lunedì 10 agosto 2020
Attenti ai social: la comunicazione dovrebbe essere relazione
di Anatolii MAKARA
La testimonianza di Almerindo Patriarca, un padre di famiglia che racconta la sua esperienza nell'educazione dei propri figli in un mondo sempre più digitale.

Il discorso dell’educazione e dei mezzi di comunicazione in rapporto anche al loro uso, nel mondo di oggi è diventato un tema molto importante, ma anche doloroso, per tantissime famiglie. Molto spesso possiamo sentire lamentele da parte dei genitori riguardo l’uso  dei social media da parte dei loro figli e l’influenza che causano i social su di loro.

Per indagare come un adulto, che ricopre una figura genitoriale, veda il mondo della comunicazione social attraverso i propri figli e la loro partecipazione attiva, abbiamo intervistato un padre di famiglia, Almerindo Patriarca: ha 53 anni e ha due figli che appartengono alla cosiddetta generazione Z.

 

Che importanza ha la comunicazione nella vostra vita e nella vita dei vostri figli?

«Diciamo che oggi non è più possibile vivere senza il grande afflusso di informazioni che derivano da tutti quanti questi canali di comunicazione. Diciamo che non utilizzare i mezzi di comunicazione di massa significa a volte rimanere tagliati fuori dal flusso di informazioni, che riguardano ad esempio la vita politica, oppure da tutti gli argomenti che possono essere un elemento di confronto non solo nella vita di tutti i giorni, ad esempio sul lavoro, ma anche all'interno della famiglia, per quanto riguarda lo scambio delle idee e concetti che poi sono utili per la formazione dei ragazzi».

 

Lei usa i social?

«No, uso soltanto una piccola parte dei social, ho scelto però di non usare quelli più importanti, vedi Facebook o Instagram. Questa è una scelta precisa, perché ritengo la comunicazione un qualcosa di veramente molto, molto importante. Il tipo di comunicazione che veicolano i social media spesso e volentieri è deformata e non mi piace, è stata una scelta precisa quella di non utilizzare i social media».

 

Si sente allo stesso livello dei suoi figli o loro sono più bravi? 

«Per quanto riguarda la dimestichezza nell'uso degli strumenti informatici onestamente, forse con un po' di presunzione, penso di essere spesso e volentieri molto più bravo anche di tanti ragazzi. Diciamo che non mi sento meno bravo dei miei figli nell'utilizzo dei social. Chiaramente, avendo scelto di non utilizzare perlomeno quelli più importanti, non conosco la tecnicalità dell'utilizzo di certi strumenti».

 

Che tipo di cambiamenti nella comunicazione con i figli hanno portato i social?

 «I cambiamenti sono stati molteplici. Innanzitutto proprio il linguaggio che viene utilizzato, un linguaggio molto più veloce. Siccome secondo me si parla come si pensa, nel momento in cui il linguaggio diventa più veloce c'è anche un pensiero dietro che è meno profondo, meno articolato, ma anche meno sofisticato, se vogliamo. Quindi tutto questo impronta, oltre ad uno stile di comunicazione, anche un modo di scambiare le informazioni che è più veloce ma necessariamente più superficiale. Poi la scelta di non utilizzare i social chiaramente mi tiene fuori da tutta una serie di informazioni, di tutto un modo di comunicare che invece oggi viene perlopiù utilizzato. Da questo punto di vista c’è stata una grossa riflessione anche in famiglia con mia moglie. Ci siamo resi conto già da quando i ragazzi erano più piccoli, che saremmo rimasti tagliati fuori da alcune fette di informazioni, però era necessario secondo me affermare un principio».

  

I social sono un bene o un male nell’educazione dei figli? E quali sono i pericoli e i vantaggi?

«Ma i social non sono né un bene né un male, sono l'evoluzione del modo di comunicare e come tutti gli strumenti dipende molto dall'uso che se ne fa. Se se ne fa un uso sobrio, morigerato, possono essere un ottimo strumento di comunicazione, se nvece divengono una fonte di informazioni sbagliate, fuorvianti, se c'è un eccessivo bombardamento di informazioni su certi determinati temi, diventano un pericolo nel senso che riescono addirittura ad orientare i gusti e le opinioni in molti ambiti dei giovani».

 

Cos’è che non tollera nella vita sui social dei figli? Cosa vorrebbe cambiare?

«Io credo che dei social si stia facendo un po' un abuso Nel senso che io sono fortemente convinto che la comunicazione, prima ancora di essere un veicolo di notizie così come viene intesa oggi, in realtà sia relazione. La comunicazione dovrebbe essere relazione. Molto spesso questi social sono tutt'altro, hanno l'apparenza di mezzi di comunicazione multidirezionali mentre invece diventano un canale di comunicazione monodirezionale che influenza molto i gusti, opinioni e sentimenti delle persone. Quindi, se certi messaggi non vengono correttamente decodificati, possono essere rischiosi anche per l'educazione dei ragazzi».

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