mercoledì 6 luglio 2022
Alla politica di oggi farebbe bene rileggere Tolkien
di Angelo Mereghetti
Il 20 e 21 Maggio all’Università Salesiana di Roma un convegno sulla filosofia politica che emerge dai testi dell’autore del Signore degli Anelli. L’organizzatore Simone Budini: rifletteremo su quanto sia difficile abbandonare il potere per chi ce l’ha
19 maggio 2022

È dal 2018 che la Facoltà di Filosofia dell’Università Pontificia Salesiana ha avviato una riflessione su J.R.R. Tolkien, con una serie di convegni dedicati alla filosofia politica che emerge dalle opere dell’autore del Signore degli Anelli. La serie di eventi è cresciuta diventando un evento Nazionale che coinvolge appassionati, studiosi e imprenditori che in un modo e nell’altro hanno a che fare con Tolkien. Quest’anno l’appuntamento (gratuito grazie alla collaborazione dell’Associazione InPatto e al contributo di ANPIT) è per il 20 e 21 maggio. Simone Budini, che all’Università Salesiana insegna Filosofia Politica, è ideatore e organizzatore dell’evento.

Il titolo di quest’anno è “Lascia l’Anello. Una QUEST da rinnovatori”. Cosa significa?

«Il titolo è connesso alla difficoltà, quasi all’impossibilità, di abbandonare volentieri, cioè volendolo fare di propria sponte, un potere sovraumano. È quasi impossibile per l’uomo abbandonare un potere sovraumano, quando ce l’ha in mano. Lasciare l’anello è una ricerca un po’ utopica dell’abbandonare il potere, lasciarlo nelle mani di qualcun altro. Soltanto chi è un rinnovatore riesce a farlo».

Perché organizzare un evento così oggi? E perché in un’Università Pontificia?

«Credo che l’università debba smettere di parlarsi addosso e debba incontrare la cultura popolare. Oggi Tolkien rappresenta, anche grazie alla cinematografia, uno di quegli ottimi esempi di cultura popolare alta, alta nel senso che non è la cultura pop che va e viene in poco tempo, da moda estiva. L’università ha bisogno di cominciare a parlare con la cultura popolare per riscoprire il proprio senso di università, non è l’arcadia dove rinchiudersi a pensare cose impolitiche, è il luogo di incontro tra il popolo e il sapere. Tolkien, come altri, può rappresentare un anello di congiunzione».

Tra i relatori ci sono personalità molto diverse....

«Al convegno sono invitati accademici e non, perché è interessante mettere in dialogo gli studiosi con gli appassionati, per cogliere una ricchezza inaspettata da entrambe le parti per liberare l’accademia della sua autoreferenzialità e per mettere lo studio a servizio della società civile. Quindi questo è un convegno che è dedicato a studiosi di Tolkien e del fantasy in generale, appassionati di Tolkien e del fantasy ma non necessariamente studiosi. E poi persone dedicate ai temi che saranno tirati fuori: l’ambiente, il viaggio come categoria letteraria, la Dottrina Sociale della Chiesa, l’uomo nei suoi aspetti antropologici e psicologici e la politica».

Cosa intendete con la parola “rinnovamento”?

«Con "rinnovamento intendiamo" una categoria che si distingue in maniera radicale tanto da quella di innovazione quanto da quella di restaurazione. Se restaurare significa ricostituire una realtà ormai perduta, secondo quello che poteva essere l’estetica o la logica dell’epoca e con una concezione museale dell’opera, innovare significa fare una cosa completamente nuova, mai vista prima, inedita. Rinnovare significa recuperare un qualche cosa di preesistente per portarlo a una vita nuova, per farlo dialogare con il proprio tempo, e non lasciarlo freddo e distaccato.

Questa nuova “categoria politica” in cosa può aiutare la nostra società?

«Il nostro tempo vive bloccato all’interno di questa dialettica: da una parte c’è un mondo spaventato dal nuovo, che vorrebbe mettere tutta la nostra cultura in un congelatore, fermare ogni cambiamento e continuare a vivere in una sorta di tempo eterno senza moto; dall’altra c’è una tendenza devastatrice, fissata con il concetto della destruction della social innovation, cioè dello stravolgere l’esistente per rincorrere un ipotetico futuro migliore che ci aspetta. Ecco, noi siamo bloccati in questa dialettica. Il rinnovamento può essere la chiave culturale e anche politica di una proposta che dia senso tanto alla nostra identità quanto alle sfide che abbiamo davanti, che sono quelle di riconnetterci con la storia, con la cultura, con chi noi siamo e nello stesso tempo aprirci a un dover diventare nella continuità».

Perché proprio Tolkien? Che Cosa ha da dire il professore di Oxford alla politica di oggi?

«Tolkien è stato tirato per la camicia a destra e sinistra per tutta la sua storia, nelle maniere più posate e forse dimostrabili a quelle più pindariche ed eccentriche. Con il convegno fatto già l’anno scorso abbiamo risposto a questa domanda: Tolkien non è né di destra né di sinistra, non è un conservatore non è un riformista, Tolkien è un rinnovatore, potrebbe essere considerato uno dei padri del rinnovamento contemporaneo, lo è stato da un punto di vista letterario e questo è indiscutibilmente vero, e dialogheremo insieme ad altri per scoprire se può esserlo per altri aspetti. Questo convegno sarà solo l'inizio di una avventura ben più grande».

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