venerdì 30 luglio 2021
Calcio: un altro "ambasciatore di Coverciano " in giro per l'Europa
di Federico Ventagliò
L'ingaggio di Carlo Ancelotti da parte del Paris Saint-Germain rinnova il prestigio degli allenatori italiani, numerosi a insegnare schemi e tattica anche fuori dallo Stivale
13 gennaio 2012
Da una capitale Europea all'altra. Dalla riva del Tamigi all'ombra dell'Eliseo. L'approdo di Ancelotti al Psg certifica la validità della scuola allenatori di Coverciano, autentica bottega della panchina ,che non ha eguali al mondo quanto a esportazione e tradizione.
In questi anni, nei quali imperversa il fenomeno del Guardiolismo, cioè affidare club di blasone a tecnici debuttanti, il buon Carletto, in controtendenza, ribadisce l'imprescindibilità della gavetta: è partito umilmente dal basso, dai cadetti con la Reggiana, e fu immediatamente promozione, e in precedenza era stato già vice di Sacchi a Usa '94.

Due grandi maestri,
Liedholm e appunto Sacchi, hanno modellato l'attuale taglio del mister di Reggiolo, che ovviamente, oggi ci ha messo tanto del suo, con un bagaglio di esperienza divenuto a sua volta oggetto di studio e di emulazione.
Dal "Barone" ha acquisito l'ironia, e la capacità di gestire lo spogliatoio in maniera morbida, ma autorevole, dal "Profeta di Fusignano" una robusta disciplina tattica e la mentalità per insegnare un calcio sempre propositivo e spumeggiante.

E non è un caso che 20 anni dopo
, quel Milan pressochè in blocco sia oggi una diaspora di allenatori consacrati. Vi è stata un'evoluzione omogenea nel credo calcistico di Ancelotti: agli albori, cocciuto e ostinato col dogmatico 4-4-2, tanto da far emigrare Zola in Inghilterra ai tempi del Parma, e rifiutare Roberto Baggio, fino alla metanoia avvenuta col Milan dei "Meravigliosi" dove giunse a schierare in concomitanza Pirlo-Seedorf-Rivaldo-Rui Costa-Serginho, la fantasia al potere.

Certo non sono mancate le delusioni
, come i due secondi posti consecutivi in bianconero, i quali gli costarono l'etichetta di«perdente di successo», sradicata prepotentemente col rigore diShevcenko a Manchester, e il definitivo ingresso nella galleria degli Immortali.
Adesso la scommessa è di quelle toste, ma intriganti: se riuscisse nell'impresa di condurre i Parigini al livello delle big d'Europa, sarà un altro prodotto Mmde in Italy a dare lustro al Bel Paese in campo internazionale, in compagnia di Trapattoni, Capello, Mancini e Spalletti.
13 gennaio 2012
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