili. [...] Se Internet rappresenta una possibilità straordinaria di accesso al sapere, è vero anche che si è rivelato come uno dei luoghi più esposti alla disinformazione e alla distorsione consapevole e mirata dei fatti e delle relazioni interpersonali».

Rete è sinonimo di comunità, un gruppo di persone animata da sentimenti di fiducia, da obiettivi condivisi. Ma ogni comunità, per essere autentica rete solidale, ha bisogno dell’ascolto reciproco dei membri, del dialogo e dell’uso responsabile del linguaggio. Secondo Francesco, il rischio delle social network communities risiede proprio in questa mancanza di incontro con l’altro, preferendo, invece, lo scontro. «Nel social web, troppe volte l’identità si fonda sulla contrapposizione nei confronti dell’altro [...], ci si definisce  a partire da ciò che divide piuttosto che da ciò che unisce, dando spazio al sospetto e allo sfondo di ogni tipo di pregiudizio (etnico, sessuale, religioso e altri)».

Non basta quindi moltiplicare le connessioni perché aumentino le relazioni, ma occorre usare questi strumenti per unire invece che dividere. Il Papa, utilizzando una metafora, paragona il nostro abitare Internet a quell’«essere membra gli uni degli altri» che San Paolo scrive nella sua lettera agli Efesini. Comunicare quindi non può che significare “fare comunione”, riscoprire la nostra identità dialogando con l’altro diverso da me. «Dio non è solitudine, ma Comunione; è Amore e perciò comunicazione, perché l’amore sempre comunica, anzi comunica se stesso per incontrare l’altro».

 

Ecco allora che all’interno di uno spazio web - in particolar modo i social network -  in cui prevalgono odio, cattiveria e pregiudizio il compito di ciascuno (specialmente dei cristiani) è quello di investire sulle relazioni, sui punti che ci uniscono rispetto a quelli che ci dividono, fare di Internet un’occasione per promuovere l’incontro con gli altri.

Farsi, sì, prossimi degli altri online ma allo stesso tempo non trascurare i rapporti umani fatti di presenza, di carne e ossa, di sguardi che si incrociano. «Se una famiglia usa la rete per essere più collegata, per poi incontrarsi a tavola e guardarsi negli occhi, allora è una risorsa. Se una comunità ecclesiale coordina la propria attività attraverso la rete, per poi celebrare l'Eucaristia insieme, allora è una risorsa».

Il progresso tecnologico dei mezzi di comunicazione - a cui qualcuno guarda con sospetto - non è una novità per la comunità cristiana che da millenni rappresenta una grande “rete umana” tessuta dalla comunione eucaristica. Dove l’unione, però, non si fonda sui “like” ma sulla verità di ogni “amen” pronunciato con fede.

@egiuca

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